EditorialiMoro-Confortola, l’ultima polemica e i veleni dell’alpinismo italiano

Moro-Confortola, l’ultima polemica e i veleni dell’alpinismo italiano

Simone Moro, Nanga Parbat
Simone Moro sul Nanga Parbat

L’alpinismo italiano proprio non ce la fa a non essere attraversato da polemiche che ne limitano fortemente il valore. Lo dico con dispiacere leggendo l’ultima, quella tra Simone Moro e Marco Confortola. Riepilogo velocemente per chi se la sia persa.

Il 6 agosto Marco Confortola annuncia di aver completato i 14 Ottomila col Gasherbrum I. Il 7 agosto sul sito del CAI – Lo Scarpone escono primi approfondimenti con perplessità su alcune salite. Il 13 agosto Simone Moro attacca pubblicamente: “bugie sugli 8.000”, “foto di vetta non sue o taroccate”; il caso rimbalza su agenzie e quotidiani. Confortola replica: “solo invidia”.

A cavallo di ferragosto cresce la polemica, con alcuni media che ricostruiscono le accuse (foto, certificati, testimonianze di compagni e sherpa) e altri che danno spazio alla difesa di Confortola (“non devo dimostrare nulla a Moro”, “i certificati ci sono”). Ultimo, ma sicuramente non meno importante, arriva Reinhold Messner che, il 17 agosto, pubblicamente si schiera con Moro, criticando la “corsa agli ottomila fatta così”.

Chi sa un po’ della storia dell’alpinismo non può che restare dispiaciuto per questa ennesima querelle che rischia di finire, come altre ben più famose, addirittura in tribunale. Solo per capire di cosa parlo, vi elenco le ‘perle’ dell’alpinismo italiano da questo punto di vista, a cominciare da quella relativa la conquista del K2. Rigorosamente in ordine cronologico. Gli esperti mi vorranno perdonare se per questioni di spazio sarò sintetico e forse anche fallace in qualche ricordo.

1954–2007 – K2, la prima italiana

La spedizione nazionale guidata da Ardito Desio raggiunge la vetta il 31 luglio 1954, grazie al supporto di Walter Bonatti e dello sherpa Amir Mahdi, costretti a un bivacco estremo per portare loro l’ossigeno. Compagnoni, Lacedelli e Desio raccontano una versione che Bonatti, dopo oltre 50 anni, riuscirà a dimostrare falsa, scacciando da sé le mille accuse e costringendo il CAI a rivedere la versione ufficiale da esso stesso accettata in un primo momento. La conquista del K2, da successo dell’alpinismo italiano, si trasforma, nel corso degli anni, in uno dei momenti più bassi dell’Italia nel mondo a causa del corollario di falsità, accuse, menzogne miste a orgoglio patrio e presunta grandezza del nostro alpinismo che invece di esaltarlo lo hanno reso ridicolo (per questa affermazione ci tornerò alla fine).

Cerro Torre – Maestri (1959) e la Compressor Route (1970)

Nel 1959, Cesare Maestri dichiara di aver raggiunto la vetta del Cerro Torre insieme a Toni Egger, tragicamente morto durante la discesa. Ma non esistono tracce o foto verificabili della vetta — la macchina fotografica scompare con Egger. A distanza di anni, diverse spedizioni non riescono a replicare il percorso descritto da Maestri; le discrepanze tecniche rispetto al resoconto originario sollevano grossi dubbi. Nel 1970, Maestri torna sul Cerro Torre con un trapano a compressore, fissando centinaia di chiodi lungo la parete sud-est (la famosa Compressor Route), e fermandosi a pochi metri dal fungo di ghiaccio finale, sostenendo che non faceva parte della montagna. Nel 2012, due alpinisti (Hayden Kennedy e Jason Kruk) risalgono la via con mezzi “eticamente puliti” e asportano oltre 125 chiodi lasciati da Maestri, considerati un’offesa all’alpinismo.

