Luca Pancalli, attuale presidente del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), ha ufficializzato la sua candidatura alla presidenza del CONI. Una scelta che ha sorpreso molti, ma non chi conosce bene il dirigente romano, protagonista dello sport italiano negli ultimi vent’anni.
Due episodi, a nostro avviso, delineano il suo profilo e spiegano perché la sua candidatura rappresenti una solida opportunità per lo sport italiano.
Il primo risale al 2006-2007, quando, in seguito allo scandalo Calciopoli, Pancalli venne nominato commissario straordinario della FIGC dall’allora presidente del CONI, Gianni Petrucci. Un incarico delicato, ricoperto con equilibrio e competenza, che lo rese noto anche al grande pubblico.
Il secondo episodio si colloca nella transizione di leadership del CONI. Quando Petrucci lasciò il vertice, sostenendo la candidatura di Raffaele Pagnozzi come successore, Pancalli fu indicato come possibile Segretario generale. Tuttavia, il vento del cambiamento portò alla vittoria di Giovanni Malagò. Subito dopo l’elezione, Malagò offrì a Pancalli lo stesso incarico, ma lui rifiutò con una frase emblematica: “Non sono un uomo per tutte le stagioni”.
Qualche mese prima, in un’intervista al Sole 24 Ore Sport, gli avevamo chiesto se avesse intenzione di candidarsi alla presidenza del CONI. La sua risposta fu prudente: “I tempi non sono ancora maturi”. Non è chiaro se si riferisse alla strategia politica dell’epoca o alla difficoltà di vedere una persona disabile in un ruolo di vertice nello sport italiano.
Dopo la vittoria di Malagò, Pancalli tornò alla guida del CIP e lo trasformò radicalmente, rendendolo l’equivalente del CONI per lo sport paralimpico e facendolo riconoscere, dal Governo, come ente pubblico autonomo. Tra i suoi successi, quello di cui va più fiero è l’inserimento degli atleti paralimpici nei Corpi dello Stato: “Una svolta culturale straordinaria, perché ribalta l’idea tradizionale del militare come figura esclusivamente prestante dal punto di vista fisico”, dichiarò. Aveva percepito che il Paese era al cospetto di una profonda rivoluzione culturale, forse anche stimolata dalla sua storia personale, che aveva trovato nei Corpi dello Stato una sponda favorevole
Pancalli ha avuto anche una breve esperienza politica come assessore allo Sport nella giunta di Ignazio Marino a Roma. Rassegnò le dimissioni nel novembre 2014, spiegando che il doppio incarico con il CIP era troppo gravoso. Ma dietro quella scelta si intravedeva anche la consapevolezza delle difficoltà della giunta Marino, vittima più di fratture interne che dell’opposizione. Una crisi culminata nel gesto clamoroso di 25 consiglieri del PD, che si dimisero in blocco davanti a un notaio, facendo cadere il sindaco e spianando la strada al Movimento 5 Stelle, che successivamente affossò il sogno di Roma 2024.
Pancalli ci è sempre apparso come un uomo con una precisa collocazione politica capace, però, di dialogare con tutti: aperto al confronto e pronto a costruire alleanze per raggiungere obiettivi per lui considerati prioritari. In questo diverso dagli ultimi presidenti del CONI, Petrucci e Malagò, che hanno fatto dell’indeterminatezza della propria collocazione politica la loro cifra distintiva.
Per questo motivo, senza nulla togliere agli altri candidati, crediamo che possa essere un ottimo presidente del CONI e gli auguriamo di riuscire nella sua corsa.
