BasketMarco Belinelli dice addio: “Ai giovani lascio un sogno”

Marco Belinelli dice addio: “Ai giovani lascio un sogno”

Marco Belinelli
Belinelli in occasione del NBA 3X Tour

“Ci ho messo il cuore. Ogni briciolo di me stesso. Ogni singolo giorno. La pallacanestro mi ha dato tutto… e io ho dato tutto a lei. Non è facile dire addio. Ma è il momento. Porto con me ogni emozione, ogni sacrificio, ogni applauso. Grazie a chi c’è sempre stato. Ai più giovani, lascio un sogno. Fate in modo che valga la pena.”

Con queste parole Marco Belinelli saluta il basket professionistico. Lo ha fatto oggi tramite social (Instagram e FB). Non si tratta di un addio banale, come banali non sono le parole che ha usato. Banale, infine, non è la sua storia, fatta di coraggio, voglia di emergere, determinazione e talento. Il talento, per fare un paragone, simile a quello di Jannik Sinner, ovvero di uno sportivo in grado di lavorare e migliorare giorno dopo giorno. Dei Fab Four del basket italiano che a metà degli anni 2000 sono volati negli USA (Gallinari, Bargnani, Datome e Belinelli) Marco è stato forse quello con minor talento cestistico. Eppure con lui si chiude una pagina unica della pallacanestro italiana. Belinelli resta infatti l’unico connazionale ad aver vinto il titolo NBA, conquistato nel 2014 con i San Antonio Spurs di Gregg Popovich, in una squadra leggendaria che annoverava Tim Duncan, Manu Ginóbili, Tony Parker e Kawhi Leonard. In quella stagione l’azzurro seppe ritagliarsi un ruolo importante dalla panchina, diventando il primo italiano a sollevare il Larry O’Brien Trophy.

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Il suo nome è inciso anche nell’albo d’oro dell’All Star Weekend: nel 2014, a New Orleans, vinse la gara da tre punti, specialità che ha sempre rappresentato la sua arma più letale. In NBA ha vestito le maglie di Golden State, Toronto, New Orleans, Chicago, San Antonio, Sacramento, Charlotte, Atlanta e Philadelphia, disputando in totale 13 stagioni oltreoceano e oltre 800 partite.

Con la Nazionale italiana ha collezionato più di 100 presenze, partecipando a Europei, Mondiali e Olimpiadi. Tornato in patria nel 2020, ha chiuso la carriera con la maglia della Virtus, guidando la squadra bianconera a scudetti e trofei europei, e diventandone capitano e leader carismatico.

Le sue parole di commiato: “Ai più giovani, lascio un sogno. Fate in modo che valga la pena.” in questo senso assumono un valore particolare che confermano una massima sempre valida nello sport: l’applicazione e il lavoro duro sono l’unico modo per emergere. Il talento, se c’è, è un plus che completa il tutto, ma da solo non basta. L’etica del lavoro, la stessa come detto all’inizio di Sinner, è forse il regalo più bello che questo ragazzo di 38 anni compiuti a marzo, capitano della Virtus, affida alle nuove generazioni. Per quanto ci riguarda, innamorati persi del gioco più bello del mondo, non possiamo che dire solo ‘Grazie!’.
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Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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