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1970–2005 – Messner e il Nanga Parbat

Nel 1970 Reinhold e Günther Messner partecipano alla spedizione di Karl Herrligkoffer che si oppone all’ascesa dell’altoatesino, probabilmente per questioni nazionalistiche (i due fratelli sono gli unici italiani di una spedizione austro-tedesca). Reinhold però decide di scalare il Nanga in solitaria, come aveva fatto Buhl 20 anni prima. Günther lo raggiunge durante la scalata e insieme arrivano in vetta. Sopraggiunta la notte decidono di scende per la parete Diamir (sarà la prima e unica volta per un’impresa simile). Günther muore durante la discesa. I compagni di spedizione accusano Messner di aver abbandonato il fratello; Messner accusa Herrligkoffer di cattiva gestione e i compagni di menzogne. Negli anni si susseguono cause civili e scambi di accuse. Nel 2005 il ritrovamento dei resti di Günther sul versante Diamir conferma la versione di Reinhold.

Moro e Nardi sull’Annapurna e Nanga Parbat

Daniele Nardi partecipa a una spedizione con Simone Moro nel 2003 sull’Annapurna. Nasce un forte contrasto personale e tecnico; Nardi viene escluso dalla cordata in fase decisiva. Negli anni seguenti Nardi tenta più volte la salita invernale, insistendo sullo Sperone Mummery, considerato da Moro “una via suicida”. Nel 2016 la prima invernale viene conquistata da Moro, Txikon e Sadpara: Nardi non è nel team. Nel 2019 Nardi muore con Tom Ballard sul Mummery. Moro ribadisce che quella via non andava tentata.

Spedizione “femminile” K2-70 (2024)

Il progetto K2‑70, è lanciato per celebrare i 70 anni dalla prima salita italiana del K2. Viene presentato come una spedizione “femminile” italo‑pakistana. Molte delle scalatrici (Loreggian, Mingolla, Torretta, Piolini) non raggiungo la vetta per vari motivi; il ruolo dei portatori pakistani risulta decisivo, fatto che solleva interrogativi sull’autenticità dello spirito “femminile” dell’impresa e sul suo inquadramento etico. L’iniziativa è criticata da figure come Nives Meroi, che giudica la struttura eccessivamente mediaticamente orchestrata e culturalmente distante dalle tendenze contemporanee dell’alpinismo.

Ed Viesturs, uno dei più grandi alpinisti di sempre, il primo statunitense a completare tutti i 14mila senza ossigeno, nel suo libro Annapurna racconta cosa è per lui l’alpinismo. Per farlo prende ad esempio proprio la corsa al K2. Poco meno di un anno prima della scalata degli italiani, una spedizione USA guidata da Charles Houston si ferma a pochi metri dalla vetta. Durante la discesa scoppia una terribile bufera: il gruppo resta bloccato in quota per oltre una settimana. L’alpinista Art Gilkey si ammala gravemente. I compagni decidono di non abbandonarlo e tentano di calarlo lungo la montagna con corde e imbraghi improvvisati. In una fase critica, sei alpinisti vengono trascinati giù da una scivolata simultanea. Solo l’eroico arresto di Pete Schoening con la piccozza salva l’intera cordata: è rimasto famoso come il belay of the century. Poco dopo, Gilkey scompare (forse travolto da una valanga, forse sganciatosi volontariamente per non ostacolare i compagni).

Viesturs contrappone questo episodio con la spedizione Desio, lacerata da polemiche e ricorsi in tribunale, per affermare, forse non a torto, che alla fine il K2 l’hanno conquistato proprio Houston e compagni e non gli italiani, riuscendo con il loro comportamento, a rappresentare degnamente lo spirito dell’alpinismo.

Cito Ed Viesturs non a caso. Proprio l’alpinista americano nel settembre 2023 è chiamato in causa dal Guinness World Records che toglie il primato di primo ‘re’ degli 8000 a Reinold Messner, sulla base di ricerche condotte da Eberhard Jurgalski (curatore del sito 8000ers.com). Dopo un’analisi durata un decennio, Jurgalski sostiene che Messner non avrebbe raggiunto la vera vetta geografica di alcune montagne — in particolare l’Annapurna. Lo stesso Viesturs, però, rispolverando lo spirito del ‘belay of the century’, dichiara che per lui e per la comunità alpinistica, è Messner il vero primo ad aver completato i 14 Ottomila.

