Mondiali di Canottaggio, argento per Battisti e Fossi

Mondiali di Canottaggio, argento per Battisti e Fossi
Mondiali di canottaggio, Battisti e Fossi

Battisti e Fossi ai Mondiali di canottaggio 2014

L’Italia chiude i Mondiali di Canottaggio 2014 con la vittoria della medaglia d’argento da parte del doppio senior di Romano Battisti e Francesco Fossi (Fiamme Gialle) che, con questo risultato, migliorano la medaglia di bronzo conquistata lo scorso anno ai Mondiali svoltisi in Corea del Sud. Una regata vinta dalla Croazia, seconda l’Italia e, a un centesimo dalla barca azzurra, l’Australia che si è aggiudicata la medaglia di bronzo. Al termine dei mondiali, nel complesso, l’Italia riporta a casa una medaglia d’oro (singolo pesi leggeri maschile), due medaglie d’argento (doppio senior e otto pesi leggeri) e una medaglia di bronzo nel para-rowing (quattro con LTA misto), anche se l’unica medaglia veramente pesante è quella vinta oggi dal doppio (perché disciplina olimpica).
Ieri le altre due barche olimpiche giunte in finale avevano mancato il podio lasciando molto amaro in bocca, soprattutto per la mancata conferma del doppio femminile Sancassiani-Milani, campionesse uscenti.
Ma le atlete della Fiamme Gialle si sono trovate a regatare nella corsia più sfavorevole, l’acqua sei. Le azzurre hanno chiuso seste in un mondiale tutto da dimenticare.
Male anche, sempre ieri, il doppio leggero di Andrea Micheletti e Pietro Ruta (Fiamme Oro) che, dopo essere rimasti sempre nel gruppo di testa, si sono ritrovati in un tiratissimo finale dove l’Italia ha pagato il ritmo serrato, tenuto tra i 1250 e i 1750, cedendo negli ultimi 250 metri, mentre a sorpresa l’equipaggio sudafricano dei campioni olimpici in quattro senza PL, James Thompson e John Smith, al termine di una rimonta in acqua uno, la più riparata, ha beffato i favoriti francesi Stany Delayre e Jeremie Azou di soli nove centesimi. La Norvegia, campione del Mondo in carica, ha vinto il bronzo. Alle loro spalle sono giunti i coraggiosi Ruta e Micheletti che, dopo averci provato, si sono dovuti contentare del quarto posto per il secondo anno consecutivo (anche nel 2013 a Chungju si piazzarono al quarto posto).
Oggi invece parziale correzione di rotta per un mondiale da dimenticare con l’argento di Battisti e Fossi. È stata una gara emozionante con la Croazia favorita staccatasi subito dai blocchi di partenza, a rimarcare la voglia di prendersi questo titolo mondiale nel doppio, ma alle sue spalle subito l’Italia di Francesco Fossi e Romano Battisti che non l’ha mai mollata. Il finale ha avuto dell’incredibile: mentre la Croazia sembrava avere il motore, per il secondo e terzo posto è servito il fotofinish: l’Italia seconda e l’Australia terza a un centesimo. Germania e Lituania giù dal podio per pochi centesimi.
Una medaglia, in una specialità olimpica, che migliora quella vinta lo scorso anno ai mondiali di Chungju, sempre da Fossi e Bassisti (bronzo), che va aggiunta alle altre tre medaglie conquistate dalla nazionale in questa edizione iridata, nel singolo maschile pesi leggeri (oro), nell’otto pesi leggeri (argento) e nel quattro con LTA para-rowing (bronzo).
E’ stata una gara incredibile – ha detto il capovoga Fossi -, abbiamo fatto tutto ciò che avevamo detto di fare, la gara per la quale ci eravamo allenati alla perfezione. Con Romano siamo una coppia affiatata, abbiamo affinato ulteriormente la nostra unione in barca, e questa gara ne è la riprova. Siamo usciti subito bene dalla partenza, e via sul passo abbiamo fatto la differenza fino ai 1500 metri. In chiusura sapevamo che gli altri sarebbero un po’ rientrati, ma ce l’abbiamo fatta e ora siamo vicecampioni del Mondo”.
Romano Battisti (Numero due Fiamme Gialle): “Lo scorso anno, quando iniziammo quest’avventura, dissi a Francesco, prima dei Mondiali in Corea del Sud, che se non fossimo entrati in medaglia per tutti sarebbe stata colpa sua. Quest’anno la frase che gli ho detto è diversa: se vinciamo una medaglia sarà merito tuo. E così è stato. Francesco mi ha dato una grande prova di maturità, è cresciuto. E’ stato fermo per infortunio 40 giorni, e quando poi è rientrato ad allenarsi in raduno a Piediluco sembrava volesse spaccare il Mondo. Non abbiamo mai sbagliato un allenamento, siamo sempre risultati primi nei dispendi e la buona preparazione era accompagnata da una grande voglia di riscatto da parte di entrambi nei confronti di un anno in cui i problemi fisici non sono mancati. Siamo venuti qui più preparati, maturi e concentrati. Ho cercato prima di questo Mondiale di spiegare a Francesco che la maturazione per affrontare alla grande un evento internazionale si completa quando si dà la massima importanza per ogni gara dalla quale si passa: batterie, eventuali recuperi, semifinali fino alla finale. E oggi dopo due anni che lavoriamo insieme, dico che ho avuto la riprova che ha capito tutto. Siamo un grande equipaggio, e questo risultato ci dà la spinta necessaria per essere ancora più carichi per la prossima stagione”.
Nelle parole dei due canottieri c’è una velata e involontaria critica al resto del gruppo. Anche se non era nelle intenzioni di Battisti, questo accenno al lavoro, duro e ripetuto, dimostra che non esiste campo di gara avverso e situazioni climatiche estreme: quando si è forti e preparati si vince. La dimostrazione arriva anche dagli ordini di arrivo di questi Mondiali di Canottaggio, che hanno visto primeggiare le nazioni storicamente leader del settore. Tutte tranne l’Italia, che a questo punto è al bivio: continuare a credere nella “nuova-vecchia” gestione tecnica di La Mura o provare a battere altre strade?
Non abbiamo consigli al riguardo, ma un’osservazione, che vale per sport olimpici come il canottaggio: di solito i mondiali di metà quadriennio sono anche quelli meno veritieri dei reali valori in campo. Si dice, malignamente, che si tratta dei “mondiali dei battuti”, perché programmazione e risultati servono finalizzarli agli anni “pre” (per le qualificazioni) e Olimpico. Speriamo che sia così anche per il canottaggio azzurro.

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