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Milano Cortina, la gaffe RAI e ‘lo sport che unisce’ solo in alcuni casi

Milano Cortina

Una voce fuoricampo, in apertura di diretta, dice: “Evitiamo di inquadrare l’equipaggio n. 21, quello degli atleti israeliani”. Inizia in questo modo la diretta delle qualificazioni di bob a 4 nel penultimo giorno dell’Olimpiade Milano Cortina. È l’ennesima gaffe della RAI, già duramente colpita, nella credibilità, dall’imbarazzante cronaca di apertura dei Giochi del (ex) direttore Petrecca. Se non si parlasse di guerra e morti, potremmo commentare con il classico ‘è il bello della diretta, sono cose che capitano’.

Ma la questione è più profonda e drammatica per essere archiviata con una frase fatta. Le scuse successive, prima del telecronista e poi del responsabile ad interim Lollobrigida, mettono il problema al centro della questione: lo sport unisce e non divide. Sbagliato, quindi, non inquadrare gli atleti israeliani in gara ma, e su questo sono sicuro che pochi la penseranno come il sottoscritto, è altrettanto errato pretendere la cancellazione di bandiere e inno degli atleti russi e bielorussi.

Perché è giusto ricordare che la decisione presa dall’IPC (ente sovranazionale degli sport paralimpici, praticamente il corrispettivo del CIO) di autorizzare le bandiere e gli inni di paratleti russi e bielorussi alle prossime Paralimpiadi non ha trovato molto consenso in Italia e nel mondo dei media.

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Il CIP (Comitato Italiano Paralimpico) ha diramato una nota nei giorni scorsi in cui afferma che si era schierato per l’ammissione degli atleti ma in forma anonima, come accade a Milano Cortina. Il Comitato olimpico ucraino ha protestato per la decisione dell’IPC e buona parte dei Comitati Paralimpici europei si sono schierati a suo fianco.

Il Board of Peace for Gaza, che si è riunito in questi giorni, ha visto tra gli entusiasti partecipanti anche tappetino-Infantino, presidente della FIFA, già noto agli annali perché, se fosse stato per lui, avrebbe dato il Nobel per la pace a Trump; anzi, gli ha dato il suo personalissimo premio. Infantino, noncurante del diritto internazionale, ha annunciato una raccolta fondi per la creazione di campi sportivi e strutture per l’attività sportiva nei territori sottratti ai palestinesi. In questi giorni diverse organizzazioni hanno presentato denuncia formale alla Corte Penale Internazionale proprio contro Infantino e Ceferin (UEFA). La denuncia riguarda l’inclusione, da parte della FIFA e della UEFA, di società calcistiche israeliane con sede in insediamenti illegali nei Territori Palestinesi Occupati, costruiti su terreni sottratti al popolo palestinese. La FIFA e la UEFA consentono a queste società di partecipare ai campionati organizzati dalla Federcalcio israeliana e di ospitare partite sui terreni confiscati. Forniscono inoltre supporto finanziario e strutturale alle società calcistiche degli insediamenti, alcune delle quali hanno partecipato alle competizioni organizzate dalla UEFA.

Nessuno, tornando a parlare di Milano Cortina, si è preoccupato di conoscere il parere del Comitato olimpico palestinese riguardo alla presenza della rappresentanza israeliana ai Giochi invernali. Per l’establishment occidentale esiste solo la guerra russo-ucraina.

Purtroppo, però, non è così. Mal contati, sono oltre 50 i conflitti attualmente nel mondo, alcuni dei quali in paesi in cui le popolazioni non hanno neanche il tempo, le risorse economiche e la possibilità di partecipare ai Giochi olimpici.

Forse sarebbe il caso di scusarsi anche con tutti loro.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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