
Quando Remco Evenepoel ha superato, sul pavé conclusivo, Tadej Pogacar in qualche modo è cambiata la narrazione del ciclismo di questi anni. I mondiali di ciclismo che si sono aperti in Ruanda non potrebbero regalare immagine più iconica: il cannibale-campionissimo che arranca, muove le spalle come mai in carriera, viene sverniciato (scusate il termine, ma in questo caso ci sta) dall’avversario di sempre, quello che forse più degli altri ha fino ad oggi subito la personalità dello sloveno. “Quando ho visto Tadej infondo ho aumentato il ritmo. Volevo superarlo, anche se potevo risparmiarmi, visto che la vittoria era già in tasca.”
Remco Evenepoel ha dominato la cronometro di oggi. Infliggendo distacchi abissali, difficilmente riscontrabili in un mondiale: il secondo, il bravo e sorprendente Jay Vine, è giunto a +1:14.80, il terzo, la sorpresa Ilan Van Wilder, a +2:36.07. Ma quello che conta, però, è il distacco accumulato da Tadej Pogacar +2:37.73.
Potremo discutere qualche ora per cercare di capire se è stato Remco ad andare forte, veramente forte, oppure Tadej ad andare male, veramente male. Se poteva starci la sconfitta contro il due volte (anzi, da oggi, tre volte) campione del mondo della specialità, è un po’ meno accettabile il sorpasso anche da parte di due ottimi specialisti ma non della caratura dello sloveno.
Una spiegazione la dà il CT Marco Villa, che commenta in questo modo anche le prove degli azzurri: “Un mondiale crono come pensavamo difficile e non per specialisti. A parte Remco che ha fatto il fenomeno, anche tra le donne qualche specialista ha sofferto, come la Dygert, ad esempio, che è arrivata lontana dal podio. Quindi sapevamo che le nostre avrebbero fatto quel tipo di prestazione e sono contento, anche in previsione del Team Relay. Stesso discorso per gli uomini: alla fine abbiamo fatto il nostro. Quando Remco dà oltre due minuti a Pogacar che arriva quarto, ci posso stare i nostri risultati. Certi distacchi fanno pensare, ma era una cronometro con un dislivello notevole e di conseguenza i distacchi si sono ampliati. Però in funzione del Team Relay, come ho già detto, ho avuto indicazioni positive. Dalle analisi delle prestazioni siamo vicini a quello che immaginavamo, quindi avanti così.”
Perché il sorpasso di oggi è in qualche modo storico?
Crediamo che mai Tadej aveva preso un colpo così duro al proprio morale, neanche quando Vingegaard lo aveva attaccato e staccato al Tour. In quell’occasione aveva più di una scusante legata ad uno stato di forma non ottimale. Oggi invece tutti si aspettavano la sua vittoria, proprio perché, come ha ricordato Marco Villa, si trattava di una prova con una altimetria insolita, più per scalatori che per cronomen. Remco, però, tra i tanti pregi (e i molti difetti) ha anche quello di avere un orgoglio smisurato. Vuole a suo modo scrivere la storia e pertanto è partito subito forte: “Volevo subito dare un segnale e non illudere nessuno. Il mio obiettivo è quello di vincere ancora tanti mondiali a cronometro, superare Martin e Rogers, magari mettendoli in fila tutti di seguito.”
A suo modo il ragazzo fiammingo però ha già scritto pagine uniche nel nostro sport. Prima di tutto vincendo due titoli olimpici a cronometro e in linea. Con i tre mondiali a cronometro e il titolo su strada di Wollongong ha già un palmares epico. E’ un talento indiscusso nelle cronometro e soltanto Filippo Ganna in questi anni, quando in palio c’è maglia iridata o titolo olimpico, è stato in grado di terminare alle sue spalle per una manciata di secondi.
“Mi auguro di conservare questa condizione fino a domenica” ha concluso dopo la vittoria. E’ evidente che il sorpasso di oggi ha un valore doppio proprio in vista della prova su strada, nella quale Pogacar parte ancora da favorito, anche se le sue quotazioni sono leggermente in ribasso. Il volto stravolto, alla fine della crono, non lascia ben sperare. Forse anche un talento come lui ha preteso troppo dal suo fisico che, dopo una stagione lunga ed impegnativa, adesso presenta il conto. Remco, costretto a ritardare la preparazione per un incidente a gennaio e poi ritiratosi addirittura dal Tour, ha corso molto meno dell’avversario. Questo alla fine conta.
Come andrà a finire lo scopriremo solo domenica. Intanto oggi godiamoci ‘il sorpasso’.
