Mondiali MTB: l’oro di Kerschbaumer nel XCO U23 è una dolce promessa mantenuta

Mondiali MTB: l’oro di Kerschbaumer nel XCO U23 è una dolce promessa mantenuta
Gerhard Kerschbaumer con la maglia iridata Mondiali MTB 2013

Gerhard Kerschbaumer con la maglia iridata Mondiali MTB 2013

Quando abbiamo sentito Huber Pallhuber, prima della partenza per i Mondiali MTB in Sud Africa, nel presentare la gara degli U23 aveva detto, senza troppi giri di parole: “Ho quattro atleti in grado di salire sul podio o vincere”. Per questo motivo, scherzando ma non troppo, avevamo ipotizzato anche un gioco di squadra in una disciplina, il crosscountry, che non lascia molto spazio a queste alchimie tattiche. Hubi, quasi nascondendosi, rispose secco: “Vedremo..”. Alla prova dei fatti il gioco di squadra c’è stato e se Gerhard Kerschbaumer oggi ha meritatamente messo al collo la seconda medaglia d’oro per l’Italia (e sua personale) a questi Mondiali MTB è anche merito degli altri e della riunione pregara.
Racconta ancora il CT azzurro, a cose fatte: “Ieri con Gerhard abbiamo analizzato ancora il suo tempo nella staffetta a cui sono seguite altre riflessioni. Sentiva moltissimo la gara e, per me, è stato un buon segnale. Posso solo dire che ha effettuato una corsa impeccabile! L’Italia oggi ha dimostrato il suo valore, insieme anche ai fratelli Braidot, che sono stati in testa alla corsa per metà gara. Peccato per Luca Braidot che a causa di un guasto meccanico non è più stato in grado di correre. Vista la condizione avrebbe potuto regalarci altre emozioni…”
Guardando lo svolgimento delle gare precedenti, quelle per intenderci che hanno regalato un argento e un bronzo all’Italia nella giornata di giovedì, e soprattutto la gara subito prima delle donne U23, è apparso chiaro a tutti che il canovaccio del percorso di Pietermaritburg non ammetteva distrazioni: partenza sparata, in testa e ritmo forsennato. Pochi recuperi e soprattutto il rischio di restare attardati in partenza, com’è accaduto allo junior Bertolini. Così il ritmo forsennato impresso da Luca Braidot, che ha costretto all’affanno il gruppo, appare come una mossa studiata a tavolino. Ed anche la fuga a due della prima metà gara; quella che ha permesso a Kerschbaumer e Braidot di scavare un solco in alcuni momenti apparso incolmabile. Probabilmente se un guasto non avesse messo fuori gioco Braidot, adesso avremmo festeggiato magari qualche altra medaglia, ma recriminare non ha senso, soprattutto in questo giorno in cui l’Italia si ritrova, a buon diritto, tra le mani l’erede di Julien Absalon. Solo il francese, infatti, prima di Kerschi, era stato in grado di vincere nelle categorie inferiori con una regolarità impressionate. E tutti gli amanti delle ruote grosse sanno chi è Absalon, l’uomo che tra una medaglia olimpica e l’altra è stato in grado di mettersi al collo anche quattro medaglie mondiali.
Gerhard Kerschbaumer appariva, lo scorso anno, perso. Per molti, ma non per Huber, il tecnico della nazionale che ha scritto la storia di questo sport e che con Gerhard condivide luoghi di nascita e spirito pragmatico, non incline ai proclami. “Vedrai – ci disse al Giro d’onore dello scorso anno – Gerhard tornerà…”. Per questa sua capacità di capirlo l’ha voluto nel quartetto del Team Relay che neanche due mesi fa ha conquistato il titolo europeo. Per dargli coraggio. E Gerhard ha risposto, da buon soldato qual è, presente. Titolo continentale e finalmente la gamba che torna ad essere quella di un tempo. La storia, poi, di questi ultimi giorni è nota. Il titolo mondiale nel Team Relay vinto con il brivido di un francese in rimonta (“ma ero sicuro ormai, perciò ho smesso di pedalare”) e la gara della consacrazione: “Sono partito molto forte e con Braidot abbiamo guidato la corsa – dice il neo campione del mondo – Poi Luca è caduto ed è stato costretto a fermarsi. Ho continuato trovando il mio ritmo di gara. La felicità è tanto ma sono ancora incredulo. Era l’ultima occasione per conquistare il titolo nella categoria e ci sono riuscito. Ora posso festeggiare con i miei compagni”.
Neanche il tempo di partire che la coppia azzurra Kerschbaumer-Braidot (Luca) lascia la compagnia per una gara di testa che sorprende il resto del gruppo. I due si alternano al comando, mentre nel corso del terzo giro anche Daniele Braidot rompe gli indugi e si getta solitario all’inseguimento dei compagni di squadra. Nella seconda parte della gara Kerschbaumer forza i tempi per cominciare una cavalcata solitaria che lo lancia nel firmamento mondiale, con il secondo iride in pochi giorni. Alle sue spalle rinvengono il tedesco Schelb e l’olandese Van Der Heijden, mentre Daniele Braidot, forse pagando lo sforzo della prima parte di gara, scivola lentamente indietro, per chiudere, comunque, al nono posto.

ORDINI DI ARRIVO
DOWNHILL
JRS – 1. Rude Jr Richard (Usa) 4’06”640; 2. Vergier Loris (Fra) a 5”727; 3. Jones Michael (Gbr) a 7”403; 4. Niederberger Noel (Svi) a 7”784; 5. Lucas Dean (Aus) a 8”908; 6. Shaw Luca (Usa) a 12”985; 7. Vezina Mckay (Can) a 13”944; 8. Crimmins Thomas (Aus) a 14”101; 9. Wallace Mark (Can)a 14”938; 10. Vernassa Gianluca (Ita) a 15”674; 15. Colombo Francesco (Ita) a 18”267
DONNE JRS – 1. Seagrave Tahnee (Gbr) in 4’52”001; 2. Beecroft Danielle (Aus) a 7”512; 3. Molloy Tegan (Aus) a 19”448; 4. Ourdouillie Fiona (Fra) a 21”731; 5. Nakagawa Ayako (Jap) a 1’13”791

CROSSCOUNTRY
DONNE U23 – 1. Neff Jolanda (Svi) in 1h25’44; 2. Ferrand Prevot Pauline (Fra) a 2’26”; 3. Belomoyna Yana (Ukr) a 3’45”; 4. Grobert Helen (Ger) a 5’59”; 5. Waldis Andrea (Svi) a 6’31”; 6. Rissveds Jenny (Sve) a 6’31”; 7. Indergand Linda (Svi) a 7’20”; 8. Strauss Mariske (Sfa) a 9’07”; 9. Rochette Maghalie (Can) a 9’48”; 10. Henderson Rebecca (Aus) a 10’03”; 20. Rabensteiner Lisa (Ita) a 13’55”.
UNDER 23 – 1. Kerschbaumer Gerhard (Ita) in 1h28’55; 2. Schelb Julian (Ger) a 58”; 3. Van Der Heijden Michiel (Ol) a 1’24; 4. Cooper Anton (Nzl) a 1’31”; 5. Trarieux Julien (Fra) a 1’42; 6. Sarrou Jordan (Fra) a 1’43; 7. Pfäffle Christian (Ger) a 1’57”; 8. Koretzky Victor (Fra) a 2’40”; 9. Braidot Daniele (Ita) a 3’10”; 10. Schulte-Luenzum Markus (Ger) a 3’16; 11. Pettinà Nicholas (Ita) a 3’45”. Rit. Luca Braidot e Beltain Schmid

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