
Riceviamo e pubblichiamo da Luca Rolandi (collega olimpico).
Quando, addi 6 febbraio 2026, Alberto Tomba in compagnia di Debora Compagnoni a Milano, sotto l’arco della pace, ha accesso il braciere di Milano Cortina 2026, per me è stata come la chiusura di un cerchio, olimpico se volete, e la fine di un peso per una decisione che presi vent’anni fa. Era la notte del 10 febbraio 2006. Torino. Eravamo nella sede del MOC Main Operation Center di via Bologna- Corso Novara, il quartiere generale del settore operativo, la controll room delle tecnologie, la regia remota di tutte le operazioni del sistema olimpico.
Noi eravamo una piccola squadra di cronisti ed editor, traduttori e tecnici supervisori, impegnata nell’aggiornamento minuto per minuto del sito ufficiale www.torino2006.org.
Non era tempo di social e interazioni, video di una infosfera totalizzante, neppure l’intelligenza artificiale era vicina. Eravamo all’epoca dell’Internet 1.0. Una squadra giovane affiatata che aveva trovato spazio in un gigantesco “open space” dalle sembianze di una piccola Nasa, in cui su tre turni si alternavano squadre internazionali di tecnici di Atos Origin e Lenovo, specializzati nei results e nei controlli informatici, delle reti di trasmissione e di ogni altro tipo di diavoleria olimpica.
La nostra piccola squadra, piccola rispetto ai grandi numeri, si occupava dell’aggiornamento in tempo reale del sito in tre lingue, con un sistema tecnologico innovativo Akamai, in grado di replicare le pagine su server sparsi in tutto il mondo, poi vi era il rapporto con l’agenzia Reuters, Matrix, i colleghi volontari inviati sui campi gara e nei palazzetti. Quella sera una era la notizia che tutto il mondo volevano sapere e i media rilanciare in prima serta. Chi sarebbe stato l’ultimo tedoforo/a ad accendere il braciere olimpico? Attesa spasmodica, incertezza assoluta.
In fondo era dal 1960 che l’Italia non ospitava una Olimpiade, prima Cortina 1956, un’era geologica.
Tensione generale e grandi speranze. Insomma, la questione dell’ultimo tedoforo, nelle stanze che contano fu oggetto di uno scontro tra i vertici mondiali dello sport olimpico. Alberto Tomba o Stefania Belmondo, il dilemma dell’ultimo tedoforo/a.
Da una parte sponsor soprattutto dall’altro il Comitato organizzatore TOROC e CONI, in una posizione di mediazione il CIO. Per tutta la giornata non trapelò nulla, ma si percepì una certa preoccupazione su questa non decisione. Ad un certo punto intorno alle 20, poco prima del via alla Cerimonia allo Stadio Comunale, da quel giorno Olimpico e oggi Grande Torino, le agenzie lanciano la notizia…. con un nome: Stefania Belmondo, il rilancio è immediato e universale.
Il tg1 apre con la notizia. Noi restammo fermi, eravamo il sito ufficiale non dovevano e potevamo dire nulla. Minuti di ansia, tensione, preoccupazione, timore di prendere la decisione sbagliata. Restare fermi o annunciare sul sito olimpico l’ultimo tedoforo. Alla fine ci consultammo e come responsabile editoriale del sito presi la decisione. Si pubblica…. Da quel momento la mia serata si complicò enormemente. Misi nei guai i miei superiori, imbarazzi e tentativi di rimediare ad una scelta….. che era ormai di dominio pubblico.
Intanto la Cermonia era partita. Fu bellissima uno spettacolo grandioso, il primo tra quelli che Balich e i suoi avrebbe realizzato nel ventennio successivo fino a ieri. Ma quella decisione creò all’interno del settore comunicazione un cortocircuito mandando in fibrillazione il Comitato, il povero Beppe Gattino responsabile media relations ha tamponare le richieste dei colleghi, il direttore tecnologie Enrico Frascari che sovraintendeva il settore tecnologico del Comitato, a recuperare il recuperabile. Furono tre ore che difficilmente dimenticherò, stemperate dalla bellezza dalla sfilata degli atleti, dalle coreografie immaginifiche e infine dall’accessione del braciere.

Alberto Tomba passò la fiaccola a Stefania Belmondo che fece partire il tutto. Nel frattempo le gallerie fotografiche si moltiplicarono, le notizie e le impressioni pure. Io catatonico restai in difficoltà per l’intera serata. Alla fine tutti eravano stanzi e felici sorridenti come gli atleti, il Coni e il TOROC, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il presidente del Comitato il prof. Valentino Castellani, i torinesi e gli italiani, tutto il mondo. In fondo andò bene così.
Frascari mi chiamò verso le 3.30 e mi rassicurò (l’ho ringraziato molte volte perchè senza la sua difesa la mia olimpiade dopo cinque anni di lavoro avrebbe potuto concludersi quella sera stessa), Beppe Gattino tirò un sospiro di sollievo. Altri probabilmente non se ne sono accorsero, allora il web era importante ma non pervasivo ed intrusivo come accade oggi.
Certo quella notte non presi sonno, mentre tutti festeggiavano. Mi ci vollero un paio di giorni di gare per riprendermi. Per questo ieri sera, vent’anni dopo, quando ho visto Tomba, contrito e statuario, non certo guascone e irriverente come nella sua indole, mano nella mano con la Compagnoni ha acceso il braciere, finalmente mi sono riconciliato con quel ricordo molto personale.
Accade vent’anni fa a Torino 2006 e ieri Milano Cortina 2026. Fortunati e privilegiati noi che abbiamo visto e costruito due olimpiadi. Il destino, il fato, la provvidenza ognuno dica ciò che crede, ci hanno fatto vivere momenti indimenticabili. Al netto di luci e ombre i Giochi olimpici restano qualcosa di speciale, nonostante notti difficili, notti di Cerimonie, per raccontare ancora di quell’ultimo tedoforo.
