
L’Italia ha perso 51-71 con la Cina, lunedì sera a Berlino, nell’ultima giornata del girone D. Il terzo posto porta le Azzurre allo spareggio di mercoledì con l’Australia, alle 20.45 (diretta su Sky e RAI). Il tabellino dice 2/17 da tre e 18/36 da due.
La Cina ha giocato un basket antico. Due torri nella rotazione, Zhang Ziyu e Han Xu, quasi mai in campo insieme, e un attacco che passa dal ferro. Zhang misura 223 centimetri secondo il roster FIBA, che la indica come la giocatrice più alta mai iscritta a una competizione femminile della federazione internazionale. I due centri azzurri, Cubaj e Andrè, ne misurano 192. Trentuno centimetri di scarto sono stati una (prevedibile) condanna a rimbalzo: 37-27 il conto finale, 24-10 già all’intervallo.
Davanti a quel divario le Azzurre hanno scelto il tiro dalla distanza. Diciassette conclusioni da tre su cinquantatré tentate, due entrate. Da due l’Italia ha chiuso al 50 per cento, una percentuale che a questo Mondiale vale quasi ovunque la vittoria se però sei in grado di contrastare sotto il tabellone.
Questa partita l’hanno persa le scelte tattiche ma forse Capobianco c’entra fino ad un certo punto. Le giocatrici hanno eseguito quanto era stato chiesto loro, e hanno continuato a eseguirlo fino all’ultima sirena, quando erano sotto di venti. La Cina difendeva a zona. La zona si rompe dal centro, perché è lì che si costringono due difensori a scegliere sulla stessa palla, e l’Italia in mezzo non ci è quasi mai arrivata. Nessuna cinese è uscita per cinque falli. Nessuna ha corso il rischio di uscirne. Quattordici tiri liberi in quaranta minuti sono la misura di quanto poco quell’area sia stata frequentata.
Le parole di Capobianco alla fine valgono a spiegare l’errore: “Ogni tanto si può sbagliare. Bisogna ammettere che stasera abbiamo sbagliato partita. Peccato perché a questo livello non si potrebbe ma siamo umani. Ora parleremo di ciò che è successo: sono dispiaciuto ma se ne parlerà serenamente. Essere nelle prime 12 Nazionali del mondo è un grande risultato ma di sicuro non vogliamo uscire giocando come oggi. Con l’Australia vogliamo fare una gara degna dell’Italia”.
Un lungo alto e lento soffre una piccola in penetrazione più di quanto soffra un lungo di dieci centimetri più basso. La piccola arriva in mezzo ai piedi, obbliga a scivolare lateralmente, porta al fallo o alla rinuncia. Villa e Verona misurano 177 e 175 centimetri e sono il tipo di giocatrice che avrebbero potuto mettere in difficoltà, in entrata e in velocità, i centri cinesi.
Il precedente era di due giorni prima
Un tipo di soluzione che avevamo visto il giorno prima: la Cechia ha aggredito la Cina a tutto campo, le ha fatto perdere ventinove palloni e l’ha portata al supplementare, cedendo 74-70. Contro l’Italia, nei primi sei minuti, la Cina non ne ha perso uno. Il 15-7 di quel parziale nasce lì, e il primo quarto si chiude 23-7.
Restava un secondo strumento, mai adoperato. Portare le torri lontano dal ferro in attacco, obbligarle a uscire sul blocco lontano da canestro, farle correre in ricaduta. Han Xu gioca nelle New York Liberty e sa muoversi. Zhang, diciannove anni, aveva chiuso i suoi 18 minuti contro gli Stati Uniti con 13 punti e 6 rimbalzi, tutti da distanza ravvicinata: fuori dall’area il suo repertorio si assottiglia.
Si potrà obiettare che ventiquattr’ore prima le Azzurre avevano perso di tre punti con gli Stati Uniti, e che le gambe non c’erano. L’ha detto anche il capitano, Olbis Andrè, aggiungendo che non può valere come scusa. Le percentuali da due sono però rimaste quelle di una squadra fresca. A crollare è stato il tiro da fuori, il fondamentale più esposto alla stanchezza, e su quello il piano si era appoggiato. Mercoledì con l’Australia servirà ritrovare soprattutto fiducia nei propri mezzi, che sono tanti e vanno sfruttati fino in fondo.

