Edoardo Affini seduto in attesa; Filippo Ganna e Matteo Sobrero di fronte a lui fanno i rulli e commentano la loro frazione appena conclusa del Mixed Relay ai Mondiali di ciclismo nelle Fiandre. Guardano la tv e poi chiedono che tempo hanno fatto. In quel momento l’UCI sui social rilancia: l’Italia ha il miglior parziale, 22 chilometri ad una media di 55,5 km/h.

“Non è tanto – esclama Affini – però bisogna ricordare che abbiamo trovato vento contrario… Adesso tocca alle donne; noi ce l’abbiamo messa tutta.”

Elena Cecchini, Elisa Longo Borghini e Marta Cavalli sono partite da pochi minuti. Appare evidente che per loro il compito è difficile. Il vento non aiuta atlete agili come le tre azzurre. E’ più materia per le “panzer division” tedesche e, soprattutto, olandesi.

All’intertempo le azzurre sono seconde, hanno già perso i 19 secondi di vantaggio che avevano in dote… e mancano ancora 10 chilometri.

La Germania, in testa a tutti i rilevamenti della frazione femminile, taglia il traguardo con circa 38″ di vantaggio sulla Svizzera. E’ un ottimo tempo, ma non vi è certezza che basti a contenere il ritorno dell’Olanda, campione del mondo uscente, avendo vinto il titolo due anni fa in Gran Bretagna.

Da quell’esordio mondiale del Mixed Relay bisogna partire per capire il valore dell’impresa delle azzurre, che oggi, sul tracciato piatto e ventoso di Bruges hanno strappato con i denti una medaglia di bronzo che, in alcuni momenti, è apparsa stregata. Ad Harrogate il terzetto formato da Cecchini, Longo Borghini e Guderzo fu fermato da una foratura mentre era in corsa per una medaglia. Se la tolsero dal collo a favore della Gran Bretagna, fermate dalla sorte.

Torniamo alla gara: il terzetto italiano è evidente che viaggia con tempi superiori a Germania e Olanda. La sagoma in lontananza di Longo Borghini e Cavalli lascia intendere che non potranno superare le tedesche. Sembra addirittura che finiscano fuori dal podio. Quando tagliano il traguardo, però, sono seconde… e deve ancora arrivare l’Olanda, che si prenderà la medaglia d’argento. L’Italia per solo 5 centesimi soffia il bronzo alla Svizzera.

Difficile dire, in una cronometro di 40 chilometri, dove si sia vinta la medaglia: una curva sbagliata, un alito di vento, un pensiero di troppo, una titubanza. Più facile e giusto credere che in questo caso la sorte che ci penalizzò due anni fa oggi ci ha riconsegnato il dovuto. Infondo, come dice Elena Cecchini, “è una questione di karma…”.

“E’ stata una gara combattuta – racconta al termine Ganna -, sapevamo di dover tagliare il traguardo con il miglior tempo cercando di dare il maggior vantaggio possibile alle ragazze. Voglio fare i complimenti in particolare a Matteo Sobrero, che pesa venti kg in meno rispetto a me e Edoardo: la sua è stata veramente una grandissima prova. Il vento contro si è fatto sentire ma siamo riusciti a difenderci e farci valere, è andata benissimo. Abbiamo portato a casa un bel risultato di squadra che si aggiunge al già ricco palmarès”

Le parole di Elisa Longo Borghini“Un bronzo strappato proprio alla fine: è stata un a gara molto combattuta. Abbiamo corso bene facendo dei cambi fluidi e restando sempre compatte: queste erano le nostre capacità. Sapevamo che l’unione era la nostra grande forza e siamo rimaste fino all’ultimo sempre insieme”.

Davide Cassani è più ecumenico che mai: “Quando le ragazze sono arrivate al traguardo pensavo che non saremmo riusciti da arrivare sul podio, poi ho guardato meglio il cronometro e mi sono reso conto che erano passate col secondo miglior tempo. Sono davvero felice: è una medaglia importante. Questa Team Relay è nata per unire due mondi che solitamente sono separati. Vedere i ragazzi che fanno il tifo per le loro compagne di nazionale è stato veramente bello. Dimostra quanto sia unito il nostro gruppo”.

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