
Santiago del Cile (25 ottobre 2025) – L’abbraccio commosso, a fine gara, tra le due azzurre svela l’emozione e la fatica per un mondiale difficile, quello della Madison, ma che ha portato la seconda medaglia (di bronzo) alla spedizione italiana in Cile. In una gara intensa e segnata da numerose cadute, le azzurre confermano la loro costanza ai massimi livelli internazionali, salendo sul terzo gradino del podio.
La corsa, che aveva visto le due azzurre trionfare ai Giochi di Parigi 2024, è stata incerta fino all’ultima volata. Nessuna coppia è riuscita a guadagnare il giro, e tutto si è deciso punto a punto negli sprint intermedi. Tra le vittime delle cadute anche due delle formazioni più accreditate, Olanda e Stati Uniti, coinvolte in contatti durante i cambi. Nelle fasi iniziali è caduta anche Chiara Consonni, che però, pur dolorante al fianco destro, è risalita in bici contribuendo in modo decisivo alla conquista del bronzo. La vittoria è andata alla coppia britannica formata da Neah Evans e Katie Archibald, davanti alla Francia.
Chiara Consonni: «È stata una delle Madison più dure che abbia mai fatto, un po’ per la caduta, un po’ perché non avevo le gambe dei giorni migliori. Però davvero, se non ci fosse stata Vittoria, forse non saremmo nemmeno salite sul podio. È stata una gara difficile, con tante cadute e anche qualche errore tattico da parte nostra. C’è margine per migliorare, ma proprio per questo questo bronzo ha un sapore speciale.
Non era una delle mie giornate migliori, ma ci compensiamo sempre. Oggi lei aveva una gamba atomica e mi ha davvero trascinata. Dopo l’arrivo mi sono lasciata un po’ andare, forse anche per il rammarico, perché vedendo come stava Vittoria mi sono detta che potevamo fare ancora di più. Le devo tanto. Ma, come ho detto, si può sempre migliorare.»
Vittoria Guazzini: «Penso che Chiara abbia già detto tutto, anche se come sempre si sminuisce un po’. Dopo l’arrivo mi ha fatto piangere, perché non voglio che si senta in colpa o che rimpianga qualcosa. Siamo salite in due sul podio e abbiamo corso fino alla fine, unite: si vince e si perde insieme.
È sempre una medaglia mondiale, non è certo da buttare via. È vero, dopo l’oro olimpico può sembrare che arrivare terze significhi aver fallito, ma non è così. Ogni volta che corriamo a questo livello ci sono tante nazioni forti e agguerrite, e noi siamo sempre lì, anche se un po’ acciaccate. Questo ci fa ben sperare, perché la Madison è una disciplina che ci piace tanto, e oggi lo abbiamo dimostrato ancora una volta.»
