EditorialiMiglietta, la caduta dell'uomo chiamato a riformare lo sport

Miglietta, la caduta dell’uomo chiamato a riformare lo sport

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Oggi la Giunta nazionale del CONI ha commissariato la Federazione italiana pesistica e ne ha affidato la gestione a Luciano Buonfiglio, il presidente del CONI. Alberto Miglietta si era dimesso sabato 26 settembre a seguito delle dimissioni contemporanee di sette consiglieri.

Miglietta, commercialista milanese nato nel 1960, uno degli uomini forti dello sport italiano, ha guidato la Federazione badminton dal 2004 al 2017. Dal 2013 è stato amministratore delegato di Coni Servizi, la società poi trasformata in Sport e Salute. Nel 2017 ha lasciato il badminton al suo vice, Carlo Beninati, e la federazione gli ha conferito il titolo di “presidente emerito”, che conserva ancora oggi. Nel 2019 è uscito da Coni Servizi, e Giovanni Malagò lo ha ringraziato pubblicamente per sei anni di gestione.

Nel giugno 2025 Miglietta ha contribuito a portare Buonfiglio alla presidenza del CONI. Buonfiglio lo voleva segretario generale. Ha prevalso l’accordo con Franco Carraro, che ha portato i voti decisivi e ha ottenuto la conferma di Carlo Mornati. Nell’autunno successivo il presidente del CONI gli ha affidato il coordinamento dei venti Dipartimenti tematici istituiti per riformare lo sport italiano.

Nel frattempo Miglietta era tornato alla guida di una federazione sportiva. Nell’ottobre 2024 le società della pesistica lo hanno eletto presidente con il 99,68 per cento dei voti. Era candidato unico e raccoglieva l’eredità di Antonio Urso, presidente dal 2005 e oggi segretario generale della federazione internazionale.

L’uomo chiamato a riformare lo sport italiano è caduto sulla riforma dello statuto della propria federazione. Il 26 settembre l’assemblea straordinaria ha respinto tutte le modifiche proposte. Lo stesso giorno sette consiglieri su dieci si sono dimessi. Secondo le agenzie, Miglietta ha chiesto loro di restare in prorogatio. I consiglieri hanno rifiutato, quindi si è dimesso anche lui. La richiesta ai consiglieri trova forse spiegazione nello statuto federale, che all’articolo 20 elenca i casi di decadenza del Consiglio. Quando si dimette in meno di sette giorni la maggioranza dei consiglieri, decade anche il presidente. Il presidente conserva però da solo gli atti conservativi, indifferibili e di ordinaria amministrazione fino all’assemblea elettiva, da celebrare entro novanta giorni. Quando invece si dimette il presidente, il Consiglio resta in prorogatio e quegli atti vanno compiuti insieme, dal presidente e dai consiglieri.

Dopo le dimissioni dei consiglieri, Miglietta aveva quindi due strade. Poteva restare al suo posto e portare da solo la federazione alle elezioni, oppure poteva dimettersi e rimettersi al CONI, prendendo atto che il Consiglio non esisteva più. La proposta di prorogatio mostra che conosceva bene il passaggio e ha scelto di dimettersi. Due giorni dopo le dimissioni, il 28 settembre (ieri), Miglietta ha firmato come “Presidente Federale” l’indizione dell’assemblea straordinaria elettiva per il 6 dicembre. Nel provvedimento richiama gli articoli 16 e 18 dello statuto. Non cita l’articolo 20, quello che disciplina la decadenza.

Oggi, a meno di 24 ore dalla convocazione dell’assemblea, la Giunta ha deciso all’unanimità il commissariamento. Il comunicato lo motiva con l’impossibilità di garantire il regolare funzionamento degli organi direttivi. Il CONI ha scelto il commissariamento e ha messo alla guida della federazione il suo presidente. Sembra che al Foro Italico nessuno abbia voluto lasciare a Miglietta la regia della propria successione. C’è da capire se la convocazione dell’assemblea elettiva sarà considerata valida o se verrà fissata una nuova data.

Resta una domanda di fondo: come ha fatto un presidente eletto con il 99 per cento a perdere in due anni il consenso delle società e la fiducia del suo consiglio?

Il caso della pesistica è entrato nell’agenda del CONI all’improvviso. Sul tavolo c’erano già le questioni della Federazione sport equestri, della danza sportiva e della Federcalcio. Il CONI le affronta con estrema cautela. Il prossimo dossier atteso in Giunta riguarda la Federcalcio e il suo presidente, Giovanni Malagò, l’uomo che ha tenuto insieme tutte queste anime e che esercita ancora un grande peso in Giunta e nel Consiglio nazionale. Tra tutte le questioni aperte, il tesseramento di Malagò appare la meno grave, ma è anche l’unica che sembra interessare al governo.

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Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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