Milano Sanremo 2013: il ciclismo non passa di moda

Milano Sanremo 2013: il ciclismo non passa di moda
Ciolek sprinta alla Milano Sanremo 2013

Ciolek sprinta alla Milano Sanremo 2013 (foto gazzetta.it)

Si dice che Johan van der Velde abbia smesso di essere un ciclista il 5 giugno del 1988. Molti (ma forse non tutti) sanno di cosa sto parlando: della 14^ tappa del 71° Giro d’Italia, la Chiesa in Valmalenco Bormio, passata alla storia come la tappa del Gavia. Quel giorno Johan, maglia ciclamino (corsa a punti) del Giro pensò bene di attaccare, nonostante il freddo e la neve. In salita non ebbe problemi, staccò il gruppo e soprattutto Franco Chioccioli (allora leader della generale). In discesa, superato il Gavia, la crisi. Semiassiderato e prostrato trovò rifugio in un camper; arrivò al traguardo con circa 1h di svantaggio; conservò la maglia ciclamino ma perse definitivamente la voglia di correre. Dopo quel giorno sparì, mestamente e lentamente, dalla scena sportiva.
Può sembrare strano aprire un articolo sulla Milano Sanremo 2013 partendo da Gavia. Eppure in molti hanno trovato mille analogie con quella corsa e quanto accaduto sul Turchino domenica. Dopo il Gavia tutti dissero: “Mai più!”. Per certi versi ieri gli organizzatori (gli stessi) hanno mantenuto fede a quei propositi. Ma il ciclismo è fatto di giornate come il Gavia, oppure di passerelle rapide e veloci, di sicurezza stradale, strade piatte e kermesse per palati fini? Difficile capire, nella situazione di ieri, quando è giusto che la salute dei corridori venga salvaguardata al punto da sottrarre a questo sport uno degli elementi fondanti e affascinanti: l’epos.
Il ciclismo è uno sport che si fonda sulla tradizione e sulla costante ricerca del limite. Per quanto riguarda la tradizione: agli albori una corsa come la Milano Sanremo era difficile, ma non massacrante. Nulla a che vedere con la Parigi-Brest-Parigi. Anzi, la sua brevità rappresentava l’elemento di modernità in uno sport in cui la fatica immane, per ore, se non giorni in sella, diventava la costante. Nessuno, però, si sognava di lamentarsi e, soprattutto, di pretendere una consultazione “democratica” sulle caratteristiche del percorso. Altri tempi, è vero, e forse neanche tanto memorabili.
Ho difficoltà a leggere la Sanremo di quest’anno. Esaltante per alcuni versi, dal nome della squadra vincitrice (sudafricana; stanno arrivando), ad uno svolgimento per nulla banale e molto simile ad una classica del Nord. Ora, fino a quando il riscaldamento planetario ha regalato Classicissime di Primavera miti e agevoli, tutti contenti, però… manca il freddo. Adesso che il freddo c’è stato: “Assassini!” Non capisco.
Come non capisco le critiche all’organizzazione (e sì che personalmente non sono mai stato indulgente con RCS e la rosea) per aver accorciato ancora il percorso. Ammesso che non ci fossero rischi per i corridori, il fatto che sia stato realizzato il taglio per esigenze televisive è un problema? Mi sembra sacrosanto e doveroso per uno sport che rischia di sparire dai palinsesti, per gli scandali a ripetizione e per tempi che a volte sono biblici e non proprio televisivi. Eppoi, scusate, ma se l’organizzazione si affanna a trovare collocazione, ristoranti ed alberghi ai colleghi al seguito della carovana, per far si che i giornali il giorno dopo ne parlino, perché non deve fare in modo che anche la TV possa dare in diretta l’arrivo?
Ripeto (e tre): non capisco. Abbiamo avuto un papa che ha atteso 1 ora prima di uscire a salutare la folla dei fedeli, facendo salire contatti e share a livelli planetari e nessuno ha detto nulla. Se il ciclismo prova solo un attimo ad offrire uno spettacolo più “friubile” in tv, sacrilegio!
Ok, torniamo allora al Gavia, al freddo e a Van der Poel. Torniamo anche (da fare assolutamente) al collegamento TV solo negli ultimi chilometri. Un’ora di trasmissione è più che sufficiente. Per raccontare la corsa e, soprattutto, sottrarre lo spettatore ai mirabolanti giri di parole dei telecronisti, che dopo 60’ esauriscono iperboli e perifrasi e si affannano a riempire il vuoto. Perché poi Pancani continui a dire “salita Costa Rainera” quando per la storia e per tutti è la Cipressa, proprio non me lo spiego. Sulla Cipressa ha costruito il suo successo Bugno (solitario), sulla salita Costa Rainera non saprei. Ricordarsi di quell’edizione della Milano Sanremo (era il 1990, 17 marzo anche allora) in fondo farebbe bene anche ai tanti che continuano a credere che il Mondiale di Primavera si risolve soltanto negli ultimi 10 chilometri. Perché non hanno mai visto il Turchino con la neve…
Antonio Ungaro

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