Mer, 18 Febbraio 2026
EditorialiMagnus Carlsen: quando il dress code crea imbarazzo allo sport

Magnus Carlsen: quando il dress code crea imbarazzo allo sport

Alcune considerazioni legate all'estromissione del norvegese dal Mondiale di Scacchi Rapid in corso a New York

Magnus Carlsen, il giocatore di scacchi più forte al mondo, ha abbandonato il Campionato del Mondo Rapid in svolgimento a New York, lasciando anzitempo il titolo vacante. Tra due giorni sapremo chi ne raccoglierà l’eredità. Siamo certi, però, che il vincitore non potrà gioire come avrebbe fatto se il norvegese fosse rimasto ancora in corsa. E’ lui, infatti, indiscutibilmente il punto di riferimento del gioco mondiale e vincere senza la sua presenza lascia sempre un dubbio. Lo stesso dubbio che accompagna il successo di Gukesh D nel recente mondiale a cadenza classica: “Se Carlsen avesse giocato come sarebbe andata?”.

Tra Carlsen e la FIDE da tempo c’è una lotta legata soprattutto ad una questione economica. Il norvegese, e diversi altri big, rimproverano alla Federazione internazionale di non organizzare tornei in grado di assicurare importanti introiti economici ai giocatori. Inoltre le regole del gioco (sempre secondo i ‘contestatori’) sono poco spettacolari e noiose. Se non, aggiungiamo noi, stupide, come nel caso del dress code imposto ai partecipanti al Campionato del mondo Rapid e che hanno portato all’uscita di scena di Carlsen. Il quale ha avuto l’unica colpa di presentarsi, il secondo giorno di gare, in jeans, indumento ritenuto ‘non consono’.

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Se ci pensate bene, una vera stupidaggine. Giocare a scacchi in jeans o con il frac non cambia molto, neanche dal punto di vista del rispetto dovuto all’avversario. Siamo sempre stati contro i codici di vestiario: ai matrimoni, alle cresime ed anche a quello ridicolo di Wimbledon, che impone il bianco a giocatori e giocatrici.

Il problema, nello sport, è sempre legato al peso di colui che preferisce vestirsi come gli pare, magari rinunciando a quel torneo. Per capirci: se Federer avesse (ma non è mai stato il tipo) preferito non giocare Wimbledon per non vestire di bianco, il torneo avrebbe tollerato l’assenza per tanti anni del giocatore più forte? Lo stesso discorso vale per gli scacchi: chi perde con l’allontanamento di Carlsen dal torno Rapid, dopo che lo stesso si è automaticamente estromesso anche dal Mondiale tradizionale?

La risposta è semplice, ed è nascosta nelle pieghe del passato. Perde la FIDE, come accadde quando Kasparov si creò una federazione alternativa per non accettare le regole di quella internazionale. Quando i valori sono chiari (come nel caso degli scacchi), ogni federazione deve cercare di capire quanto gli convenga impuntarsi a far rispettare regole che, per il solo fatto di esistere senza alcuna logica legata al gioco, appaiono grottesche. Soprattutto se a contestarle è il giocatore più forte in circolazione e forse anche di sempre.

Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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