Mondiali ciclismo a Richmond, Consonni: “Un argento che brucia”

Seconda medaglia (ancora d'argento) per gli azzurri in occasione dei mondiali strada. Questa volta ad opera di Simone Consonni, tra gli U23.

Mondiali ciclismo a Richmond, Consonni: “Un argento che brucia”

RICHMOND – Simone Consonni ha conquistato la medaglia d’argento nella prova in linea U23 ai Mondiali di ciclismo a Richmond. Una medaglia che non accontenta l’atleta bergamasco e non lo ripaga degli sforzi fatti: “Avevo la vittoria ad un palmo. Ci siamo andati vicini. Non è una bella sensazione, perché ti senti di aver tradito i tuoi compagni di squadra. Una squadra che ci tengo a ringraziare, perché ha corso secondo le indicazioni della vigilia e mi ha permesso di giocarmi il successo.”
Raccontaci gli ultimi chilometri, quelli decisivi in questa corsa che ha assunto subito la fisionomia di una kermesse, veloce e insidiosa, soprattutto per la pioggia: “Nell’ultimo strappo (in pavè, ndr) ci siamo trovati in tre dietro al francese che era andato in fuga. Lui stava lì, a poche centinaia di metri da noi. Dovevo partire, l’avrei raggiunto, perché avevo gambe e condizione. Non ho avuto il coraggio di farlo…”.

E’ partito, al suo posto, Gianni Moscon, l’altra punta schierata da Marino Amadori in questo mondiale che eravamo sicuri di portare a casa: “Quando è scattato Ledanois il corridore davanti a me è caduto, per evitarlo mi è scivolato il piede… ho perso secondi preziosi. Nonostante questo, però, sono riuscito a riportarmi sui primi, anche grazie al gran lavoro di Troia. Quando siamo rimasti in tre, con il francese davanti, sono partito a tutta, sapevo che Simone mi avrebbe seguito. In vetta alla rampa eravamo ancora tutti insieme… ho deciso di tirare la volata a Simone.”.

La gara vive sulla lunga fuga di quattro fuggitivi, tra questi anche Davide Martinelli, protagonista poi nella fase finale di un altro tentativo. Quando il gruppo si sta per riportare sugli ultimi tre attaccanti di giornata, Martinelli rilancia l’azione che appare decisiva. Invece dal gruppetto inseguitore, attardato per una caduta, scatta come una saetta Kevin Ledanois, figlio d’arte e un contratto da professionista già in tasca da tempo. “Abbiamo corso come ci eravamo prefissati – ha dichiarato in conferenza stampa -. Avevamo deciso di attaccare in quel punto e che Anthony Turgis mi avrebbe protetto. E’ andato tutto bene anche se il rettilineo finale non terminava più…”.

In effetti le due medaglie premiano oltremisura una formazione, quella francese, sicuramente ricca di talento ma che non ha condotto la gara come gli azzurri. Simone Consonni e Gianni Moscon, rispettivamente secondo e quarto, infatti, hanno finalizzato un lavoro di team che ha avuto anche in Davide Martinelli e Oliviero Troiadue splendidi interpreti. “Non posso rimproverare nulla alla squadra – ha detto alla fine Marino Amadori – ma ho una grande recriminazione per quanto riguarda il risultato. Un oro oggi era alla nostra portata…”.

Eppure è stato interrotto un incantesimo che durava da tempo, dal 2008 per la precisione, quando conquistò una medaglia d’argento Simone Ponzi.. possibile che non è felice neanche un po’?

“Miravamo all’oro, l’ultimo conquistato da un azzurro in questa categoria è quello di Francesco Chicchi nel 2002. Sarebbe stato sfatare un incantesimo ancora più grande…”.

Si va bene, ma alla fine questa medaglia premia un corridore forte anche se pista, esaltano quel concetto di multidisciplinarietà caro alla Federazione? “Evvero – si affretta a rispondere il tecnico azzurro – ma proprio per questo un oro sarebbe stato meglio.”.

Inutile insistere, forse tra 24 ore si riusciranno a cogliere anche gli aspetti positivi di questa splendida gara. Infondo come dicevano da queste parti? “Domani è un altro giorno…”

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