Alla vigilia dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, Greenpeace Italia accende i riflettori, attraverso una lettera aperta al CIO, sul tema delle sponsorizzazioni legate ai combustibili fossili. Nel mirino dell’organizzazione ambientalista c’è Eni, colosso italiano del petrolio e del gas e tra i principali partner dei Giochi.
La denuncia prende forma in un video realizzato da Studio Birthplace, in cui le competizioni sportive vengono simbolicamente interrotte da un’onda nera di petrolio che invade le piste, travolge gli atleti e cola sui cinque cerchi olimpici. Un’immagine forte, pensata per richiamare l’attenzione sulle responsabilità ambientali delle aziende fossili e su quello che Greenpeace definisce un caso di “sportwashing”.
Secondo le stime citate dall’associazione, le emissioni globali di Eni per il solo 2024 – pari a 395 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente – potrebbero causare nel lungo periodo la fusione di circa 6,2 miliardi di tonnellate di ghiaccio glaciale. Un quantitativo che, tradotto in chiave simbolica, corrisponderebbe a oltre la metà del volume complessivo dei ghiacciai alpini italiani.
Da qui la decisione di Greenpeace di inviare una lettera aperta al Comitato Olimpico Internazionale, chiedendo di rinunciare alle sponsorizzazioni di aziende del petrolio e del gas, in coerenza con i valori olimpici di rispetto per le persone e per l’ambiente.
«La crisi climatica causata dai combustibili fossili sta già mettendo a rischio la stagione invernale e gli stessi Giochi – ha dichiarato Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia –. Fino a pochi giorni fa Cortina ha rischiato di accogliere atleti e atlete su montagne senza neve. È assurdo che tra i partner dei Giochi figurino aziende le cui emissioni fuori controllo minacciano la neve e il ghiaccio da cui dipendono le Olimpiadi Invernali».
Greenpeace richiama anche uno studio commissionato dallo stesso CIO, secondo il quale entro il 2080 oltre la metà delle località oggi idonee a ospitare i Giochi Invernali potrebbe non esserlo più a causa del riscaldamento globale. Un fenomeno alimentato, secondo l’organizzazione, proprio dalle emissioni delle grandi aziende fossili.
Nel comunicato si sottolinea inoltre come Eni continui a investire molto più nel settore petrolifero e del gas rispetto alla transizione energetica: nel 2024, per ogni euro destinato a Plenitude, la divisione presentata come “verde”, ne sarebbero stati investiti 7,7 nelle attività fossili. Nello stesso anno, ricorda Greenpeace, Eni ha avviato una causa per diffamazione – tuttora in corso – contro Greenpeace Italia per la diffusione di un report sulle morti premature attribuibili alle emissioni di gas serra.
L’associazione richiama infine un precedente storico: il bando della pubblicità del tabacco deciso dal CIO in vista delle Olimpiadi Invernali del 1988. Un esempio che, secondo Greenpeace, dimostra come il movimento olimpico possa esercitare un ruolo guida anche oggi, rifiutando partnership con aziende che contribuiscono alla crisi climatica.
Per rafforzare il messaggio e sensibilizzare l’opinione pubblica, Greenpeace Italia ha annunciato la propria partecipazione al corteo nazionale in programma il 7 febbraio a Milano, promosso da movimenti e organizzazioni della società civile contro l’impatto ambientale, economico e sociale dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026.
