Mondiali crono: Filippo Ganna e quell’iride nel destino

Il verbanese è sempre stato un predestinato, da quando nel 2013 ha esordito nella nazionale juniores ai mondiali di Firenze. Anche allora a cronometro, in coppia con Edoardo Affini.

Mondiali crono: Filippo Ganna e quell’iride nel destino

“Lo conosco, non molla. Questa la vince”, parola di Edoardo Affini, mantovano, 24 anni, seduto sulla hot seat in attesa che Geraint Thomas gli tolga la leadership momentanea della crono mondiale ad Imola.

Edoardo è un ragazzo intelligente e forse anche più saggio della sua età. Non cullava illusioni in questa cronometro. Ma sa anche, mentre smonta dal trono simbolo del primato, di aver fatto un grande tempo. Alla fine di questo mondiale sarà 14°. E’ soddisfatto.

Ma l’emozione è incontenibile: Filippo Ganna, il suo alter ego da quando era juniores, sta conducendo in porto un’impresa storica. E’ in testa alla crono all’intertempo. Edo legge il futuro. Conosce Filippo anche se corrono per due squadre diverse. “Vincerà” è il verdetto.

Filippo Ganna taglia il traguardo con oltre 26″ di vantaggio su Van Aert. Dennis, dopo di lui, appare lontano. Il campione del mondo uscente sta per cedere lo scettro al suo più giovane compagno alla Ineos. Filippo non trattiene le lacrime, anche perché travolto dall’affetto e dalla gioia dello staff.

“C’è qualcosa di magico in questa maglia. Ne ho vinte quattro nell’inseguimento individuale. Questa adesso però, la quinta, appare la più bella. La voglio onorare già il primo giorno del Giro d’Italia. Ci sarà una crono.”

Filippo sfoga in un attimo tutta la fatica e stanchezza di questi giorni. Secondi di debolezza. Un pianto che serve anche a scaricare la tensione. La pandemia, le bolle, il distanziamento sociale non hanno aiutato a preparare un mondiale che pur correndosi in casa appare strano, diverso.

“Vincere la maglia iridata ha un bel sapore in qualsiasi parte del mondo… ma l’affetto del mio Paese, l’orgoglio di averlo fatto adesso, in questa stagione particolare.” Superato il primo momento Filippo non si ferma più. Gli chiedono delle Olimpiadi. Fino ad un anno fa le guardava solo in ottica inseguimento a squadre. Poi il bronzo dello scorso anno l’ha catapultato, quasi imprevisto, anche nella crono. Questo successo le rende ancora più a portata di mano: “Non ci voglio pensare. Adesso ho il Giro e devo aiutare il mio capitano (quel Thomas che ha fatto scendere dalla hot seat e che è stato tra i primi a congratularsi con lui). Poi quest’inverno voglio provare ad abbattere il muro dei 4′. E’ una cosa che sta lì a cui ancora non ho rinunciato. Poi forse, tra un anno, penserò a Tokyo”.

Filippo è un ragazzo di 24 anni che maneggia le televisioni con la perizia del campione consumato. Ha vestito cinque maglie iridate. Una bella collezione, che pochi nel mondo del ciclismo possono vantare. Nel segno dell’Iride si colora il futuro ma è ne segno dell’iride che ha costruito il suo passato.

Filippo ti ricordi a Ponferrada, tu ed Edoardo Affini, juniores al secondo anno; pensavi allora che avresti potuto arrivare così in alto? “Chi l’avrebbe detto!”.

Il destino è imperscrutabile. A volte regala sorprese così dolci che vanno gustate fino in fondo. Poi domani è un altro giorno.

Jules Elysard

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