
Italia-Usa 52-55 finisce sui giornali di due Paesi e sembrano due partite diverse. Il dato di partenza è incontrovertibile: 30 liberi a favore degli Usa contro i 20 per l’Italia. Nel nostro Paese viene letta come evidente dimostrazione dello squilibrio di arbitraggio, mentre in America si scusano le pessime percentuali al tiro con una Italia particolarmente aggressiva.
Quotidiano Sportivo apre con un arbitraggio «ai limiti dello scadente» e arriva a domandarsi come sarebbe andata con fischietti migliori; Eurosport porta la terna nel titolo e definisce contestatissimo l’and one annullato a Zandalasini; Timeout Channel scrive di una partita condizionata dai fischi; OA Sport traduce il sospetto in cifre, contando i diciassette tiri liberi concessi a Team Usa nel solo primo tempo, dodici dei trenta punti americani arrivati dalla lunetta. Il Messaggero si limita a registrare un arbitraggio non impeccabile e i primi fischi partiti dalle tribune. Sky Sport, SportMediaset e Sportface, invece, raccontano le stesse azioni senza mai nominare gli arbitri, e spiegano il break del primo quarto con la fisicità americana e con il 3/12 iniziale delle azzurre.
Il tabellino dice, olter ai 30 tiri liberi per gli Stati Uniti e 20 per l’Italia, nessuna giocatrice uscita per falli, e 43-42 a rimbalzo per le azzurre. Dentro quei numeri c’è una squadra che ha recuperato quindici punti alla nazionale che non perde un Mondiale dal 2006.
La polemica nasce soprattutto negli ultimi tre minuti. Sul 50-51 un fallo in attacco fischiato a Zandalasini cancella il canestro del possibile sorpasso, poi arriva l’ultimo possesso, con la tripla della parità tentata dopo un contatto sul volto che la terna lascia correre. Zandalasini reagisce alla sirena, viene trattenuta dalle compagne e poco dopo, ai microfoni della Rai, chiede scusa dicendo che con quella maglia addosso le succedono cose strane. Petrucci sceglie il sito federale e una riga che non ha bisogno di commento: “Arbitri così bravi che meritano di arbitrare la finale”. Capobianco, sollecitato sullo stesso punto, risponde che di altro non parla, e resta l’unico dei tre a non lasciare traccia della serata.
Negli Stati Uniti la colpa è del canestro
Negli states la narrazione è completamente diversa. ESPN racconta la gara come la prova più dura in quasi vent’anni ricordando come la striscia mondiale sale a 32 vittorie. Un numero che rimbalza ovunque, da Fox all’Associated Press, è il minimo storico dei 55 punti, che nessuna squadra americana toccava in una vittoria iridata dal 42-38 sull’Australia del 1967. Le percentuali chiudono il ragionamento, con il 29% dal campo e una sola tripla realizzata su dodici tentativi. Kara Lawson spiega di aver vinto senza il proprio repertorio migliore, Breanna Stewart riconosce che l’Italia ha sporcato la partita fino a rendere difficile ogni conclusione. Yahoo segnala il dito nell’occhio lamentato da Zandalasini e non sanzionato, OutKick scrive che il fallo sembrava esserci. L’Associated Press, che con il suo dispaccio arriva in mezzo mondo, sceglie l’angolo quasi assente dalle aperture italiane e concede l’onore alla Nazionale di Capobianco, parlando di “impresa mancata di una nazionale al primo Mondiale dal 1994”.
Un elemento però viene valorizzato negli USA e vale quasi come una vittoria: l’Italia costringe le campionesse a una tripla su dodici e vince a rimbalzo. La partita ha dimostrato una formidabile difesa azzurra apprezzata in un contesto in cui il basket si vive ogni giorno. Sei mesi fa, nel torneo di qualificazione di Porto Rico, le stesse due squadre avevano prodotto un 93-59. È questa la distanza cancellata a Berlino, che i giornali americano hanno ricordato e la stampa italiana, impegnata (giustamente) a criticare gli arbitri si è quasi dimenticata.
Contro la Cina, stasera alle 20.45, l’Italia gioca il secondo posto. La qualificazione è ormai certa, c’è solo da decidere, in base al piazzamento, contro chi giocheremo andando avanti.

