Mar, 10 Febbraio 2026
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Ecco perchè la Maratona di Harry Styles smonta molti luoghi comuni sulle pop star

Basta poco a smontare i luoghi comuni, magari correre una maratona. Scrive Haruki Murakami nella sua “Arte di correre” che la maratona è un sfida intima che ognuno fa con se stesso, senza raffronti: “Come vengono giudicati il tempo che ottengo in gara e il mio posto in graduatoria, come venga considerato il mio stile, è di secondaria importanza. Ciò che conta per me, per il corridore che sono è tagliare un traguardo dopo l’altro con le mie gambe…”. Ciò detto correre una maratona sotto le tre ore e mezzo resta anche una bella impresa sportiva, che non si improvvisa, che presuppone applicazione e allenamenti, vita sana, niente eccessi, costanza e qualche sacrificio. Che, restando ai luoghi comuni, fa a pugni con l’immagine di una pop star che nell’immaginario collettivo viene spesso legata agli eccessi e a una vita sregolata. Così pare non sia per Harry Styles, icona dello spettacolo, simbolo pop, attore, testimonial di moda, riferimento per milioni di follower. Domenica scorsa, il 31enne di Holmes Chapel, un paesino a sud di Manchester, è arrivato al traguardo della Tokyo marathon a fianco del suo amico designer Haas Johannes Nikolai in 3 ore e 24 minuti che sono un tempo da atleta vero. Non si improvvisa una gara così, non la improvvisa soprattutto una stella dello spettacolo che quotidianamente si immagina debba fare i conti con impegni, contratti, viaggi. Dagli inizi nella boy band  degli One Direction, Styles ha saputo trasformarsi in solista di successo  con 25 dischi di platino e oltre 50 milioni di copie vendute e, in questi anni, ha tenuto concerti (tutti sold out) in ogni dove da quelli storici in Italia a CampoVolo all’ Europa,  al Nord e  al Sud America e all’Oceania . Raffinato ed eccentrico è sempre il più fotografato su red carpet, palchi, serate da Awards, un’icona di stile a cui si è ispirata e si ispira una buona parte della Generazione Z con tanto di mamme al seguito. E così dai Grammy alla carriera cinematografica è diventato il volto ( e il corpo ) di marchi di moda,  campagne pubblicitarie, copertine di rotocalchi, siti e social.  Insomma una star a tutto tondo con tutte le stravaganze che da una star ci si possono aspettare. Per questo sorprende che abbia corso una maratona. O meglio che l’abbia corsa a 4.50 al chilometro senza flessioni se si considera che lo split tra le due mezze maratone è stato di 1h42, cioè praticamente identico.  In realtà la passione per la corsa di Harry Styles non è nuova visto che quasi quotidianamente si ritaglia lo spazio per una corsa nelle strade e nei parchi di Roma, Londra, Los Angeles e New York che sono le città che più frequenta. Sebbene camuffato e quasi irriconoscibile, la maratona di Tokyo è stata, tra l’altro, una delle poche sue apparizioni “pubbliche” dopo una pausa lavorativa e mediatica di quasi due anni, cioè da quando aveva pubblicato il suo ultimo album Harry’s House. Ultimamente era stato avvistato a Roma nel giorno del suo compleanno e uno dei suoi ultimi post su Instagram era stato quello pubblicato in occasione del funerale di Liam Payne, una delle voci dei One Direction, morto a ottobre a Buenos Aires dopo la caduta dal balcone della sua camera al terzo piano dell’hotel Casa Sur: “Sono devastato dalla morte di Liam aveva scritto- Gli anni che abbiamo passato insieme rimarranno tra i più preziosi della mia vita. Mi mancherà per sempre, mio splendido amico”. E correre una maratona forse è servito anche a portar via un po’ di malinconia.

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Antonio Ruzzo
Antonio Ruzzo
Sposato, con tre figli, giornalista professionista dal 1995. Il mestiere mi ha portato per anni a raccontare storie di nera e di morti ammazzati, la vita a inseguire sogni e passioni in bicicletta. Triatleta (scarso) da anni racconto quotidianamente lo sport nel blog “Vado di corsa” sul sito di un quotidiano nazionale. Ho un debole per chi non vince mai, per chi sa che il traguardo è lontanissimo ma non molla e per chi impazzisce per il profumo dell'olio canforato.

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