CiclismoMondiali ciclismo, Milesi: "Bruciano quei 7 secondi. Ganna il mio modello"

Mondiali ciclismo, Milesi: “Bruciano quei 7 secondi. Ganna il mio modello”

Il podio della crono U23 (photo federciclismo/SprintCyclingAgency©2026)

Nicolas Milesi taglia il traguardo e non è contento. Ha visto con la coda dell’occhio, e capito dalle parole dello speaker, che non ha vinto. È secondo, a una manciata di secondi dal primo. Scende dalla bici e si siede per rifiatare. Non è contento, e si vede. Era venuto qui in Canada per la vittoria e questa gli è volata via per appena sette secondi.

Ancora non sa però chi l’ha battuto. Tra gli ultimi a dover arrivare ci sono lo spagnolo Héctor Álvarez Martínez, uno dei grandi favoriti della vigilia, e il danese Mads Landbo. Sono loro gli uomini che Milesi aveva tenuto sotto controllo durante la prova. Álvarez, in particolare, era stato il più veloce nei primi due rilevamenti, mentre l’azzurro, partito leggermente più piano, aveva progressivamente recuperato, risalendo al secondo posto al secondo intertempo e lasciandosi alle spalle Landbo.

Poi Nicolas guarda la classifica finale e scopre che il nuovo campione del mondo è Ryan Gal. Se non un perfetto sconosciuto, certamente uno di quelli che l’azzurro non aveva messo nel mirino. Ventunenne olandese della Metec-SOLARWATT, Gal quest’anno ha vinto il titolo nazionale Under 23 a cronometro e una tappa del Giro della Valle d’Aosta con arrivo a Cervinia; non figurava, al via, tra i principali favoriti per la maglia iridata.

La sua gara, però, è stata perfetta nella distribuzione dello sforzo. Quinto al primo rilevamento e quarto al secondo, Gal ha cambiato passo nella parte conclusiva. Al terzo intertempo era già passato al comando, con 1”98 su Milesi, per poi portare il vantaggio a 7”01 sul traguardo. Il suo 37’26”16, alla media di oltre 50 chilometri orari, non è stato più avvicinato.

«Sinceramente non me lo aspettavo, mi ha sorpreso un po’ – ammette il 22enne di Clusone parlando dell’olandese –. Anche per questo sono abbastanza deluso. Alla fine però è stato più forte. Io sono riuscito comunque a chiudere secondo e resta un risultato importante».

Peccato, perché il ragazzo cresciuto a Parre, aveva fatto praticamente tutto bene. Anche la preparazione era stata costruita pensando proprio a Montréal: «Quest’anno sono entrato nel Development Team della Ineos, dove mi trovo veramente benissimo. Già a marzo ho vinto una cronometro all’Olympia Tour, una gara di ottimo livello per gli Under 23. Ho fatto anche settimo nella crono del Giro, che non era per nulla adatta alle mie caratteristiche, con diverse salite, e sono riuscito a vincere anche la gara di Poggiana con un attacco da lontano. Tenevo molto a questo appuntamento mondiale».

Il rammarico, quindi, resta. «Penso che ci vorrà qualche giorno per farlo passare del tutto. Quando arrivi così vicino, sette secondi sono veramente pochi su una prova di questa durata. In fondo sono contento della mia prestazione e della medaglia d’argento, però quando arrivi così vicino rimane un po’ di rammarico».

In sala stampa Nicolas ritrova il sorriso e si mette in scia di quel Filippo Ganna che solo 24 ore prima aveva regalato al ciclismo italiano la prima medaglia d’argento di questi Mondiali. Un riferimento che per Milesi va ben oltre il colore della medaglia: «Questa disciplina mi piace molto e ci lavoro parecchio. Sono sempre stato competitivo fin dal primo anno Under 23 e quest’anno ho cominciato a ottenere risultati importanti nelle cronometro. Ganna per me è una vera fonte d’ispirazione. Mi piace molto sia come persona sia come corridore. Penso che questa medaglia possa darmi ancora più fiducia per il futuro».

Milesi non individua errori particolari nella propria prova: «Sinceramente no. Penso di aver disputato una gara davvero buona e di aver espresso una buona potenza. Riguarderemo tutto con il direttore, ma devo essere soddisfatto di me stesso e della gara che ho fatto oggi».

Neppure le condizioni delle strade possono diventare un alibi. «Già durante la ricognizione di sabato avevamo visto che soprattutto nella prima parte, ma anche in altri tratti, l’asfalto era piuttosto sconnesso. Era però uguale per tutti. Preferivo la parte centrale, con le strade più larghe, dove potevo davvero esprimere tutta la potenza. Penso comunque di essere andato bene anche nei tratti più tecnici e con più curve».

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Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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