Mondiale Rugby, il Sudafrica vince 32-12 la finale dei record

La finale di Coppa del Mondo tra Inghilterra e Sudafrica non ha praticamente storia, tanto il divario tra le due formazioni soprattutto per quanto riguarda le mischie ordinate.

Mondiale Rugby, il Sudafrica vince 32-12 la finale dei record

Una finale, quella del Mondiale di rugby vinta oggi dal Sudafrica, ricca di record. Ne ricordiamo alcuni: la prima volta che una formazione vince la Web Ellis Cup dopo aver perso una partita nelle fasi finali; record di punti per un solo giocatore in una finale (Pollard con 22); la prima volta di un capitano nero per i Books che alza la coppa; la prima volta che il Sudafrica in finale segna una meta (due per la precisione).

Forse ce ne sono anche altri di record, ma per il momento questi bastano a fotografare una finale che non ha avuto praticamente storia e che si chiude con il punteggio di 32 a 12. Contrariamente alle previsioni, l’Inghilterra è entrata in campo contratta e lontana parente della formazione che aveva battuto la Nuova Zelanda. Il Sudafrica ha invece impostato la partita come la semifinale contro il Galles: gioco rallentato e calci di spostamento.

All’elenco delle “prime volte” forse ne dobbiamo aggiungere una che è poi il motivo tecnico che ha deciso la partita. Mai in una finale di Coppa del Mondo di rugby si era visto un così netto divario nelle mischie ordinate. La battaglia è stata persa soprattutto su questo terreno. Ogni mischia era un calcio a favore del Sudafrica. E se questo accadeva nella metà campo avversaria, significavano tre punti. Pollard non ha perdonato.

A parziale giustificazione di un simile squilibrio di forze, Eddie Jones può reclamare la prematura e inopportuna uscita dal campo, dopo appena 3′ del pilone destro Kyle Sinckler per infortunio. Ma ci sembra una giustificazione di facciata. Che aumenta le colpe del tecnico della Rosa, incapace di trovare una soluzione al problema apparso evidente sin dalla prima mischia.

Invece di correre ai ripari, come poi ha fatto nel secondo tempo, Jones ha sperato che la furia dei “books” si esaurisse e che magari i suoi “killers” ritrovassero la strada per conquistare la linea del placcaggio. Invece Curry e Underhill quest’oggi sono apparsi vittime dell’emozione. La partita, per chi sa di rugby, è finita ancora prima che i calci di Pollard scavassero il solco.

Ma il successo del Sudafrica non sarebbe stato lo stesso se non ci fossero state, nel secondo tempo, le mete di Mapimpi e Kolbe, che sono apparse belle quanto incredibilmente facili per le ali africane, davanti ad una difesa britannica ormai in ginocchio.

Mete, per inciso, che finalmente regalano la soddisfazione di marcare in una finale per il Sudafrica: nelle precedenti vittorie di Coppa del Mondo non era mai accaduto! Per farlo ci voleva questa “squadra arcobaleno”, finalmente e coerentemente specchio di una Nazione alla ricerca della giusta miscela sociale in grado di dirimere le grandi contraddizioni di quel paese.

Se il Sudafrica di Erasmus oggi giustamente festeggia, un po’ del merito ce lo prendiamo anche noi italiani. Infondo la rifondazione di questo gruppo è iniziata proprio quando la Federazione sudafricana ha valutato di aver raggiunto il punto più basso della sua storia: il 19 novembre del 2016 quando perse contro l’Italia. Se si poteva digerire lo schiaffo, nel 2015, in Coppa del Mondo contro il Giappone, non altrettanto valeva per quella sconfitta di Firenze.

Così arriva sulla panchina sudafricana Erasmus e in tre anni ricostruisce e rifonda il movimento. Soprattutto da quel giorno la formazione africana comincia sul serio a prendere in considerazione anche i giovani talenti di colore che stavano crescendo in tutto il Paese. E che hanno permesso alla squadra di operare una trasformazione culturale importante. Da gruppo tutto muscoli e “raccogli e vai” a formazione in grado di puntare sulla velocità delle proprie ali per scardinare le difese avversarie. Crediamo, da questo punto di vista, che non sia una caso che le due mete siano state marcate proprio da un gruppo di tre quarti neri. I tempi di Chester Williams, esibito come un santino, sono ormai lontani.

Per questo, ha vinto il Sudafrica: lunga vita al Sudafrica!

Qui il tabellino completo della partita

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