Mondiali Ponferrada 2014, più Messico che nuvole

Mondiali Ponferrada 2014, più Messico che nuvole

Mondiali ciclismo Ponferrada 2014Ponferrada 2014 è sospesa su una nuvola e non vuole scendere, proiettata verso un futuro da conquistare. Ponferrada è una cittadina della Spagna del Nord, a 120 km dall’elegante e seducente Leon, capoluogo della provincia autonoma omonima. La trovi sul Camino per Santiago e quasi non te ne accorgi, se non fosse per il Castello che domina la città e la natura circostante. Con le sue 70.000 anime confusamente sparse, Ponferrada si appresta a vivere “l’evento più importante della sua storia”, quasi millenaria. Cittadina industriale, ha deciso di diventare ciudad deportiva, orgogliosa e fiera del suo centro che ruota attorno allo stadio Municipal de El Toralin; campi sportivi, piscina, pista di atletica. Ha deciso senza averne le strutture e le capacità, ma ha dalla sua un popolo con un cuore grande e una cordialità che coinvolge.
Ponferrada è sospesa su una nuvola in questi giorni di fine estate, già freddi per i nostri standard, troppo freddi per essere in Spagna. Su una nuvola si vola, ma anche si pedala e cammina. Ponferrada cammina, come i pellegrini che l’attraversano; con un bastone in mano, per aiutarsi, e con la mente altrove, alla conquista di una conchiglia o di chissà cosa.
Tutti gli abitanti di Ponferrada appaiono contagiati da questa voglia di sport. Pedalano, corrono, pattinano e attendono pazienti, quasi entusiasti, il Mondiale, che oggi, finalmente, comincia. Un mondiale diverso dai precedenti. Sicuramente all’opposto da quello del 2013. Dal salotto del mondo (Firenze) alla periferia d’Europa; da piazza della Signoria al Castillo de Los Templarios.
Un mondiale che, dal punto di vista tecnico, ripropone un canovaccio scontato: contro il tempo nella prima parte della settimana; fatica, sudore, polvere o fango (dipende dal tempo) delle gare in linea nella seconda. Un mondiale di quelli… “veloci, ma non troppo”, “facile ma chissà”, per “velocisti ma anche no”.
Un Mondiale nel quale i nostri approdano sospinti dalla forza e dal carattere dei tecnici che li guidano. Per Cassani il primo da CT, dopo innumerevoli da corridore e commentatore. Vorrà dimostrare che con le vittorie è bravo quanto con le parole. Per Salvoldi la voglia di stupire ancora con il suo Dream Team al femminile che gli ha permesso di collezionare oltre 130 successi. Per Amadori l’occasione per riportare sul podio una categoria assente ormai da anni. Per De Candido l’opportunità di valorizzare, in un solo colpo, un bel gruppo di talenti che sono di passaggio (com’è giusto che sia) nella sua categoria.
Ma, parafrasando De Gregori, tutte queste cose Ponferrada (da Ponte di Ferro, il primo, medioevale, che ha dato origine a questa avventura) non le sa. Si vuole solo godere lo spettacolo multicolore di un Mondiale di ciclismo, prima che il freddo dell’inverno la riporti sulla terra.
Più Portogallo che Spagna, più Messico che Nuvole, Ponferrada continua ad essere sospesa nel suo sogno.
AU

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