Mondiale di scacchi, Carlsen entra nella storia, ma…

Mondiale di scacchi, Carlsen entra nella storia, ma…

Mondiale di scacchi, Carlsen, AnandIl XVI Campione del Mondo di scacchi ha il volto di attore e le movenze da star. E’ un giovane di 23 anni (solo Kasparov – il più grande – ha fatto meglio) che viene dalla Norvegia, paese in cui non esiste una scuola sul modello di quella russa ma che in questi giorni ha scoperto una vocazione per l’arte di Caissa per certi versi inaspettata.
Con la patta di oggi a Chennai, in India, Magnus Carlsen ha battuto Viswanathan Anand, il campione uscente che lascia così il trono dopo 6 anni e tre difese vittoriose. La legge del più forte, evidenziata dalla netta differenza di punti Elo tra i due contendenti, ha finalmente avuto la meglio, dopo che lo stesso Anand l’aveva smentita in almeno due occasioni.
Nel commento finale scacchierando.it, sito di riferimento per migliaia di appassionati, ha avuto modo di sottolineare che l’apparente freddezza e linearità di gioco di Carlsen ha un illustre predecessore, il grande Raul Capablanca. Aggiungiamo noi che la similitudine continua anche lontano dalla scacchiera. Entrambi sono stati (e sono) abili uomini immagine, capaci di padroneggiare l’arte “di stare al mondo” meglio di tanti altri campioni.
Nonostante la maggior parte dei commentatori si è affrettata a sottolineare come la precisione di gioco di Carlsen, al limite di un computer, si è confermata in questa occasione più forte di un giocatore “classico” come l’indiano, siamo del parere che invece gli scacchi hanno dato prova, ancora una volta, di essere uno straordinario sport che poco ha a che fare con capacità di analisi e schemi mandati a memoria. Una disciplina che esalta diverse capacità e attitudini, prima fra tutte quella di imporre la propria personalità. L’incontro, infatti, si è chiaramente deciso nelle prime partite, finite tutte in parità ma che hanno svelato un’evidente paura di giocare da parte di entrambi. In quella fase dello scontro Carlsen ha mostrato il volto proprio di un ragazzo di 23 anni catapultato in un contesto umano ed emotivo complicato. Nessuna arrogante spocchia (come forse si sarebbe potuto attendere da un ventenne), ma un gioco timoroso e pieno di lacune, soprattutto in apertura, al punto da far dire a Kasparov: “Carlsen non gioca le aperture…“. Anand non ha saputo sfruttare questo timore, lasciando sul campo punti e soprattutto un vantaggio emotivo che gli avrebbe permesso di portare a casa la posta. Aver permesso a Carlsen di restare nel torneo, al punto da regalargli la quinta partita con una serie di mosse a dir poco azzardate, è stato fatale per il campione uscente. Il Mozart degli Scacchi non ha sprecato l’occasione offerta da Anand e, come ha potuto, ha tirato fuori la sfrontatezza propria della sua età.
Questo Mondiale di scacchi, modesto nella qualità del gioco e avaro di combinazioni sbalorditive (bei tempi il duello tra Karpov e Kasparov!), resta comunque un passaggio decisivo che consegna alla storia di questo sport un campione in grado di dominare la scena per i prossimi 20 anni. Sempre che si dimostri capace di cavalcare il successo meglio di tanti suoi illustri predecessori. Perché la storia di questo sport ha dimostrato che spesso il successo è peggiore della sconfitta e che arrivare al titolo precocemente toglie stimoli necessari per riuscire a conservare il titolo nel futuro. Da Fisher a Kasparov, la rimessa in gioco del titolo è stata un’operazione tanto macchinosa quanto, in alcuni casi, impossibile, svelando forse una paura che un campione non dovrebbe avere. Anand sicuramente non l’ha avuta, al punto di mettere in palio il suo titolo per ben 4 volte pur partendo spesso da sfavorito. Solo per questa continuità e regolarità (quasi un incontro all’anno), la Federazione internazionale e tutto il movimento scacchistico dovrebbero tributare un sincero riconoscimento all’indiano che ci auguriamo non esca di scena. Resta, a nostro avviso, infatti il più forte scacchista nel confronto diretto, come ha dimostrato con Kramnik, Topalov e Gelfand mentre, al contrario, ci sembra che Carlsen soffra questa formula. Forse per questo, prima ancora di vincere, aveva affermato che a suo avviso il titolo mondiale dovrebbe essere assegnato in un torneo piuttosto che in uno scontro diretto. Una tesi originale per uno sport individuale, che a nostra avviso nasconde un’evidente limite.
Quello che ci auguriamo è che Anand pensi seriamente alla rivincita. La Tigre di Madras deve guardarsi dentro e riscoprire la voglia di sbranare l’avversario. Gli scacchi mondiali ne hanno bisogno.
AU

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