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Milano Cortina: Ori per Brignone e Lollobrigida, il record Fontana e il casco della discordia

Milano Cortina, Francesca Lollobrigida
Francesca Lollobrigida, Merel Conijn e Ragne Wiklund sul podio dei 5000 m (Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images, via mslgroup)

Un “Giovedì d’oro” per l’Italia a Milano Cortina 2026, tra il trionfo di Federica Brignone nel Super-G e il bis di Francesca Lollobrigida. Mentre Arianna Fontana entra nel mito eguagliando il record di 13 medaglie di Mangiarotti, non mancano le tensioni nello short track e il caso politico nello skeleton. Riviviamo i successi e i retroscena di una giornata che ha riscritto la storia dello sport azzurro.

Federica Brignone fa felice l’Italia

Federica Brignone stupisce il mondo, se stessa e la mamma. Fa felice l’Italia intera compreso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presente a bordo pista. Sofia Goggia esce quando era in testa, mastica amaro ma ha la classe e l’eleganza di fare i complimenti all’avversaria. Rimanda la sfida al gigante. Mai l’Italia ha avuto due atlete di pari forza e opposto carattere nello sci alpino in grado di affrontarsi a viso aperto per un titolo assoluto. Ce le ricordiamo ancora insieme al congresso CIO per sostenere la candidatura di Milano Cortina. Adesso si sfidano su quelle stesse piste. Federica ha fatto un’impresa recuperando in meno di un anno da un infortunio gravissimo. Sofia spera di aggiungere ancora un oro olimpico alla sua straordinaria carriera. Spesso hanno mostrato distanza tra loro, sempre restando nell’ambito del fairplay. Applausi per la campionessa olimpica del Super G, ma anche per la ragazza bergamasca che non si nasconde mai.

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Arianna Fontana come Mangiarotti

Peccato non si possa dire lo stesso del team azzurro dello short track che ieri si mette al collo un’altra medaglia: argento, ancora una volta con Arianna Fontana. La ragazza della Valtellina entra così di prepotenza nel tempio dello sport italiano. Non sarà più solo Edoardo Mangiarotti a poter vantare il non secondario record di 13 medaglie olimpiche. Altri tempi, quelli dello schermitore, in cui lo sport (e la scherma in particolare) erano cose per pochi. Adesso la competizione è diventata maggiore con l’ingresso di nuove discipline e nuovi paesi. Arianna ha segnato un’epoca. Peccato che non sia riuscita a farsi amare dal gruppo. L’intervista di Sighel alla Repubblica riprende scorie antiche e, a ben vedere, ancora attuali. Consigliamo, però, a Pietro di pensare prima di parlare e se proprio non riesce a tenersi, di farlo dopo una gara, non prima. Fontana vince l’argento nei 500, Sighel esce di scena alle qualifiche. Aver esultato in modo ‘originale’ in occasione della staffetta; aver detto “Fontana, chi la conosce?” prima della gara sono cose che vengono perdonate solo se vinci. Dopo la figura di ieri in gara, invece, pesano come macigni.

Quanto sei bella Lollo!

Francesca Lollobrigida è destinata a diventare una icona di questa Olimpiade e, mi auguro, anche di tutte le atlete. Sono bastati pochi gesti e poche parole. Alla premiazione del primo oro ha sconvolto il protocollo CIO presentandosi al podio con il piccolo Tommaso. E’ stata redarguita, mostrando ancora una volta l’insipienza e la rigidità dell’ente che sovraintende le Olimpiadi (vedi più sotto), più attento ai soldi degli sponsor che a veicolare messaggi non controllati.

In occasione del secondo oro, ieri, ha dichiarato: “Il mio esempio può convincere tante atlete che si può essere mamme e atlete senza rinunciare a fare bene entrambe le cose. Adesso spero di avere una bambina, che sia uguale a me..”. Quanto sei bella Lollo!

Il casco della discordia

Vladylsav Heraskevych, atleta di skeleton ucraino, è stato squalificato perché ha indossato un casco raffigurante gli atleti ucraini uccisi durante la guerra russo-ucraina. Se non avesse dichiarato chi erano quei volti, probabilmente non gli sarebbe successo nulla. Il CIO non può ammettere, in base alle sue regole, messaggi di natura politica o religiosa. La motivazione ufficiale è che nel mondo ci sono 130 conflitti in corso, non si può dare voce a tutti.

Trovo invece che sarebbe una bella idea: ogni atleta di un paese in guerra che abbia la possibilità di gareggiare con i caschi ornati della memoria dei propri caduti. Sarebbe una Olimpiade macabra che avrebbe il merito di ricordare qual è il tributo umano alla stupidità di chi queste guerre le provoca e finanzia. Sarebbe, inoltre, la presa di coscienza che alla fine i veri colpevoli sono i potenti della terra che quasi mai sono atleti e sicuramente non fanno parte della povera gente, gli unici che fanno le spese della loro smania di potere.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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