
Roberto Mancini è il nuovo (?) CT della Nazionale di calcio; Claudio Ranieri il direttore tecnico e presidente del Club Italia. Dopo i 20 giorni più strampalati del calcio italiano, alla fine torna sulla panchina più bollente dello sport l’uomo designato da Malagò fin dalla sua vittoria alla presidenza della FIGC.
La nomina dell’allenatore marchigiano, se sul piano tecnico lascia qualche dubbio, solleva sicuramente critiche sotto il profilo dell’opportunità. Uso questo termine perché lo ha utilizzato proprio Malagò per giustificare l’uscita di scena di Andrea Pirlo.
Se questo principio valeva per Pirlo, credo sarebbe giusto applicarlo anche a Roberto Mancini. Ci sono due elementi che avrebbero sconsigliato la decisione. Il primo riguarda l’amicizia tra il commissario tecnico e l’ex presidente del CONI, rafforzata dalla circostanza che sono “compagni di calcetto” e soci dello stesso circolo. Solo nel nostro Paese questi legami extralavorativi sono guardati con indulgenza. In un Paese ideale si dovrebbe scegliere in base ad altre priorità e la prospettiva di nominare un proprio amico dovrebbe indurre a riflettere non una, ma due volte. Qualche anno fa un ministro per le Politiche giovanili disse addirittura che valeva più una partita di calcetto che un buon curriculum. Oggi abbiamo la prova plastica di cosa intendesse. La decisione di Malagò, inoltre, ha fatto storcere la bocca a molti presidenti della Lega Serie A, proprio coloro che lo avevano fortemente voluto alla guida della Federcalcio.
Il secondo motivo riguarda il burrascoso addio di Mancini alla Nazionale per i soldi arabi. La storia è nota e credo che non bastino le “scuse” per quel gesto. Anche perché i lauti compensi arabi il Mancio se li è presi. Siamo tutti capaci di scusarci a posteriori e con le tasche piene. Aver lasciato la Nazionale mentre era impegnata nelle qualificazioni agli Europei avrebbe dovuto consigliare maggiore cautela prima di rimetterlo al suo posto come se nulla fosse accaduto.
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Un dirigente accorto come Malagò avrebbe dovuto desistere, anche per non mettere sulla graticola lo stesso allenatore appena nominato. Credo infatti che, alla prima sconfitta o al primo inciampo, le voci contrarie si rafforzeranno e, previsione del tutto personale, non ce lo vedo proprio Mancini affondare con tutta la barca.
C’è anche una questione strettamente sportiva, ma in questo caso entriamo nel campo delle considerazioni soggettive. Non credo che Mancini sia l’uomo giusto per rilanciare il calcio italiano. È stato il CT della seconda mancata qualificazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali, resa ancora più dolorosa perché arrivata dopo la sconfitta contro la Macedonia del Nord (!) e neanche ai rigori, come è accaduto nell’ultima occasione.
Ben più valida sarebbe stata la soluzione Claudio Ranieri, che in diverse occasioni ha dimostrato di saper condurre la barca quando le acque sono agitate. Il destino dell’allenatore e dirigente romano, però, appare ormai avviato verso un fine carriera di rappresentanza, in ruoli difficili da decifrare. Lo era quello di advisor della AS Roma e lo è quello di direttore tecnico e presidente del Club Italia, anche e soprattutto alla luce di quanto accaduto con la questione Pirlo. Si può criticare la testardaggine di Maldini nel voler portare avanti la candidatura dell’ex centrocampista senza sentire ragioni, ma le sue dimissioni dimostrano che le carte, in questo grande gioco, le distribuisce sempre il vertice federale. Il ruolo di DT, a prescindere da chi lo ricopre, esce fortemente ridimensionato.
L’ultima considerazione riguarda Giovanni Malagò. Nella conferenza stampa di ieri, ampiamente ripresa dai media, durante la quale ha ricostruito i passaggi della vicenda Pirlo-Maldini, è apparso, forse per la prima volta da quando lo conosciamo, veramente in difficoltà. Questa storia, per come si è svolta e per la sua conclusione, ha intaccato l’immagine del dirigente dotato del tocco magico. Non poteva esserci modo più incerto di cominciare il mandato. Non è detto che questo sia un male, se saprà fare tesoro degli errori commessi. Me lo auguro per il bene del calcio italiano.
