
Santiago del Cile – È difficile da mandare giù, ma prima o poi doveva accadere: l’inseguimento individuale maschile mondiale non parla più italiano. Dopo tre titoli consecutivi, due di Filippo Ganna e uno di Jonathan Milan, a prendersi lo scettro è quel Josh Charlton che lo scorso anno (scherzi del destino!) aveva tolto il record del mondo sui 4 km a Filippo Ganna. Allora la soddisfazione, per il giovanotto inglese, durò lo spazio di poche ore, perché poi in finale cedette titolo e record del mondo al nostro Milan. Quest’anno, con Ganna e Milan out, non ha trovato avversari degni dei suoi denti e si è divorato il titolo solo sfiorato dodici mesi fa. In finale ha battuto il danese Pedersen e si è preso anche la soddisfazione della migliore prestazione di questa edizione, correndo le qualifiche in 4’02”844.
Ma il ciclismo italiano ha ben poco da rammaricarsi, perché proprio in questa edizione iridata, che si sta correndo nella ancora fredda e placida Santiago del Cile, ha messo in mostra due ragazzotti di spessore. Il primo dei quali, Etienne Grimod, ha sfiorato un clamoroso ingresso nella finalina per soli tre decimi. Si è dovuto così accontentare del quinto posto e anche del rammarico che, alla luce dei tempi delle due finali, il suo crono gli avrebbe permesso di mettersi al collo una medaglia.
Etienne, insieme a Renato Favero (oggi 12°), fa parte di quel gruppo di ragazzi cresciuti alla corte del CT Dino Salvoldi, capaci di stracciare il record del mondo dell’inseguimento a squadre juniores e che ora il tecnico lombardo sta traghettando verso i livelli assoluti.
Consapevoli che gli eroi di Tokyo – ovvero Ganna, Milan, Consonni e Lamon – non sono eterni, e che forse il solo Milan, per ragioni anagrafiche, potrà essere ancora utile alla causa nei prossimi anni, il movimento endurance azzurro ha iniziato l’attraversata nel deserto della transizione generazionale. L’ha fatto affidando la guida, come novello Mosè, all’uomo forse più rappresentativo dello staff tecnico, quel Dino Salvoldi, autore della nascita del movimento femminile e ora del settore juniores. Nonostante questi presupposti, però, è evidente che un simile viaggio pretende anche un periodo di transizione, e cominciare con questo quinto posto – come anche con il sesto del quartetto infarcito di giovani – appare a tutti gli effetti un ottimo inizio.
Nella giornata di ieri ha fatto anche il suo esordio a questi Mondiali Elia Viviani. Il veronese da tempo ha annunciato che questo sarebbe stato il suo ultimo ballo in maglia azzurra. Punta, inutile nasconderlo, a una medaglia nell’Eliminazione, che rappresenta anche la disciplina che l’ha visto vestire per due volte la maglia iridata, nel 2021 e nel 2022. Intanto ha scaldato i motori e ripreso confidenza con i ritmi forsennati della pista nella Corsa a punti, che ha chiuso all’11° posto: “Tanta fatica e tanto dolore alle gambe” ha commentato sui social. Un passaggio fondamentale per ritrovare il ritmo gara e chiudere, domenica, veramente in bellezza.
