Mersin 2013, Istanbul 2020, piazza Taksim e il paradosso della Turchia

Mersin 2013, Istanbul 2020, piazza Taksim e il paradosso della Turchia

200px-Istanbul_2020_Olympic_bid_logo.svgLa Turchia è un paradosso politico che l’Occidente fatica a comprendere, ed anche chi, come il sottoscritto, la visitata di recente, non si riesce a spiegare. La Turchia ospita, ufficialmente da oggi, i XVII Giochi del Mediterraneo. fino a qualche giorno fa piazza Taksim, nel centro di Istanbul, ribolliva e la rivolta appare sopravvivere sotto il tappeto steso dal governo Erdogan, ma non spenta.
Esiste un legame? Se esiste, nessuno lo ha ancora sottolineato. Non sarebbe la prima volta che l’attenzione provocata da un evento sportivo è utilizzata per dare massimo risalto ad iniziative politiche e sociali. Certo i Giochi del Mediterraneo non sono una cassa di risonanza tale da assicurare un’amplificazione particolarmente vantaggiosa, ma qualcosa, nei paesi interessati, arriva. Si tratta di Giochi che legano insieme parte dell’Occidente (Francia, Italia e Spagna), con quel mondo arabo scombussolato dalla “primavera”. C’è poi la Turchia, come sempre presa nel suo paradosso, a metà tra l’Oriente e l’Occidente.
Il paese della mezza luna è forse uno dei pochi in cui il garante della laicità dello stato è il mondo militare, da sempre considerato invece elemento di conservazione e oppressione. I militari non sono, per loro stessa costituzione, i garanti della democrazia, che sopravvive, invece, anche se a fatica nelle istituzioni elette dal popolo, ma tendenzialmente confessionali e religiose. Insomma, se qualcuno con gli occhi e la testa occidentale dovesse leggere la Turchia, avrebbe seria difficoltà a schierarsi.
Il paese guarda ad Occidente, ma è islamico e in alcune zone profondamente orientale. La costa appare una verde e ridente estrapolazione della concezione tedesca del Mediterraneo. Camminando per le strade di Bodrum, Fathie o Antalya mi è sembrato, per piccoli dettagli, non certo per clima e paesaggio, di ripercorrere Monaco o Colonia. Del resto l’emigrazione turca in Germania inizia a produrre i propri effetti, non solo per le rimesse ma anche per un’empatia culturale. Istanbul è un’altra cosa, un po’ come lo è Parigi rispetto alla Francia o la Grande Mela rispetto al resto degli Stati uniti. Sul Bosforo c’è tutto il mondo; molto passato ma anche tanto futuro e la rivolta per conservare uno straccio di verde in una megalopoli di 15 milioni di abitanti appare la metafora del nostro futuro.
Cosa c’entra questo con i Giochi del Mediterraneo che iniziano ufficialmente oggi a Mersin?
Tanto, o poco, dipende dai punti di vista. Nel programma dei Giochi figurano sport “olimpici” e non… addirittura le bocce (buon per noi, che siamo maestri)! C’è anche il karate, che in questo modo si prende una, piccola e parziale soddisfazione dopo la terza esclusione dal programma olimpico. C’è la lotta. Non poteva essere diversamente, come dire che questa disciplina non si tocca. Ma in questo anelito di modernità (lo sguardo rivolto perennemente all’Occidente) ci sono anche barlumi di Oriente. Non saprei come altro interpretare l’assenza di gare femminili nel ciclismo: solo crono e prova il linea per uomini!!
C’è soprattutto la voglia di dimostrare, da parte dello sport turco, che il Paese è in grado di fare bene e fare sul serio, per dare forza alla candidatura di Istanbul alle Olimpiadi 2020. La stessa Istanbul da cui è nato tutto e in cui tutto deve ancora accadere.
Siamo ancora sicuri che lo sport non c’entri nulla con piazza Taksim?
@Antonio_Ungaro

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