Mondiali di ciclismo, Stewart e Flakemore.. vincono sempre gli aussie

Mondiali di ciclismo, Stewart e Flakemore.. vincono sempre gli aussie
Mondiali di ciclismo Ponferrada 2014, Crono individuale

Macey Stewart posa con la medaglia d’oro

Una giornata, questa prima dedicata alle cronometro individuali ai Mondiali di ciclismo su strada in Spagna, che ha riproposto con netta evidenza il problema della “scuola”. Che piova o tiri il vento, che sia una fantastica giornata baciata da un’afa terribile, il risultato, da anni a questa parte, delle gare a cronometro, soprattutto nelle categorie minori, è sempre lo stesso: vince un aussie.
Vien quasi voglia di modificare la storiella che si racconta riguardo al calcio (ricordate? Il calcio è quello sport in cui si gioca 11 contro 11 e alla fine vincono i tedeschi) e trasformarla, per le crono, in qualcosa di simile: “le crono sono una gara individuale di ciclismo su strada in cui si misura il tempo e alla fine vince un australiano”. O ci va vicino.
Oggi hanno fatto centro due volte, tra le donne juniores la mattina e tra gli U23 il pomeriggio. Ma la “potenza di fuoco” di questa scuola si percepisce meglio da un altro dato. Tra donne juniores e U23 gli australiani avevano in gara 4 atleti (3 donne jrs e 1 U23). Alla fine della giornata contano il bottino di 2 medaglie d’oro, 1 bronzo e 1 quarto posto. Basta questo per dare l’idea del livello di preparazione di questi ragazzi che avranno sicuramente doti fisiche dalla loro parte, ma che mostrano anche una spiccata propensione mentale per questa disciplina. La prima fra tutte è quella di spingere sui pedali con tutta la forza possibile, fino alla fine. Emblematiche in questo senso le immagini relative l’arrivo di Campbell Flakemore, vincitore nel pomeriggio, che appena sceso dalla bici non riusciva a stare in piedi e ha impiegato 5’ per recuperare. Stessa scena vista anche all’arrivo della bella (a proposito, per lei si prospetta un sicuro futuro da star) Macey Stewart, vincitrice la mattina.
Non averne più all’arrivo non è caratteristica solo dei vincenti, ma l’epilogo della corsa del pomeriggio dimostra che per vincere bisogna essere disposti ad andare oltre i propri limiti. Quando mancavano 2 chilometri alla conclusione, infatti, Flakemore aveva ancora 15” di svantaggio dall’irlandese Ryan Mullen, splendido protagonista a sua volta di un recupero nei confronti del portoghese Reis. All’ultimo chilometro lo svantaggio si era assottigliato, anche se ancora percepibile. L’australiano, consapevole di poter acciuffare l’oro, si lanciava in una lunga volata (quasi un chilometro lanciato), che concludeva completamente spossato. Per il premio di un oro che pesa e lo lancia nell’empireo dei grandi protagonisti di questa specialità anche in futuro.
Da parte sua la neocampionessa del mondo, Macey Stewart può mettere in campo un fisico statutario e delle lunghe leve, che gli hanno permesso di spingere quei lunghi rapporti ai quali le nostre non sono abituate: “Sapevamo che avremmo pagato dazione nella prima parte di gara – ha detto Dino Salvoldi alla fine – ma non credevo così tanto. Evidentemente questo percorso esalta gli atleti possenti, in grado di sviluppare tanta forza.”. Praticamente una sfida impossibile per le nostre Sofia Bertazzo e Alice Gasperini, baciate dal talento e dalla grinta ma sicuramente di una altro peso (fisico) rispetto alla neocampionessa del mondo ed anche alla seconda, la danese Pernille Mathiesen.
Alice ha chiuso al 13° posto, Sofia al 14°, entrambe per nulla soddisfatte ma, essendo al primo anno, con la possibilità nel 2015 di rifarsi.
Sicuramente non era soddisfatto neanche Davide Martinelli, che ha fatto la gara prevista, programmata e voluta. Nonostante questo si è ritrovato al 19° posto, staccato di 1’55” dal vincitore. Troppo per un talento e uno spirito come il suo. Ci ha messo un po’ prima di “digerire” la gara. Adesso è tempo, per lui, di guardare avanti.
Potrà sicuramente tentare di rifarsi, ne avrà di tempo nella categoria, Seid Lizde, che ha chiuso 41° ma che appare l’unico, dei quattro italiani in gara oggi, che ha mancato la gara: “La pioggia mi ha condizionato quest’oggi. Sono caduto due settimane fa al Giro del Friuli e da allora non ho ancora ritrovato sicurezza quando piove. In curva sentivo di perdere…”.
Eppure restano sullo sfondo, ma poi neanche tanto, le parole di Macey in sala stampa: “Dopo i mondiali pista in Corea non ho corso molto su strada, così sono stata contenta di trovare un percorso completamente piatto, favorevole alle mie caratteristiche…”. Per capire il successo del ciclismo aussie bastano queste parole e il carnet 2014 della statutaria atleta della Tasmania: campionessa del mondo omnium 2014, campionessa del mondo inseguimento individuale, nelle 13 volte che è salita sul podio quest’anno in competizioni di rilievo 11 in pista, 2… anzi 3 su strada.
Un’ultima annotazione, nel mondiale su pista la Stewart ha vinto l’oro nell’Omnium davanti alla nostra Alzini e nell’inseguimento a squadre (insieme all’altra protagonista di questa crono Alexandra Manly, giunta quarta) davanti al quartetto azzurro composto dalla stessa Alzini, Cretti, Sperotto e Magnetto Allietta.
AU

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