Mondiali ciclismo, Sofia Bertizzolo: “Il ciclismo è.. indipendenza”

Mondiali ciclismo, Sofia Bertizzolo: “Il ciclismo è.. indipendenza”
Mondiali ciclismo, Sofia Bertizzolo

Sofia Bertizzolo sul podio della prova in linea donne juniores (foto Bettini)

Ci sono sempre delle storie dietro ad un successo o ad una sconfitta. Lo sport è bello per questo, il ciclismo, poi, ne offre a manciate. Così nel primo giorno di questi Mondiali ciclismo dedicato alle prove in linea, con il ritorno dell’azzurro dell’Italia in testa al gruppo, voglio aprire il racconto di questa giornata fausta per i nostri colori con lo scivolone di Gianni Moscon. Gianni è un ragazzone trentino, silenzioso e timido, che aveva il compito di entrare in azione negli ultimi chilometri.
Da fedele servitore della patria, come un soldatino al fronte della prima guerra mondiale (che si combattè proprio dalle sue parti) all’ordine di scuderia (anche se si è corso senza radioline) è partito. In fuga, negli ultimi chilometri di una corsa U23 fino ad allora incolore, c’era un portoghese. In discesa Gianni forza il ritmo e si ritrova da solo all’inseguimento. Una curva a destra e la bicicletta inizia a saltellare. Gianni fa in tempo a staccare il piede dal pedale, ad aggiustare un pò la bici e poi… giù per terra. Con lui cade anche la speranza per il ciclismo italiano di vedere sul podio un azzurro in una categoria che da anni non ci regala piu soddisfazioni. Gianni si rialza, sale in bici e termina la corsa, con due eventi abbrasioni sulla spalla e sulla coscia e con la mortificazione di un mondiale buttato.
Nel frattempo Iuri, l’altro unico silenzioso del gruppo, si ritrova a metà strada tra il nuovo fuggitivo (il norvegese Bystrom) e il gruppo inseguitore. Desiste, o non ce la fa, e spera nella volata. Chiuderà al sesto posto. Rabbia e rammarico per gli azzurri, a cominciare da quel Davide Martinelli che era l’atleta di punta della squadra e che invece, a due giri dal termine: “Ho iniziato a soffrire di crampi. Mi sono alimentato, ma ormai era tardi, avevo perso il treno… Ho guardato Zurlo (il velocista che avrebbe dovuto risolvere la questione in un arrivo a ranghi compatti, ndr), mi ha fatto capire che anche lui non ne aveva…“. Il destino segnato di questo gruppo di ragazzi è apparso, in quel momento, nitido come soltanto un’azione suicida sulla linea del Piave. Tutto è perduto tranne l’onore.
Accade che non vinci una corsa per tutta la stagione. Accade che ti trovi a correre un mondiale in cui una squadra favorita su muove come un tanker. Monolitica e implacabile controlla la corsa dall’inizio della gara (e quando ciò accade allora tutti gli altri gli corrono contro). Accade che dai box ai lati della strada ti ordinano di attaccare, a 10 chilometri dalla conclusione, su un percorso che facilita gli inseguitori. Accade che pensi… “adesso mi riprendono: io da solo contro l’Australia (e che Australia!), acc.. mi tocca a me questa azione suicida per scompaginare lo squadrone aussie“. Accade invece che vinci. E’ la storia di Sven Erik Bystrom: i sogni possono accadere. Soprattuto in un giorno perfetto… “per me“, ha escalmato in sala stampa. Anche perché per gli aussie questa corsa resterà nel gozzo per tanto. Poca importa che hanno portato a casa l’argento. Per come hanno corso, solo l’oro era il bottino soddisfaciente.
Nella mattina, però, e arriviamo alla coda, dolce per noi, c’è stata l’incredibile corsa del team Italia, nella gara dedicata alle donne Juniores. C’è stata, soprattutto la medaglia di Sofia Bertizzolo, d’argento per soli 20 centimetri… “Quando arrivi così vicina all’oro, perderlo ti fa arrabiare…
Ma hai vinto un argento..! “Non è la stessa cosa. Quando mi ricapita un’occasione simile. Ho sbagliato, ho sbagliato; due volte ho sbagliato. Prima di tutto a non forzare ancora in salita. Conoscevo Amalie (Dideriksen, nuova-vecchia campionessa del Mondo, ndr) e sapevo che era forte, per questo ho atteso, al culmine della salita, Sofia Beggin. Non volevo arrivare con la danese da sola… Eppoi non ce l’avremmo fatta. Ho preferito attendere Sofia, ma quando è arrivata lei e arrivato anche il gruppo. Ho sbagliato poi in volata. Ho perso la ruota di Amalie e sono rimasta impigliata nel gruppo… Non avrei perso.”
Sofia Bertizzolo è così. E’ forte, di testa e di gambe. Ha vinto un campionato europeo e sfiorato un mondiale, ma è al primo anno. Domani è un altro giorno… “Adesso torno a scuola. Quest’anno ho la maturità, ho già perso troppi giorni.
Cosa ti piace del ciclismo: “Che ti fa crescere indipendenti. Ti offre possibilità che altrimenti, senza lo sport, non avrei. Mi insegna a stare al mondo.
Il tuo campione di riferimento? “Ho tante cose da fare, tra studio e ciclismo, che ho poco tempo per pensare a guardare le gare ciclistiche. Comunque c’è un ciclista che ho sempre stimato, per come è in gara e per come vive il suo ruolo da campione fuori: Cadel Evans
Cadel Evans, proprio quello che a marzo del 2015 smetterà di correre? “Non lo sapevo… si resta quelli che si è anche quando non si è più ciclisti
AU

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