
Il conto alla rovescia comincia quando l’Australia, ormai orfana di Georgia Baker per un problema meccanico, imbocca il lungo rettilineo in leggera salita di questa staffetta a cronometro. I sei moschettieri azzurri – Mattia Cattaneo, Filippo Ganna, Matteo Sobrero, Vittoria Guazzini, Elisa Longo Borghini e Monica Trinca Colonel – hanno appena metabolizzato la grande paura, ovvero l’arrivo della Francia, dietro di una manciata di secondi.
La vittoria è nell’aria, ma la scaramanzia è d’obbligo. Quando ormai è evidente che anche l’Australia non riuscirà a battere il 51’32”28 dell’Italia, Filippo Ganna esclama: «Come a Capodanno, facciamo come a Capodanno». I sei alfieri si uniscono nel conto alla rovescia: tre, due, uno… ed esplode la festa.
L’Italia conquista così la prima medaglia d’oro di questi Campionati del Mondo in Canada, che brilla accanto ai due argenti dei giorni scorsi di Ganna e Nicolas Milesi. Tre medaglie in tre giorni che portano gli azzurri ai vertici del medagliere, con un oro e due argenti.
Per troppo tempo abbiamo sfiorato questo titolo, simbolo di un intero movimento, come ha avuto modo di dichiarare Elisa Longo Borghini e come ha ricordato anche il presidente della Federazione Ciclistica Italiana Cordiano Dagnoni. Un concetto rafforzato da un dato: in questa stagione il ciclismo azzurro è salito sul gradino più alto del podio mondiale sia nella staffetta XCO sia in questa su strada.
Un titolo mondiale che porta con sé sei storie diverse, accomunate però dallo stesso destino: sfatare un tabù che in alcuni casi appariva quasi ineluttabile.
Come accaduto quattro anni fa a Wollongong, quando l’Italia chiuse seconda ad appena 2”92 dalla Svizzera. Di quel sestetto facevano parte quattro dei protagonisti di oggi: Ganna, Sobrero, Longo Borghini e Guazzini. Per Matteo Sobrero si è trattato quindi di un appuntamento con il destino inseguito a lungo. «Siamo andati molto vicini alla vittoria in diverse edizioni – ha ricordato – finalmente siamo riusciti ad arrivare al primo posto». Poche parole che raccontano bene la liberazione di un gruppo che questo titolo lo aveva visto più volte da vicino, senza mai riuscire ad afferrarlo.
Anche Elisa Longo Borghini veste finalmente la maglia iridata. Negli ultimi chilometri è stata lei a trascinare Monica Trinca Colonel verso il traguardo, lei che quella maglia l’aveva sfiorata diverse volte e sempre guardata dai gradini inferiori del podio.
«Sono molto emozionata – ha spiegato – perché è la mia prima maglia iridata ed è arrivata insieme alla squadra. Ho sempre creduto nel gruppo e condividere questa emozione con questi ragazzi e queste ragazze è davvero speciale. Sono orgogliosa di loro».
Poi il pensiero si allarga all’intero movimento: «Quando un team relay va bene è un piccolo segnale che il movimento è in salute e che il nostro ciclismo sta bene, al netto di tutte le critiche che riceviamo. Oggi però è una giornata particolare e non ho nessuna voglia di andare verso le polemiche».
Per Filippo Ganna si tratta invece dell’ennesimo ritorno nell’arcobaleno. Due giorni dopo l’argento nella prova individuale, con un pizzico di amarezza ancora addosso, arriva una gioia completamente diversa.
«È una maglia differente. Sono anni che inseguiamo questo titolo nel mixed relay, siamo saliti tante volte sul podio e abbiamo conquistato diverse medaglie, ma questa è la prima volta che possiamo mettere questa maglia sulle spalle. Nella prova individuale ero un po’ dispiaciuto per il secondo posto, vincere finalmente qui ti dà un’emozione diversa, soprattutto perché puoi condividerla con un gruppo fantastico».
Un gruppo che ha preparato nei dettagli una prova apparentemente semplice e invece complicatissima da interpretare. La sera precedente gli azzurri si erano riuniti per una mezz’ora per ripassare curve, cambi, lunghezza dei turni e punti più delicati del percorso.
«Credo che tutti abbiano fatto il proprio lavoro e che abbiamo fatto tutto perfettamente – ha spiegato Ganna –. È un po’ come nel quartetto: quando ottieni un grande risultato di squadra ti dà qualcosa in più, perché sai che c’è un gruppo genuino che lavora bene e ha voglia di fare».
Chi invece è approdata al grande ciclismo quasi all’improvviso è Monica Trinca Colonel, catapultata in pochi anni in una dimensione che, per una ragazza dolce ed entusiasta come lei, mette quasi i brividi.
«Non ci credo ancora. Tre anni fa ero in tutt’altra situazione e oggi sono qui con una maglia mondiale. È davvero emozionante e sono felicissima di poter condividere tutto questo con Filippo, Mattia, Matteo, Vittoria ed Elisa. Ho dato il massimo e so che loro ci hanno creduto quanto me. Credo che stanotte non dormirò».
Completamente diverso l’approccio di Vittoria Guazzini, arrivata a questo Mondiale con la testa già rivolta anche all’appuntamento iridato su pista, ma capace nel frattempo di aggiungere un’altra maglia arcobaleno alla propria collezione.
Il suo contributo è stato soprattutto tattico. «Avevamo un piano. Sapevamo dove prestare attenzione nelle curve e più o meno dove effettuare i cambi. Io dovevo tirare fino all’ultima curva, perché sapevo che Monica ed Elisa sarebbero state più veloci di me nell’ultimo tratto verso il traguardo. Ho dato tutto fino a lì e poi le ho lasciate andare. Le ho viste lottare fino alla linea e credo sia stata la scelta giusta».
A chiudere il cerchio è Mattia Cattaneo. Lo fa con la saggezza e la moderazione che gli appartengono. Nel brindisi serale a Spazio Azzurri il suo primo pensiero va a chi oggi non era in bicicletta ma di questa storia fa parte a pieno titolo: Edoardo Affini. «Anche lui ha condiviso con noi fatiche, podi e delusioni. Anche lui sale con noi oggi sul gradino più alto».
Nelle dichiarazioni post gara Cattaneo ha spiegato quale sia stato il segreto di questo gruppo. Nessuna formula magica. «Credo sia semplicemente questione di essere amici, scherzare e divertirsi anche fuori dalla competizione. Abbiamo davvero un bel gruppo, ci aiutiamo l’un l’altro. Non penso ci sia nessun altro segreto».
Forse è proprio questa la fotografia migliore del primo titolo mondiale italiano nella Team Time Trial Mixed Relay: sei campioni, sei storie diverse, un gruppo di amici che per anni ha inseguito la stessa maglia e che oggi, sul rettilineo di Montréal, ha potuto finalmente aspettarla contando insieme, come a capodanno.

