Matteo Arnaldi supera lo scoglio Nole Djokovic con il punteggio 6-3, 6-4 e sale ai sedicesimo del Madrid Mutua Open. Per il tennista ligure la prima volta con il suo idolo coincide anche con lo scalpo più importante della sua carriera da tennista. Nole gli fa un bel regalo, permettendogli di incontrarlo solo nella fase calante della sua carriera. Ai posteri Matteo potrà sempre dire di essere stato uno dei pochi giocatori con un bilancio positivo nei confronti di un GOT, forse il più forte di tutti i tempi.
“All’inizio ero talmente emozionato che cercavo solo di non sbagliare. Ho dovuto giocare il mio tennis migliore per poter superare un giocatore che è stato sempre il mio punto di riferimento.”
Il serbo, però, appare ormai una brutta copia del micidiale giocatore di solo un anno fa. Il posto che occupa nel ranking è attualmente sopravvalutato, grazie solo all’abbrivio del successo dello scorso anno a Parigi che resta anche l’obiettivo principale della sua carriera e l’unico notevole raggiunto nel 2024. Djokovic appare inesorabilmente avviato sul viale del tramonto ed anche il new look con la barba non aiuta. In campo oggi ha dato l’impressione di essere ormai sul punto di odiare, piuttosto che amare, questo gioco. Un po’ quello che è accaduto a Nadal, frutto di tanti anni di lotte sui campi. La voglia di combattere e resistere non si è vista, forse anche complice lo stato fisico non ottimale. Per Nole siamo alla quinta sconfitta di finale, la quarta nel primo turno di un torneo.
Da parte sua, però, Arnaldi non si può rimproverare nulla. Ha giocato bene, correndo dietro ad ogni palla, com’è nell suo stile iperdifensivistico riuscendo anche a vincere alcuni scambi ad alto tasso di spettacolarità, strappando applausi a scena aperta.
Adesso ai sedicesimi gli tocca il bosniaco Džumhur, quello della brutta gazzarra con Bellucci con il quale divide le colpe per un match più da ring che da campo da tennis. Arnaldi, in questo caso, parte con i favori del pronostico.
Analisi statistica
Arnaldi ha messo a segno 5 ace contro i 4 di Djokovic, mostrando una leggera superiorità al servizio in termini di colpi vincenti diretti.
La percentuale di prime palle in campo vede Djokovic leggermente avanti (62%) rispetto ad Arnaldi (55%). Pari l’efficacia della prima di servizio: Arnaldi ha vinto il 71% dei punti giocati, un dato molto simile al 73% di Djokovic.
La vera discrepanza si nota sui punti vinti con la seconda di servizio. L’italiano è stato significativamente più efficace, conquistando il 52% dei punti, mentre Djokovic si è fermato al 47%. Un dato cruciale che spiega l’esito della partita riguarda i break point. Arnaldi è stato letale, convertendo tutte e 3 le palle break avute a disposizione (3/3). Djokovic, pur avendo avuto più opportunità (5 palle break), ne ha sfruttata solo una (1/5). Un elemento questo che crediamo ci dia il metro di cosa sia Djokovic oggi, un tennista normale che manca soprattutto di quel sacro furore che l’ha portato ad essere uno maggiori killers (metaforicamente parlando) del circuito.
Nei punti in risposta, Djokovic ha ottenuto un numero maggiore (28) rispetto ad Arnaldi (21). Quasi il doppio gli errori non forzati da parte del serbo.

