Mondiali Rugby, il saluto di O’Shea appare un addio

"E’ un privilegio essere in questo gruppo e poter guidare la Nazionale. Spero tra 10 o 20 anni di poter vedere che tanti ragazzi giovani che sono qui oggi possano aver fatto qualcosa di simile...". Noi speriamo meglio!

Mondiali Rugby, il saluto di O’Shea appare un addio

Toyota City (Giappone) – Ultimo giorno privo di impegni in Giappone per la Nazionale ai Mondiali di rugby prima che, nella giornata di domani, salga sul volo che porterà gli Azzurri a Roma – con scalo a Parigi – alle 9 di martedì 15 ottobre.

Una strana atmosfera ha accompagnato gli ultimi giorni di raduno a Toyota per la squadra guidata da Conor O’Shea che ha terminato anticipatamente la preparazione al quarto match del Girone B alla Rugby World Cup contro la Nuova Zelanda – in calendario sabato 12 ottobre alle 13.45 locali – a causa dell’annullamento del match contro gli All Blacks ufficializzato nella mattinata di giovedì 10 ottobre per l’arrivo del tifone Hagibis che ha colpito il Giappone in questo weekend.

Dopo 51 giorni consecutivi passati insieme si conclude l’avventura dell’Italia con due vittorie nelle prime due partite contro Namibia e Canada, una sconfitta contro il Sudafrica e un pareggio a tavolino contro la Nuova Zelanda frutto della cancellazione della partita in calendario nella giornata di ieri con l’Italia che chiude al terzo posto a 12 punti il Girone B qualificandosi per i Mondiali del 2023 in programma in Francia.

La fine di un ciclo

Un epilogo non prevedibile di cui il Commissario Tecnico Azzurro ha parlato nel suo personale bilancio di fine Mondiale. Un bilancio che appare anche un addio. Se c’è una logica sportiva nelle decisioni federali, infatti, questo dovrebbe essere la fine di un ciclo, cominciato nel 2016 con il tecnico irlandese e la vittoria sul Sud Africa, ma che però non ha portato i risultati sperati.

Inutile nascondersi. Nel rugby è difficile progredire e scalare posizioni, ma non impossibile. Argentina e, soprattutto, Giappone hanno dimostrato che si possono sovvertire gerarchie consolidate. Basta programmare e soprattutto copiare da chi è più bravo di noi. Nel mondo si chiama benchmarking e non è reato. Bisogna però capire chi e cosa copiare. Per esempio: ha senso prendere a modello il rugby irlandese, un paese che ha 4 milioni di abitanti e che vive soprattutto su due grandi realtà come Dublino e Cork. Non sarebbe forse il caso di imitare la Francia o l’Inghilterra, più simili a noi per cultura e grandezze macroeconomiche? Per una buona attività di benchmarking, inoltre, è fondamentale avere l’onestà intellettuale di comprendere i propri errori e cercare di rimediare. Ci sembra quasi impossibile in Italia.

Prima di passare la parola al tecnico irlandese, infine, merita una considerazione quanto accaduto con l’annullamento della partita contro la Nuova Zelanda. Siamo stati, noi di Sport24h, tra i primi a ricordare che si è trattata di una decisione assurda che ha penalizzato il rugby italiano. Però vorremmo anche ricordare che il rispetto si deve conquistare sul campo. Che senso avrebbe avuto schierare, nella partita contro gli All Blacks, giocatori ormai giunti a fine carriera, se non proprio degli ex? Questo concetto per cui Parisse e Ghiraldini avrebbero meritato la passerella finale prima di salutare la Nazionale è fortemente provinciale, buono solo a soddisfare l’ego di pochi e non a provare soluzioni per uscire dalla crisi. Avremmo preferito vedere in campo manciate di U20, pronti a costruirsi un futuro cominciando dalla partita più bella che un rugbista possa giocare (magari pescando tra i migliori in Italia e non tra i “figli di”). Come del resto hanno fatto negli anni passati Galles, Inghilterra e Scozia per far ripartire un ciclo. Se vogliamo rispetto, dobbiamo meritarcelo, ragionando come si fa nei paesi in cui il rugby è cosa seria. Anche questo è benchmarking.

Le parole di O’Shea bilancio dei Mondiali di Rugby

“Sono deluso per l’annullamento della partita per il tifone – ha detto O’Shea -. Non penso al risultato finale ma al fatto che tu non puoi mai sapere cosa succede in un match e ai vari fattori che possono condizionarlo. Mi dispiace per i giocatori perché per loro è giusto finire una competizione del genere sul campo. Vittoria o sconfitta che sia: è arrivata la fine del nostro sogno in Giappone. Ho parlato con i ragazzi e ho detto a loro che sono orgoglioso di loro: abbiamo fatto due buone prestazioni nelle prime due partite e, ovviamente, dopo il match contro il Sudafrica nessuno era contento”.

“Abbiamo una speranza per il futuro. C’è una profondità più ampia e ora siamo saliti al dodicesimo posto nel ranking. Nel passato abbiamo vinto contro Fiji, Giappone e altre squadre che sono sopra di noi nella classifica mondiale. Il prossimo obiettivo di questo gruppo è scalare posizioni. Ci sono le possibilità per farlo.

In questo gruppo da un lato avevamo giocatori come Parisse, Zanni e Ghiraldini che hanno esperienza al Mondiale; dall’altro tanti giocatori che erano alla prima Rugby World Cup. Pensiamo a quanti giocatori si sono messi in mostra qui: saranno la base dei prossimi anni e ci sono tanti fattori che ci fanno sperare. Con questa squadra dobbiamo fare il tutto sempre al meglio anche per noi stessi per arrivare al livello che vogliamo. Non è facile, ma una vita senza ambizione non è una vita”.

La chiusura finale, però, appare un addio più che un bilancio di un Mondiale di rugby: “E’ un privilegio essere in questo gruppo e poter guidare la Nazionale. Spero tra 10 o 20 anni, così come Parisse, Zanni e Ghiraldini hanno fatto tanto per questo sport, di poter vedere che tanti ragazzi giovani che sono qui oggi possano aver fatto qualcosa di simile per il futuro e avere una buona squadra”.

Sinceramente noi ci auguriamo che possano fare molto meglio. Altrimenti tra 10 o 20 anni saremo ancora a questo punto.

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