Mondiale di Scacchi, Anand annichilito e Carlsen vola

Mondiale di Scacchi, Anand annichilito e Carlsen vola
Mondiale Scacchi 2014, Anand, Carlsen

Anand e Carlsen durante la prima partita del Mondiale 2014

Cominciato ieri, il Mondiale di Scacchi di Sochi rischia di essere già finito dopo due sole partite? E’ quello che si stanno chiedendo appassionati e commentatori dopo aver visto oggi perdere l’ex campione del mondo e attuale sfidante Vishy Anand contro il campione in carica Magnus Carlsen. Se, infatti, il pareggio di ieri aveva alimentato qualche speranza riguardo la tenuta teorica e psicologica dell’indiano, l’incontro di oggi, concluso alla 35° mossa, evoca i peggiori fantasmi per i supporters della Tigre di Madras. Una partita condotta costantemente in difesa, ha avuto un epilogo inaspettato, con un incredibile (per questi livelli) errore alla 34^ mossa, che ha permesso a Carlsen di conquistare la settima traversa e imporre la sconfitta. Se già durante tutto il match i commenti live sottolineavano come Anand stesse ancora pagando una forte soggezione psicologica nei confronti del norvegese, al cospetto della spinta del pedone h5 gli stessi commenti sono diventati addirittura impietosi.
E’ indubbio che le maggiori difficoltà per Anand sono di carattere psicologico. La batosta di un anno fa, quando fu costretto a cedere la corona al più giovane rapante avversario, ha lasciato un segno soprattutto nella convinzione che il proprio gioco sia in grado di contrastare quello del Mozart degli Scacchi. Non si spiega altrimenti come, al cospetto di una stagione giocata in modo ispirato, l’indiano sia approdato a questo mondiale nuovamente paralizzato dalla paura. La partita di oggi, più del pareggio di ieri, ne è la prova.
L’incontro era iniziato con una apertura Spagnola impostata da Carlsen (con i pezzi bianchi), che ha scelto una variante assai poco utilizzata e apparentemente poco attiva. Ma Anand ha giocato quasi timidamente e non ha saputo impedire all’avversario di prendere l’iniziativa culminata nel guadagno di un Pedone. La partita arrivava così ad un finale con i pezzi pesanti (Donna e Torri) in cui Anand, pur stando un po’ peggio, aveva possibilità di difendersi.
Ma alla 34a l’errore di Anand – davvero grave per un giocatore del suo calibro – con la spinta del Pedone sulla colonna ‘h’ di due passi, che dava a Carlsen il tempo di invadere con Donna e Torre la settima traversa con minaccia praticamente imparabile di scacco matto. La resa dello sfidante arrivava immediatamente, dopo 3 ore e 47 minuti di gioco.
La storia dei mondiali di scacchi, anche se non recente, è ricca di rimonte impensabili; per questo, dal punto da vista prettamente statistico, il mondiale non è ancora segnato. Negli scacchi, però, la convinzione nelle proprie scelte è la maggior alleata per condurre in porto vittorie che sulla carta sembrano destinate ad altro epilogo. L’elemento emotivo, aldilà della capacità e profondità di analisi, gioca un ruolo fondamentale. Il destino di Anand non è segnato se solo l’indiano riuscirà a scalfire, nella sua testa e nell’immaginario collettivo, l’alone di invincibilità che contorna la figura di Carlsen. Per farlo l’ex campione del mondo deve scalare una montagna che appare troppo alta. Nei 12 incontri validi per il mondiale (10 nel 2013 e 2 quest’anno), non è mai riuscito a vincere. Un suo successo, magari proprio alla ripresa del mondiale dopo la sosta di lunedì, potrebbe avere effetti devastanti. Ma la Tigre di Madras sarà in grado di battere le sue paure?
Qualora non ci riuscisse è facile prevedere una fine veloce del mondiale, con buona pace degli organizzatori, che hanno investito qualcosa come 3 milioni di euro per l’evento e rischiano di ritrovarsi con un incontro, dal punto di vista dello spettacolo, con ben poco da offrire.
Domani giornata di riposo, martedì, sul punteggio di 1.5 a o,5 per Carlsen, la terza partita: il bianco ad Anand.
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