Mondiali di Apeldoorn, vola la giovane Italia della pista

Si è conclusa la rassegna iridata olandese con un bottino complessivo di 6 medaglie: 1 oro, 1 argento e 4 bronzi, ma soprattutto la consapevolezza che si può ancora crescere.

Mondiali di Apeldoorn, vola la giovane Italia della pista

Sarebbe stato oggettivamente troppo pensare che Letizia Paternoster, 19 anni, al suo primo mondiale elite ad Apeldoorn fosse in grado di vincere la sua terza medaglia su tre discipline in cui è stata impegnata. Troppo pensarlo, ma nella forza delle cose, alla prova dei fatti.

Letizia nella corsa a punti è stata a medaglia fino ad una manciata di giri dalla fine. Poi le più astute ed esperte sono fuggite via e lei, al gancio per i sei sprint fatti, ha alzato bandiera bianca. Ha chiuso all’11° posto con tanto rammarico. Ma resta, il suo, un mondiale da ricordare, emblema della ritrovata Italia del ciclismo su pista.

Si sono chiusi così, con un urlo strozzato in gola per noi italiani, i Mondiali di Apeldoorn, in Olanda. Un mondiale che ci ha regalato diverse conferme e tante soddisfazioni. Dal 1995 a Bogotà non vincevamo così tante medaglie. Quest’anno sono arrivati l’oro di Filippo Ganna, l’argento di Michele Scartezzi, i bronzi dei quartetti dell’inseguimento, di Simone Consonni nell’Omnium e di Letizia Paternoster e Maria Giulia Confalonieri nell’americana. Sei medaglie, il secondo posto nel medagliere per medaglie vinte al pari di Germania, Gran Bretagna e Australia (e alla spalle dell’Olanda padrona di casa) e il sesto per ori (dopo anche gli Usa). Gli elementi per guardare con ottimismo al futuro sono diversi, proviamo ad indicarne alcuni.

1. Filippo Ganna – Da solo, si potrebbe dire, vale il prezzo del biglietto. Ha 21 anni e già un curriculum su pista da grande: due titoli mondiali nell’inseguimento, due titoli continentali, diverse medaglie nel quartetto. E’ destinato a dominare la scena per i prossimi anni, anche su strada. Potrebbe ricalcare tranquillamente le orme di Wiggins che, è bene ricordarlo, ha vinto medaglie olimpiche, Grandi Giri e titoli mondiali, su strada e su pista. Se l’inseguimento individuale dovesse tornare nel programma olimpico (si spera per Parigi 2024) avrebbe ancora 27 anni. Quando si mette in testa al quartetto le sue tirate fanno male. Agli avversari. Con lui mettiamo anche tutto il settore endurance guidato da Marco Villa, in grado di andare a medaglia anche nella corsa a punti (con Scartezzini) e nell’Omnium (con Consonni). Simone, compagno di squadra di Filippo alla UAE Emirates, condivide con lui i grandi margini di miglioramento ed un talento innato per lo sprint. Potrebbe diventare l’uomo della corsa a punti e del madison, oltre che dell’Omnium. In attesa che torni anche Viviani.

2. Elisa Balsamo e Letizia Paternoster. 20 anni la prima, 19 la seconda: insieme fanno qualche anno in più della Wild, dominatrice di questi mondiali olandesi. Il potenziale di queste due ragazze è assoluto. Elisa ha una classe cristallina. Il suo modo di pedalare, l’eleganza in bici ricordano i grandi campioni del passato. Non troviamo paragoni tra le donne. E’ in grado di vincere (come ha già fatto) sia su pista che su strada. Letizia, di un anno più giovane, ci sembra più portata per il tondino, dove ha raccolto le soddisfazioni maggiori. Al suo primo mondiale è salita sul podio in due prove sulle tre a cui ha partecipato. Inarrestabili.

3. terzo elemento da non sottovalutare è che le medaglie conquistate dall’Italia (e frutto di un grande lavoro di Team) arrivano tutte, tranne quella di Ganna, in discipline olimpiche. Per Tokyo l’Italia del ciclismo su pista è pronta.

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