Mondiali ciclismo Toscana 2013: il coraggio di Filippo, la rabbia di Mathias…

Mondiali ciclismo Toscana 2013: il coraggio di Filippo, la rabbia di Mathias…
Mathias Krigbaum, secondo al Mondiale Crono Toscana 2013

Mathias Krigbaum, secondo al Mondiale Crono Toscana 2013

Ci sono sempre delle storie umane da raccontare ad un mondiale di ciclismo. Toscana 2013 non si sottrae a questa regola e in un solo giorno la cronaca ce ne offre tre. Difficile fare una scelta, difficile raccontarle come dovremmo ma ci proviamo. La prima ha il nome e il volto tumefatto di Filippo Ganna, ragazzone piemontese che porta un nome importante per questo sport. L’emozione di un mondiale in casa e la voglia di ottenere un risultato per l’Italia lo portano, dopo neanche tre chilometri di gara, a prendere una curva a tutta. A “troppo”, visto che va per le terre. Trova la forza e la determinazione per rialzarsi, aggiustare la catena che si era tolta, rimettersi in sella. Tutto da solo. Arriva al traguardo, dopo altri 20 chilometri di sofferenza, stravolto e dolorante. Passa 10′ buoni sul lettino, con i medici dell’organizzazione che si sincerano delle sue condizioni. “Ho preso quella curva troppo veloce…, avrò perso una 30 di secondi“, esclama alla fine, ma il conto è sicuramente avaro. Forse per scherno o per giustificarsi, il giovanotto si toglie sicuramente meno di quanto ha effettivamente perso. “1’30 – esclama a mente fredda Rino De Candido -. Senza quel fardello sarebbe arrivato tra i primi 5“. E per l’Italia un altro mondiale a cronometro.
La seconda storia è quella di Elisa Longo Borghini, che ormai conoscerete perché ripetuta in poche ore dalla tv e dalla stampa. Il suo 13° posto finale non dice il vero sulla gioia, eloquente e composta di questa ragazza dopo l’arrivo. In quel momento è seconda e viene invitata a sedersi al box dedicato alle atlete in odore di podio, in attesa. Un’attesa breve, lo sa lei, lo sanno tutti, giornalisti e appassionati asserragliati ai lati in cerca di uno sguardo, un sorriso, una battuta. Ma quei secondi di attesa sono anche l’orgogliosa rivincita contro la sorte e quella maledetta caduta ai Campionati Italiani. “Era praticamente da sola e aveva vinto – racconta Dino Salvoldi -, quando una scivolata e giù per terra.” Neanche si rialza, un taglio profondo sull’addome e frattura del bacino. Un passato da ciclista da buttare? Era fine giugno e l’estate incipiente non gli poteva apparire peggiore. Ma quell’estate è volata via il 24 settembre, quando il giudice di gara l’ha fatta sedere nel box. Pochi minuti per guardare indietro e pensare che quanto accaduto è ormai storia. Un twitter ha cinguettato “Ben tornata Elisa…“; poi sono arrivate le prime.
La terza storia è quella del danese Mathias Krigbaum, secondo al mondiale juniores, staccato 8″66 dal primo, il belga Decraene. In occasione della conferenza stampa, la prima domanda è per lui: “Sei più dispiaciuto del secondo posto o contento per una medaglia d’argento?
Nella melassa buonista in cui questi ragazzi sono costretti a navigare, tra etichetta e protocollo, Mathias ha trovato la forza di guardare l’intervistatore, e tutta la platea, ed esclamare: “Sono veramente arrabbiato di aver perso…” poi, pentito di tanta sincerità, ha aggiunto “Ma onore ad Igor, che è sicuramente più forte”.
In analisi si tratta dell’Io e del SuperIo. Noi stiamo con l’Io di Mathias, di Elisa e di Filippo, quello che ti permette di rialzarti e ripartire dopo ogni cadata.
AU

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