
Otto giorni fa c’era stato il sorpasso in quello che si annuncia come l’eterno duello del ciclismo mondiale tra Evenepoel e Pogacar, con il belga che sverniciava lo sloveno a cronometro. Oggi, sulla salita del Monte Kigali, abbiamo assistito al controsorpasso, di quelli che bruciano e fanno male. Prova ne sono le lacrime di Remco subito dopo l’arrivo. Distrutto e mortificato ha scaricato nel pianto un bagaglio di emozioni accumulate lungo gli oltre 260 chilometri di uno dei mondiali più duri di sempre.
Tadej Pogacar si riprende la maglia iridata che aveva lasciato un attimo in custodia nei box dell’UCI prima di partire. Lo fa con una impresa simile a quella dello scorso anno. Allora se ne andò a 100 chilometri in compagnia di un Bagioli bruciato subito dopo. Oggi è partito a 104, sull’erta spaccagambe del Ruanda, attorniato (dicono gli organizzatori) da oltre 1 milione di spettatori. Gli resiste Ayso, poi arriva anche Del Toro. Dietro il vuoto. L’uomo che l’aveva sverniciato arranca in salita, superato anche da chi ha meno quarti di nobiltà di lui. Il tempo ci dirà se Evenepoel ha pagato lo scatto secco oppure un problema meccanico che l’ha poi costretto per due volte a cambiare bicicletta. L’impressione, dalla tv, è che non ne avesse e, saggiamente, che abbia deciso di salire del proprio passo.
Avanti, intanto, si chiariscono le gerarchie in salsa UAE. Il reietto Ayso viene abbandonato al suo destino sul muro successivo. Pogacar e Del Toro parlottano come due vecchi amici; sono amici, ma non vecchi. Sono anche capitano e luogo tenente della stessa formazione.
I romantici del ciclismo avranno pensato ad un dialogo di questo tipo: “facciamo il vuoto, poi ce la giochiamo”. Quelli meno sentimentali: “Dammi una mano fino a quando ce la fai: 100 chilometri di fuga solitaria non li tengo neanche io…“.
Non lo sapremo quello che si sono detti. Fatto sta che i due si trovano d’accordo e collaborano con grande lena. Si alternano nei cambi e aprono il vantaggio fino al minuto.
Poi, superati i 200 km. e tornai sul micidiale circuito, lungo l’iconico pavé ruandese, che è già diventato parte integrante della storia del ciclismo, il messicano si lascia sfilare. Come un gregario qualsiasi che ha finito la benzina. Certo, a pensar male si fa peccato, ma…
Intanto nelle retrovie Remco ha risolto i problemi con la bicicletta e con un carattere troppo fumantino quando invece sarebbe meglio ragionare. Ritrova colpo di pedale e voglia di gareggiare. In breve si riporta su tutti. Tutti, logicamente, tranne Tadej. Siamo ad una trentina di chilometri dalla conclusione. Il tempo per colmare anche quel minuto di distacco ci sarebbe.. forse. Infondo, neanche otto giorni fa, in 40 chilometri il belga ha rifilato oltre due minuti e mezzo all’avversario. Non ci sono, però, le gambe, ingolfate da 200 chilometri di strada massacrante. Pogacar è informato della situazione e quando la strada torna a salire si mette ancora una volta a distanza di sicurezza. Il duello a distanza finisce così: Pogacar festeggia la sua seconda maglia iridata, Remco in lacrime.
Il controsorpasso ha forse un sapore ancora più dolce, soprattutto perché hai lasciato all’avversario, per solo pochi giorni, l’illusione di potercela fare.
