Mondiali di Scacchi 2013: l’eroe Carlsen sfida l’anti eroe Anand

Mondiali di Scacchi 2013: l’eroe Carlsen sfida l’anti eroe Anand
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Mondiali di Scacchi 2013: il palco delle autorità al completo

Scrive Fine in un saggio che non smetterei mai di rileggere, nonostante gli evidenti schematismi dogmatici di un’interpretazione freudiana: “Se dividiamo in due gruppi i campioni (di scacchi, ndr.) di cui abbiamo parlato, notiamo che la struttura delle loro personalità mostra alcune evidenti somiglianze. In un gruppo metteremo Morphy, Steinitz, Capablanca e Alekhin, che si consacrarono quasi esclusivamente agli scacchi e, per convenienza, li chiameremo gli eroi. Gli altri che coltivarono anche interessi diversi dagli scacchi saranno quindi gli anti-eroi.”
Si potrebbe partire da questo per spiegare lo scontro che sta per cominciare tra Viswanathan Anand e Magnus Carlsen nel Mondiale di Scacchi in programma a Chennai, in India, da domani 9 novembre e che potrebbe terminare a fine mese (se non prima) dopo 12 partite. Vince chi arriva prima a 6,5 punti: 0,5 punti in caso di pareggio, 1 in caso di vittoria; inizia con il bianco Carlsen.
Per conoscere la carriera sportiva dei due scacchisti che, alla prova dei fatti, rappresentano il meglio in circolazione, rimandiamo agli splendidi profili realizzati dal sito di riferimento scacchierando.it (qui per Anand, qui per Carlsen). A noi il compito di provare a spiegare perché questo Mondiale di scacchi potrebbe rappresentare una data limite, quale che sia il risultato finale.

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Una fase della cereminonia di apertura dei Mondiali di Scacchi 2013 che ha visto partecipare oltre 10.000 persone

Anand, il campione in carica, arriva all’incontro da sfavorito. Il suo stile di gioco e la sua forza, espressi in punti Elo, non sono mai stati tali da farlo considerare “il migliore”. Chi non lo ama lo trova grigio ed incolore, nello stile di gioco e soprattutto nella capacità di polarizzare l’attenzione dei media. Un campione “di transizione”, dal sublime Kasparov al predestinato Carlsen, che tutti attendo dal 2008, ovvero dall’anno della sua definitiva consacrazione. Eppure Anand è quello che è riuscito a raccogliere l’eredità (pesante) di un campione che dal punto di vista della teoria e dello stile di gioco è considerato il migliore di sempre. Quel Kasparov che ancora lotta contro il potere di Putin e che ha rappresentato, per un decennio, la massima espressione (ed anche il canto del cigno) della scuola scacchistica russa. Kasparov contro Karpov (il nuovo contro il vecchio, altro che Renzi e Bersani!), Kasparov contro Deep Blu (roba per palati fini, altro che Kubric!!), Kasparov contro le oligarchie, fossero esse della Federazione internazionale di scacchi che della Confederazione russa. Dopo un personaggio ancora completamente da decifrare e che non ha finito di scrivere la storia, arriva, nel 2007, quasi per sbaglio, alla chetichella, questo indiano dalla faccia pulita e mansueta. In quell’anno toglie il titolo a Kramnik, che l’aveva conquistato solo un anno prima, unificandolo nel duello con Topalov. Nessuno è mai stato disposto a riconoscergli la palma del migliore; ogni volta che ha messo in palio il titolo (2008, rivincita con Kramnik, 2010 contro Topalov, 2012 contro Gelfand) è sempre arrivato da “sfavorito”. Forse perché, per tornare a quella distinzione realizzata da Reuben Fine, è uno anti-eroe per eccellenza, ovvero che non sembra realizzare la propria esistenza soltanto negli scacchi. Il suo stile, lontano dalla scacchiera, non appare. Più volte lui stesso ha ironizzato sulla sua presunta debolezza e sul fatto di non essere un “personaggio” che colpisce, nonostante in India rappresenti una leggenda vivente, al pari, se non di più, dei campioni di cricket.

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D’altra parte della scacchiera, domani si troverà l’eroe scacchistico per eccellenza. Talento precoce, con il gusto nel vestire, la capacità di rubare la telecamera, predestinato e con la faccia d’attore (ricorda Matt Demon in “Genio ribelle”), Magnus Carlsen è simpatico e ammaliante quanto basta per aumentare la sua potenza di gioco di quel tanto che gli permette di partire con i favori del pronostico. La sua parabola appare simile, almeno in questa fase iniziale, con quella di Raul Capablanca, campione cubano degli anni ’30 che ha rappresentato l’archetipo del giocatore di scacchi bello e vincente. Chi ha giocato contro il “Mozart degli Scacchi” (e sono tanti, visto che questo sport ha ormai allargato i suoi confini e il ragazzo è sulla scena da quasi 15 anni) è pronto a giurare sulla sua simpatia e semplicità; “uno di noi” verrebbe da dire, se non fosse che ha raggiunto i 2861 punti Elo, vetta mai toccata da nessun giocatore di scacchi, superando il record di Kasparov, con il quale ha provato a realizzare un sodalizio sportivo che però non è durato. Proprio questo elemento lascia intendere che anche il norvegese (23 anni) ha tutti i connotati per riscrivere la storia, ma anche per ricalcare le imprese straordinarie e strampalate dei suoi grandi predecessori.
Comunque andrà a finire siamo al cospetto di un evento storico. Dovesse prevalere la “Tigre di Madras”, tutti si dovranno affrettare a riscrivere biografie e giudizi, per osannare finalmente il più grande campione del XXI secolo. Dovesse invece confermare i pronostici della vigilia il Mozart degli Scacchi, si potrebbe aprire un ventennio che rischia di far impallidire il dominio di Lasker.
Una vittoria o una sconfitta possono cambiare gli equilibri, soprattutto in questo gioco che è uno scontro tra personalità (e psicosi per restare a Fine), prima ancora che di menti. La storia degli scacchi è piena di campioni che hanno smesso di giocare dopo aver perso incontri che apparivano scontati o dopo vittorie appaganti: Morphy, Capablanca, Alekin, Steiniz, Fisher… la lista degli eroi (tragici) che non sono riusciti a separare la propria vita dai destini della scacchiera e lunga ed affascinante come quella dei poeti maledetti.
Magnus è alle soglie del risultato che vale una carriera. Come gestirà il dopo, sia esso favorevole o no?
Sito ufficiale dei Mondiali

Antonio Ungaro

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