Meneghin riconsegna a Petrucci una FIP diversa

Meneghin riconsegna a Petrucci una FIP diversa
Gianni Petrucci in occasione dell'Assemblea elettiva di Roma

Gianni Petrucci in occasione dell’Assemblea elettiva di Roma

Il destino ha voluto che i due amici si trovassero alle elezioni più importanti per la loro carriera sportiva nello stesso giorno. Gianni Petrucci la mattina a Roma, Renato Di Rocco il pomeriggio a Levico Terme. Come è accaduto nel recente passato, anche in questo caso il destino di entrambi si è compiuto sempre perfetta sintonia, sportiva ed umana. E così sabato 12 gennaio due delle più importanti federazioni hanno rinnovato le cariche. Senza alcuna sorpresa e nel segno della continuità.
Gianni Petrucci a Roma è stato eletto con oltre il 90% dei voti. Era il candidato unico e sarebbe stato difficile non essere eletto. Nel palazzo, però, dove i voti si pesano e non si contano soltanto, spesso si è vociferato che per un candidato unico la soglia dell’80% è un buon risultato. Sotto vuol dire che c’è qualche problema interno, oltre i 90% è segno che il movimento è tutto per te. Doveva essere plebiscito per l’ex presidente del CONI (domani le dimissioni ufficiali, non potendo occupare le due cariche contemporaneamente, reggenza del CONI ad Agabio), e plebiscito è stato. Le dichiarazioni di circostanza sono sicuramente meno interessanti dell’ovazione che ha accompagnato l’uscita di scena di Dino Meneghin. Il più grande centro del basket italiano lascia dopo solo quattro anni. Ufficialmente perché troppo impegnato con il suo lavoro. Probabilmente per fare posto ad un Petrucci che è apparso, a molti, particolarmente affezionato ad una poltrona. In molti si sono chiesti perché Petrucci non si è ritirato alla pensione dorata che il ruolo occupato al CONI per 14 anni gli ha permesso di conquistare. Personalmente ero convinto che si sarebbe buttato in politica, dopo le prove generali fatte con il comune di San Felice al Circeo, di cui è sindaco (anche se in “contumacia”, ovvero poco presente). Probabilmente un pensierino al Senato lo deve aver anche fatto (altrimenti non si spiega una sua comparsata a convention dell’UDC qualche mese fa), ma la discesa in campo di Monti deve aver scompaginato le carte. In qualsiasi caso aveva messo un piede nella Federbasket da tempo, tornando al suo vecchio amore. La FIP dopo l’esperienza Meneghin ha scelto per l’usato sicuro, l’unica soluzione possibile, in questi tempi di crisi, per molti; perché non dovrebbe essere lo stesso per una Federazione?
Trovo sicuramente più stimolante l’analisi dei quattro anni a guida SuperDino. La Federazione che trovò allora era dilaniata da numerosi problemi, il più grande dei quali aveva costretto alle dimissioni il presidente Maifredi. Il quale, per inciso, ha messo il suo nome in un periodo d’oro del basket italiano (e neanche tanto lontano), dal 1999 al 2008, durante il quale l’Italia ha colto gli Europei del 1999, i Giochi del Mediterraneo del 2005 e, soprattutto l’argento olimpico del 2004. Ma l’esclusione di Napoli causò il crollo del sistema, rivelando un movimento fragile nelle fondamenta e fondato sul debito, che aveva già visto la clamorosa radiazione della Virtus Bologna e che registrerà poi anche il fallimento della Fortitudo Bologna.
Dino Meneghin prende in mano la Federazione in questo quadro, in cui personaggi eroici si alternano alla guida delle società sportive con veri e proprio azzeccagarbugli. Nel frattempo la Nazionale usciva definitivamente dal gotha mondiale, per precipitare in un buco dal quale non sembra ancora emersa. SuperDino ha messo in campo la forza e determinazione dei tempi migliori: ha ricostruito il movimento dal “vertice”, lavorando prima di tutto proprio sulla Nazionale maggiore, sperando che questa fosse in grado di trascinare tutto il movimento. Non sappiamo se sia riuscito a migliorare le cose. Quello che è certo è che la Federazione riconsegnata a Petrucci è più unita, compatta e orgogliosa del proprio senso di appartenenza. “E’ stata un’esperienza incredibile – ha affermato Meneghin nel salutare l’Assemblea – bellissima e formativa. Sapevo che sarebbe stato difficile perché ho vissuto il campo per molti anni e non sapevo quanto lavoro ci fosse dietro. In questi anni ho potuto apprezzare ancora di più il lavoro svolto dai Presidenti dei Comitati Regionali e Provinciali e dai dirigenti delle società e ho capito quanto sia difficile gestire il movimento. Ricoprendo l’incarico di Presidente ho ricevuto tanto e tanto ho voluto restituire, sempre con il massimo dell’impegno. Il ruolo del Presidente non si improvvisa e forse non sono stato il migliore possibile. Rivendico, però, con forza e orgoglio, la correttezza, la trasparenza e l’onestà intellettuale con cui ho interpretato la vita federale. Tanto è stato fatto e molto c’è da fare….”. L’ovazione che ha accompagnato il suo saluto è stato il miglior riconoscimento di quanto fatto.
Antonio Ungaro

IL NUOVO CF DELLA FIP
Presidente Federale – Giovanni Petrucci
Consiglieri Federali in rappresentanza delle società regionali: Angela Albini, Eugenio Crotti, Giovanni Del Franco, Giancarlo Galimberti, Gaetano Laguardia (Primo dei non eletti: Angelo Barnaba)
Consigliere Federale in rappresentanza delle società professionistiche: Anna Cremascoli
Consigliere Federale in rappresentanza delle società nazionali non professionistiche: Marco Petrini (Primo dei non eletti: Marco Tajana)
Consigliere Federale in rappresentanza delle società nazionali femminili: Mario Di Marco
Presidente Collegio dei Revisori dei Conti: Claudio Bruni (Primo dei non eletti: Tonino Intini)
Consigliere in rappresentanza degli atleti del settore professionistico: Cristiano Zanus Fortes
Consiglieri Federali in rappresentanza degli atleti del settore dilettantistico: Sandra Palombarini, Stefano Persichelli
Consigliere Federale in rappresentanza dei Tecnici: Giannetto Zappi
La Consulta dei Presidenti dei Comitati Regionali, infine, ha confermato Enrico Ragnolini quale proprio rappresentante, senza diritto al voto, in Consiglio Federale.

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