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Milano-Sanremo 2026, vigilia tra storia e presente: il Diablo e l’impresa in fuga per 140 km

La Milano-Sanremo è la Classicissima di primavera, la corsa che apre la stagione delle grandi classiche e una delle cinque Monumento del ciclismo mondiale. Domani torna con il suo copione lungo quasi 300 chilometri tra pianura, mare e salite: Turchino, Capi, Cipressa e Poggio. Una corsa che non si lascia mai ingabbiare nei pronostici e che, proprio per questo, ha costruito la sua leggenda su imprese, alcune fuori scala.

Tra tante, quella di Claudio Chiappucci nel 1991 ci ha fatto emozionare. Tornata alla ribalta, grazie a un libro, una biografia firmata sia dal corridore che dalla ottima Penna Di Federico Vergari, quest’ultimo, con una visione giovane e fresca del Ciclismo d’un tempo. Non è poco.

Il 23 marzo 1991 si corre sotto pioggia e freddo. Chiappucci, già riconoscibile per il suo ciclismo istintivo e offensivo, decide di rompere ogni schema sul Passo del Turchino, a oltre 140 chilometri dall’arrivo. Non è uno scatto: è una dichiarazione di intenti. Da lì in avanti è una lunga cavalcata contro il gruppo, un’azione che trasforma la corsa in racconto epico. Sul Poggio arriva ancora all’attacco, in compagnia di Rolf Sørensen, poi cambia ritmo al sesto tornante, scollina da solo e si lancia verso Sanremo. Il traguardo lo accoglie con 45 secondi di vantaggio: una delle fughe più lunghe e coraggiose nella storia della Milano-Sanremo.

Quell’impresa, ancora oggi, è il simbolo di un modo di interpretare il ciclismo che ha pochi equivalenti. Ma talenti che si ispirano, quelli si. Ed è anche un po’ nel cuore del libro Claudio Chiappucci. I luoghi del Diablo, scritto con Federico Vergari per Lab DFG. Un’opera che non segue la cronologia classica della carriera, ma costruisce un racconto per luoghi, sensazioni e memoria. Il ciclismo diventa esperienza vissuta, dimensione identitaria, quasi un linguaggio attraverso cui leggere la vita.

Vergari imposta una narrazione evocativa, lontana dall’elenco dei risultati, più vicina alla restituzione di ciò che significa stare in fuga, sfidare il limite, abitare la fatica. Chiappucci emerge così non solo come atleta, ma come figura simbolica di un ciclismo d’attacco, libero, capace di accendere l’immaginazione.

Ed è proprio questo che rende la Milano-Sanremo una corsa unica. Non è la più antica in assoluto tra le classiche del ciclismo internazionale, ma è quella che più di ogni altra ha saputo trasformare la sua storia in identità, restando fedele a sé stessa dal 1907 e mantenendo un fascino intatto nel tempo.  

Unica la corsa, dunque. Ma non c’è dubbio che anche Claudio Chiappucci, El Diablo, sia unico e speciale nel panorama dei grandi ciclisti che hanno fatto la storia delle nostre corse su strada. Se ci sarà tempo, domani, fra un pezzo di strada e l’altra, i km sono tanti, si consiglia questa bella lettura. L’atmosfera di sicuro è quella giusta.

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Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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