Mondiale Scacchi, comincia oggi a New York la sfida tra Carlsen e Karjakin

Comincia oggi il Campionato del Mondo di Scacchi tra il campione uscente Magnus Carlsen, n. 1 incontrastato del ranking mondiale, e lo sfidante Sergej Karjakin, n. 9

Mondiale Scacchi, comincia oggi a New York la sfida tra Carlsen e Karjakin

Comincia oggi tra poco meno di due ore il Campionato del Mondo di Scacchi tra il campione uscente Magnus Carlsen, n. 1 incontrastato del ranking mondiale, e lo sfidante Sergej Karjakin, n. 9.

Si dice che dal Fulton Market Building, sede dell’incontro, si possa ammirare perfettamente il ponte di Brooklyn. I due sfidanti non potevano immagine scenografia migliore ora che le tematiche da “guerra fredda” sono tornate di moda con l’elezione di Donald Trump alla presidenza USA. Ma i tempi di Fischer contro Spassky difficilmente torneranno in auge, perché il mondo dal 1972 è completamente cambiato e i due campioni che si apprestano alla sfida in qualche modo rappresentano perfettamente questa evoluzione.

Prima di tutto per la nazionalità di entrambi. Norvegese “fino al midollo” il campione del mondo uscente, di nascita ucraina e poi naturalizzato “per soldi” russo il secondo. Difficile far passare questo uno scontro di culture, anche se la Norvegia non è più il regno del socialismo dal volto umano e la Russia da tempo non incarna più l’idea di socialismo reale. Resta, come spesso accade ai mondiali di scacchi, uno scontro di personalità. E per la prima volta nella sua breve ed intensa carriera Magnus veste i panni del tradizionalista, tutto dedito a scacchi e lavoro. Contro di lui l’ex golden boy degli scacchi mondiali (il più giovane grande maestro della storia, a 12 anni e rotti) che a 26 anni (gli stessi dello sfidante) ha già collezionato due mogli (sempre nell’ambito scacchistico) e appare più dedito alla bella vita e ad inseguire i soldi rispetto all’attività sportiva. Del resto vi è stato un tempo in cui Sergej guardava Magnus dall’alto in basso: all’alba del terzo millennio, attorno gli anni 2000. Entrambi preadolescenti cercavano di scalare le classifiche internazionali più velocemente possibile e l’allora ucraino distanziava per forza di gioco e rendimento il norvegese.

Poi le cose sono cambiate e mentre Carlsen ha spiccato il volo verso una forza e profondità di gioco che non ha eguali nella storia degli scacchi moderni (l’unico a poter vantare di aver veleggiato per anni con un elo superiore ai 2900 punti), Karjakin si è un po’ perso per strada, forse correndo dietro alle ragazze, al punto di dover conquistarsi il diritto a questo mondiale sbaragliando la concorrenza al torneo dei Candidati del 2016. A farne le spese, proprio in quell’occasione, il “grigio” (dal punto di vista di immagine) Fabiano Caruana, già alfiere degli scacchi italiani ma passato alla corte della federazione statunitense, essendo lui nato a Miami (anche se da genitori italiani) e attratto, come altri, dai soldi del miliardario Rex Sinquefield, benefattore degli scacchi a stelle e strisce.

Dal punto di vista sportivo il confronto tra i due non sembra avere storia. Finora si sono incontrati 21 volte, 4 i successi del norvegese e uno del russo (16 patte). Se poi si tengono in considerazione anche le partite Rapid (10’ per finire la partita) e Blitz (5’), allora il divario è ancora maggiore. Sarà importante anche questo aspetto, visto che l’incontro di New York si giocherà sulle 12 partite. Vince chi arriva a 6,5 punti. In caso di parità verranno disputati spareggi Rapid e Blitz. Siamo convinti, però, che ad oggi se esiste un giocatore in grado di mettere in difficoltà un inarrivabile Carlsen, questo è proprio Karjakin, che ha dimostrato di non temere la personalità del coetaneo e capace di sferrare il colpo del ko nel momento decisivo (vedi torneo dei candidati).

Non è escluso che, nel più puro spirito di questo sport, all’incontro si facciano vedere Trump (che in passato ha offerto la sua Tower come sede di un importante torneo di scacchi) e Putin, grande sponsor della grandeur russa in questo gioco. Se fosse, ci possiamo immaginare le pacche sulle spalle di due “vecchi” amici tornati indiscutibilmente sulla cresta dell’onda. Del resto quale migliore occasione per suggellare un’amicizia che solo qualche mese fa appariva impensabile? Anche questa è la dimostrazione che il mondo è profondamente cambiato rispetto ai tempi di Fisher e Spassky.

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