
Cosa sono stati questi mondiali di calcio? Lo possiamo capire dalla media dei giudizi espressi dai media dei principali paesi. Ecco una sintesi di quello che emerso.
Spagna – 10
Le Furie rosse hanno messo tutti d’accordo. La stampa europea descrive la Spagna come la squadra più completa, collettiva e coerente del torneo. Nella stessa Spagna il successo viene interpretato oltre il risultato sportivo, come espressione di una squadra plurale e compatta. Difficile trovare nel bilancio finale una voce realmente critica sulla Roja.
FIFA: capacità commerciale – 10
Dal punto di vista del business, un successo clamoroso. Ricavi da record e un torneo capace di generare una massa economica senza precedenti. La stampa economica spagnola sottolinea però come il principale beneficiario sia stato proprio il governo mondiale del calcio, molto più delle città ospitanti.
Sorprese e apertura del torneo – 9
Il Mondiale allargato ha prodotto percorsi inattesi, nuove protagoniste e storie che probabilmente il vecchio formato avrebbe reso meno probabili. È uno degli argomenti più forti a favore delle 48 squadre. Allo stesso tempo, il formato resta discusso per la quantità di partite e l’allungamento della competizione.
Stadi – 8,5
Qui usiamo il B+ del Guardian. Impianti spettacolari e grandi capienze, con qualche limite nella fruibilità e nella logistica.
Nuove regole contro le perdite di tempo – 8
Questa è invece una delle innovazioni che ha ricevuto una valutazione favorevole. La FIFA e Collina hanno rivendicato risultati positivi nell’applicazione delle nuove disposizioni, con poche infrazioni e una maggiore continuità del gioco.
Qualità calcistica complessiva – 7,5
Il giudizio complessivo è meno entusiasta di quanto suggerirebbe il successo commerciale: grandi partite e grandi storie, ma anche parecchie gare dimenticabili e un torneo giudicato da alcune analisi troppo lungo e diluito. Il calcio migliore, però, soprattutto nelle fasi decisive, ha alzato il livello complessivo.
Atmosfera – 7
Anche questo è un voto reale del Guardian: B-. Alcune città hanno vissuto pienamente il Mondiale, altre molto meno. L’ospitalità dei tifosi e delle comunità locali è invece stata giudicata molto positivamente.
Nuovo formato a 48 squadre – 6,5
Promosso per inclusività e varietà, rimandato sulla sostenibilità. Le 104 partite hanno creato più spazio per le nazionali emergenti, ma anche un evidente effetto di saturazione e nuove preoccupazioni per il carico sui calciatori.
Arbitraggi – 6
Questo è il tema più difficile da sintetizzare. Le statistiche e le medie di Kicker premiano diversi arbitri e il bilancio iniziale tedesco era positivo. Tuttavia sono rimasti episodi pesanti: Eurosport ha definito «sbalorditivamente permissivo» l’arbitraggio di Francia-Paraguay; AS ha parlato di numerose controversie e incoerenze; persino nella finale una rete spagnola è stata giudicata erroneamente annullata dall’analista arbitrale Iturralde González. Quindi: singoli arbitri anche da 8, sistema nel complesso da 6.
Gestione del clima – 5
FIFA ha introdotto misure e pause per l’idratazione, ma quasi un quinto delle partite ha raggiunto condizioni di caldo e umidità che, secondo i parametri richiamati dal sindacato internazionale dei calciatori, avrebbero giustificato rinvii o interruzioni. È uno dei grandi problemi che questo Mondiale lascia in eredità.
VAR e uniformità delle decisioni – 5
Non un fallimento tecnico assoluto, ma ancora troppe discussioni e una percezione di incoerenza. Il vero problema del torneo è stato forse meno il VAR in sé e più l’assenza di una linea uniforme e comprensibile nelle decisioni.
Durata e gigantismo – 4,5
È probabilmente uno dei temi sui quali il giudizio critico è più trasversale. Il Mondiale è diventato un prodotto enorme, geograficamente dispersivo e faticoso da seguire integralmente. Anche il racconto conclusivo del Guardian insiste sull’idea di un torneo dell’eccesso.
Trasporti e logistica – 4,5
È stato rilevato il problema strutturale del Mondiale nordamericano: distanze enormi, impianti periferici e spostamenti complicati. Anche la vigilia della finale ha mostrato difficoltà e costi fuori scala per raggiungere lo stadio.
Spettacolarizzazione e commercializzazione – 3,5
Biglietti milionari, VIP, show dell’intervallo e una finale sempre più modellata sul Super Bowl: una parte consistente della stampa europea ha visto in questo Mondiale il punto di massima trasformazione del calcio in entertainment commerciale.
FIFA: governance e credibilità – 2,5
Il caso Balogun è diventato il simbolo del torneo. L’intervento politico sulla squalifica ha provocato la reazione dell’UEFA e accuse di compromissione dell’integrità della competizione; il Consiglio d’Europa ha poi sollevato questioni ancora più ampie sulla governance FIFA. È probabilmente il voto più severo, dopo quello sui prezzi.
Prezzi e accessibilità – 2
Il tema è stato ripreso duramente dalla stampa di mezza Europa, con prezzi della finale arrivati a migliaia di euro e una critica generalizzata alla trasformazione del tifoso in cliente ad altissimo rendimento.
Argentina – 2
La finale giocata con il dichiarato intento di provocare e l’ignobile scazzottata scatenata subito dopo il fischio finale rovina quello che di buono si era vista durante il mondiale. Questa Argentina, come avevamo avuto modo di scrivere in altre occasioni, non ha nulla a che vedere con quella di Maradona e quando non è coperta dal potere politico, come nel mondiale precedente, mostra il suo vero volto di arroganza.
Infantino – 0
La NOS arriva esplicitamente all’insufficienza. La sua FIFA ha prodotto un enorme successo economico e organizzato un evento gigantesco, ma l’identificazione personale con Trump, l’iperpresenza mediatica e soprattutto le controversie sull’indipendenza delle decisioni hanno danneggiato fortemente il bilancio politico e istituzionale. Non si era mai visto un dirigente di grande federazione internazionale appiattito sul potere di turno.
