Roubaix (Fra) – Per raccontare la prima medaglia di questi Mondiali pista cominciamo dalla fine. Dall’inno nazionale, in onore di Martina Fidanza, la nuova campionessa del mondo scratch donne.

Cambiare nei piccoli dettagli il cerimoniale della federazione internazionale relativo alle premiazioni non è difficile. Non vi è rigidità e spesso gli organizzatori si arrabattano tra tempi da rispettare ed esigenze varie. Una cosa, però, è sempre rimasta immutabile in tutti questi anni durante i quali ci è capitato di assistere alle premiazioni di un mondiale: è l’inno nazionale e le bandiere.

Qui a Roubaix, nello Stab Velodrome, a pochi passi dal ben più famoso Petrieux, sono riusciti a sconvolgere anche questo sacro (per ogni sportivo) momento. Mentre ancora il vicepresidente UCI Enrico Della Casa era impegnato a consegnare i fiori alla 22enne bergamasca, splendida regina di questa prima giornata dei mondiali, è partito in sordina l’Inno di Mameli che, con altrettanta sollecitudine, è stato sfumato dopo poche note. Qualcosa di unico, se non nella conferma, ancora una volta, che quando si parla di ciclismo, se un italiano vince in casa loro, i francesi “s’incazzano”, come ha raccontato perfettamente Paolo Conte.

Anche questa volta, a distanza di pochi giorni dall’impresa di Sonny Colbrelli, i francesi si sono incazzati, dimostrando che se anche il ciclismo da queste parti è fuso con le pietre del pavé, il fair play (concetto peraltro anglosassone) non è di casa.

Ci possiamo immaginare cosa potrà accadere domani che in finale dell’inseguimento a squadre si confrontano i campioni olimpici (noi) e i padroni di casa (loro), in un duello sulla carta impari, ma che sarebbe veramente un errore considerare tale.

Ma torniamo alla nostra splendida neo campionessa del mondo. A 22 anni regina Martina ha già collezionato vittorie da far vivere di rendita per un’intera carriera. La sua gara potrebbe essere paragonata ad un gatto, che si muove con fare sornione e felpato, ancorché elegante, fino al momento di colpire. Così ha fatto l’azzurra, che ha atteso l’ultimo chilometro dei 10 in programma per lanciare il suo attacco: duro, feroce, irresistibile. Il gruppo ha provato ad abbozzare una risposta, ma alla fine, nello spazio di 400 metri, si è arreso.

“Non era certo un’azione pensata all’inizio – dice trattenendo a stento le lacrime appena scesa dalla bicicletta -. Mi sono trovata avanti a quattro giri dal termine. Dino mi ha detto di forzare e ho spinto al massimo. Mi è andata bene. Non riesco a crederci.”

“Un successo incredibile, che non ha paragoni con altri. Lo dedico soprattutto ai miei nonni Aldo e Rosi, che mi hanno cresciuta, grazie a loro e alla mia famiglia oggi sono qui a festeggiare questa incredibile vittoria. Però non è ancora il momento di festeggiare – conclude la neo campionessa del mondo – perché domani abbiamo il primo turno dell’inseguimento e vogliamo far bene anche lì”.

Una giornata, quella di oggi a Roubaix, che potrebbe essere raccontata anche in una chiave diversa. Quella di Liam Bertazzo, che torna dopo due anni di purgatorio nel quartetto delle meraviglie (al posto di Lamon) e partecipa alla conquista, certa, di una medaglia. Se sarà del metallo più pregiato lo scopriremo domani.

“E’ stata una gioia enorme. Ho passato due anni difficili ed essere tornato a dare il mio contributo mi ripaga di tante sofferenze. Ringrazio tutto il gruppo, che mi è sempre stato vicino e che mi ha permesso di migliorare.” Contro i francesi sarà una finale difficile: “Sicuramente: corrono in casa e avranno tutto il pubblico a favore. Io ho perso un mondiale per un punto proprio contro di loro… adesso è venuto il momento di cambiare la storia.”

foto FCI/Bettini

Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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