Mondiali di ciclismo 2015, chi vale più di Vale?

Giornata senza medaglie per l'Italia ai Mondiali di ciclismo a Richmond. Tra le donne elite quarto posto di Elisa Longo Borghini, tra gli juniores sesto per Matteo Conci.

Mondiali di ciclismo 2015, chi vale più di Vale?

RICHMOND – La seconda giornata dedicata alle prove in linea Juniores e Donne Elite non regala medaglie all’Italia ma ancora due piazzamenti: un sesto e un quarto posto rispettivamente con Nicola Conci e Elisa Longo Borghini. Due piazzamenti che hanno storie diverse (com’è giusto che sia) e che oscurano, anche se solo per lo spazio di poche ore, altre storie ancora più intriganti.

Le due gare hanno, per quanto riguarda i nostri colori, due svolgimenti completamente diversi. Gli juniores di Rino De Candido si presentano al via con una bella dote di vittorie in corse internazionali di peso, come il Trofeo Buffoni (Tommaso Fiaschi), il Trofeo Paganessi (Nicola Conci) e il Giro della Lunigiana, con Daniel Savini, il più piccolo del gruppo che proprio oggi compiva 18 anni. Un gruppo ricco di individualità che però non hanno ancora la mentalità della squadra. Dirà il tecnico azzurro al termine della gara: “Oggi ognuno ha corso a modo suo, senza seguire quanto ci eravamo detti“. Che gli azzurri fossero in difficoltà nel ritmo forsennato di una gara che, complice la pioggia, era diventata, soprattutto nella prima parte, una corsa ad eliminazione, lo si capisce a metà percorso quando evadono una ventina di corridori. Presenti tutte le Nazioni che contano tranne la nostra. E’ il momento decisivo, perché da allora in poi gli azzurri corrono in difesa.

Il recupero, per certi versi miracoloso, di Sobrero all’ultimo giro, quello ancora più coraggioso di Conci negli ultimi 5 chilometri, non sono che ultimi lampi di forze che vengono pian piano a mancare. Ed infatti nel momento più importante, a 1 km dalla conclusione, Conci accede la luce della riserva. Il sesto posto è un risultato alla fine conquistato con la forza della determinazione.

In questo vortice di emozione arriva attorno alla 70 posizione anche Manuel Savini, che avrebbe voluto festeggiare il compleanno in altro modo, facendosi “un bel regalo”, come racconta nelle interviste prima della gara. Si dovrà accontentare della torta la sera in albergo realizzata per lui, com’è tradizione a casa Italia in occasione di un compleanno. Ma Manuel avrebbe probabilmente immaginato un diverso modo di entrare nella maggior età, magari vicino ai propri cari o tra gli amici invece di essere ad 8000 chilometri di distanza impegnato a smaltire i postumi di una sconfitta inattesa almeno per come è maturata.

Non è sembrata soffrire invece per l’occasione mancata Valentina Scandolara, splendida protagonista della corsa del pomeriggio, quella delle Donne Elite. Se il successo della Armitstead era quasi annunciato, la 25enne di Tregnago è quella che a nostro avviso è andata più vicino a scompaginare i pronostici. Sicuramente la migliore delle azzurre se non l’atleta più forte in azione vista oggi sul tracciato cittadino della capitale della Virginia.

Valentina è salita sulla fuga che appariva buona, partita ad una trentina di chilometri dal traguardo e forte di tutte le Nazionali che contano, a cominciare da Olanda, Usa e Australia. E’ proprio l’Australia, forte di due atlete nel gruppetto delle fuggitive, che prova a fare la corsa: rintuzza un attacco della polacca Jasinska e poi lancia in avanscoperta la Kitchen. Valentina non dorme, anzi. Aveva capito da tempo l’intenzione della aussie e per questo battezza la sua ruota. Quando scatta la Kitchen è pronta a seguirla. In breve, mancano 10 km alla fine, si fa un vuoto di una decina di secondi. “Avevamo l’uomo giusto al momento giusto – dirà Dino Salvoldi al termine della gara -. Valentina doveva stare lì e fare quello che ha fatto. E’ veloce in volata, molto veloce, non ci sarebbe stato scampo per nessuna…”. Per una decina di minuti l’Italia davanti alla TV si è goduta questo folletto che ricorda Paolo Bettini per prontezza di riflessi e esplosività. Poi accade l’imprevedibile, o forse quello che tutti avrebbero dovuto prevedere. Lo racconta ancora Salvoldi: “A 3 chilometri dalla conclusione le olandesi si sono messe a tirare e il gruppo si è rifatto sotto. Non capisco la loro azione, visto che fuori aveva la Pieters, una in grado di correre per la vittoria.”. Proprio quando sembrava che il sogno si potesse realizzare, sfuma per il folletto veronese:Al termine dell’ultimo strappo in pavé ero convinta di avere ancora un discreto vantaggio e non mi sono proprio accorta del sopraggiungere del gruppo. Mi hanno passato al doppio della velocità, ho provato a stare alla ruota, ma la corsa aveva ormai preso un’altra piega. Se mi fossi accorta che stavano per sopraggiungere avrei forzato il ritmo e tentato di staccare la Kitchen.”

La storia poi racconta di un gruppo allungato nel quale la nostra Longo Borghini, convinta di avere alla ruota la Bronzini, pilota se stessa verso una volata impossibile. La spunta la dominatrice delle volate, Elizabeth Armitstead. “Quando le olandesi hanno chiuso su Valentina – dice Elisa –, mi sono portata sulle prime. Sul rettilineo ho dato tutto perché ero convinta di avere Giorgia alla ruota. Quando mi sono resa conto di essere l’unica azzurra ho fatto la volata. Ho perso il terzo posto negli ultimi metri, ma sinceramente era difficile fare meglio.”

Già Giorgia Bronzini; che fine ha fatto la campionessa che per tutto il tempo ha marcato da vicino la Armitstead, per poi perdere la sua ruota nel momento decisivo? “Quando il gruppo ha ripreso la fuga di Valentina mi sono trovata leggermente indietro rispetto al gruppo delle prime, pochi metri che ho provato a chiudere con un scatto ma il cambio non voleva entrare…. Sinceramente non mi spiego l’azione delle olandesi, che hanno portato l’inglese in carrozza fino all’arrivo. Non è la prima volta quest’anno che corrono in questa maniera, sempre con l’identico risultato, favorire la volata della Armitstead. Brava Elizabeth a farsi trovare sempre pronta.”

 

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