CiclismoMontreal è pronta per i Mondiali tra traffico, cantieri e scioperi

Montreal è pronta per i Mondiali tra traffico, cantieri e scioperi

Gli organizzatori promettono numeri da Formula 1. In città si viaggia a passo d'uomo fra cantieri e strade chiuse

Montreal

Montreal è pronta ad ospitare i Mondiali di ciclismo su strada. L’ha detto ieri in conferenza stampa il presidente del Comitato organizzatore Sébastien Arsenault, elencando una lunga sequela di numeri in grado di identificare uno degli eventi più importanti da queste parti degli ultimi anni. Quasi 500mila spettatori lungo i percorsi, 250 milioni davanti alla televisione. Negli alberghi risultano già prenotati 150mila pernottamenti, in una città che conta circa 24mila camere. Le ricadute turistiche sono stimate fra 125 e 150 milioni di dollari, quanto porta ogni anno il Gran Premio di Formula 1. “Batteremo i record, e di molto” ha aggiunto Yves Lalumière, presidente di Tourisme Montréal. “Siamo pronti a scendere sul ghiaccio” ha detto Arsenault, e dobbiamo credergli.

Scendendo dall’aeroporto internazionale Pierre Elliott Trudeau, per raggiungere il nostro albergo, ci accoglie una lunga scia di auto. Il traffico qui a Montreal, parlando con le persone che ci vivono, non è un’eccezione. I cantieri aperti sulle strade sono tanti e creano impaccio alla popolazione che si muove tra le due sponde del San Lorenzo. Sembrano abituati e non ne fanno un dramma. Per un cittadino di Roma, come il sottoscritto, il traffico non è un problema, ma quello di Montreal, almeno giovedì, era veramente eccezionale. Un’intera ora per percorrere poche centinaia di metri lungo quella che il navigatore chiama autostrada.

Il problema delle strade è ‘il problema’, come ha anche dichiarato in un’intervista a La Presse Pascal Choquette, direttore tecnico di Montréal 2026, che ha ricordato che ci voleva il mondiale di ciclismo per rimettere a posto un manto stradale pessimo a cui gli abitanti della metropoli francofona sono ormai abituati. Per l’evento il Comune ha rifatto 36 chilometri di rete stradale. La voie Camillien-Houde, la salita che decide il circuito del Mont Royal, è stata chiusa per lavori da metà giugno a metà agosto.

Ne deduco che, come nella migliore tradizione anche italiana, solo il ciclismo è in grado di costringere le amministrazioni locali a mettere mano al portafoglio e rifare il manto stradale. Pensavo che questo accadesse solo da noi, invece pare essere l’abitudine anche nel paese della foglia di acero.

Questo traffico e questa faccenda delle strade stride un po’ con le dichiarazioni del presidente Arsenault in conferenza stampa. Al punto che mi chiedo: ma Montreal è pronta ad ospitare i mondiali?

Anche perché leggo di accordi sindacali che dovrebbero evitare scioperi durante la settimana dei mondiali. I ‘cols bleus’, gli operai comunali, hanno annunciato all’inizio di settembre uno sciopero proprio nei giorni delle gare. Da qualche giorno Comune e sindacato sono in conciliazione per rinnovare il contratto. Poi c’è l’annoso problema di questo sport quando si celebra, sempre più spesso, nei centri delle grandi città. Il tratto di avenue du Parc dove arrivano tutte le corse resta chiuso al traffico dal 5 settembre al 4 ottobre, il tempo di montare e smontare una tribuna temporanea. Le gare attraversano sette arrondissement e la città di Westmount, con una quarantina di linee di autobus deviate. Infatti a fronte di oltre mezzo milione di spettatori sulle strade, spesso c’è un’intera popolazione prigioniera di divieti, strade chiuse, deviazioni e sensi unici improvvisati. Se non sono 500mila quelli che si incazzano, poco ci manca e tutto questo rende l’evento sicuramente sentito, ma certamente contestato.

Il ciclismo è questo e la Vecchia Europa, forte della sua tradizione e della passione che ha radici antiche, fatica a vietarsi questo grande spettacolo. Ma le ‘colonie’ d’oltre oceano hanno la stessa pazienza? Poco importa ricordare che nel 1974 da queste parti, per la prima volta, si è corso il mondiale fuori dall’Europa e ha vinto un certo Eddy Merckx. Forse i ragazzotti che ieri tornavano da scuola pronti per un weekend di vacanza lontani dal centro neanche sanno di quella avventura. Si godono il ciclismo e questo mondiale per quello che appare ai loro occhi: la possibilità di una settimana di vacanze. Il mondiale è anche questo.

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Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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