Da parte sua il grande scalatore altoatesino, invece, ha risposto ‘all’italiana’ né più né meno come Confortola alle accuse di Moro: “Non mi interessa se il mio nome è nei Guinness… Non si può togliere un record che non ho mai rivendicato. Io su quelle montagne ci sono stato.. a me basta.”

Tutto questo alla fine mi fa chiedere: chi decide cosa è vero e cosa è falso nell’alpinismo: Moro, Messner, Confortola, Maestri, Bonatti, Desio, Lacelli, Compagnoni… Chi è il detentore della verità?

So bene che non c’è una risposta se non che il vero vincitore di tutte queste polemiche è colui che riesce a tenersene lontano; spesso alpinisti stranieri, perché sembra che gli italiani oltre a saper scalare hanno anche la pessima abitudine di voler emettere sentenze.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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5 Commenti

  1. Ciao,
    sono una vecchia guida alpina lombarda per fortuna ancora in attività. Conosco molto bene l’ambiente lombardo e particolarmente quello valtellinese. Scrivo in riferimento all’articolo: Moro-Confortola l’ultima polemica e i veleni dell’alpinismo italiano. Trovo assolutamente scorretto e fuorviante il titolo che da una idea totalmente sbagliata del problema. NON è una “lite” Moro-Confortola. Dire che è una lite Moro – Confortola vuol dire banalizzare il problema che rispetto Confortola è di vecchia data, non si riferisce solo agli 8000. Problema che invece è inquadrato perfettamente sia da Guiseppe Miotti che da R. Mesner ( un grande storico e un grandissimo). NON è un problema italiano.
    A riguardo le ricordo tutte le persone e grandi alpinisti italiani e internazionali che si sono espressi, direttamente, indirettamente e per scritto con valutazioni e giudizi negativi e appoggiando interamente Simone:
    Wilco Van Rooijen, Mario Vielmo, G. Mondinelli, G. Miotti, R. Mesner, Alex Txikon, Simone Moro, Jorge Egochega, Kashif Shehraze, Sherpa Pasang Nagima, Sherpa Lakapa Tashi, Arjun Vajpai, Thaneswar Guaragi ( Seven Summit Trks), Agostino Da Polenza. Lei che conosce di sport molto bene avrò certamente lettu tutto e sa certamente il valore di tutte queste persone e alpinisti che hanno fatto la storia dell’alpinismo. Dispiace molto vedere pertanto che viene svilita una questione molto importante in una lite tra piccoli uomini italiani.
    Francesco “Frisco” D’Alessio

  2. Peccato che invece Confortola il record lo abbia rivendicato. Una delle prime cose che si impara in matematica è a non spammare le pere con le mele..
    ..e nella vita a non confondere la cacca con il cioccolato..
    Cosa ampiamente fatta in questo articolo.

  3. Hai scritto erroneamente Annapurna invece che NangaP.
    Per il resto conosco tutte queste vicende e beghe. Vi pregherei di tenere sempre fuori Messner da porcate varie. Lui ha ripetuto più volte medesime vette, se dovesse contarle altro che 14 …e poi dico solo che se Lui non ha mai detto nulla di uno come k.Herlligkofer…figurati se inizio io a farlo

  4. Quindi lasciamo perdere, accettiamo qualunque tesi perché fare polemica non è bello? Mah, allora è meglio il ciclismo, dove i truffatori, se riesci a beccarli, pagano. Ah già l’ alpinismo non è uno sport, è roba da gentiluomini. Comunque io il 14° ottomila l’ ho scalato il giorno del mio 12esimo compleanno. Non ci crede?La pianti di emettere sentenze.

  5. gli italiani brava gente.! ma per infamare e infamarsi sono maestri. da sempre la montagna a causato dissapori.! tornando indietro tanti anni. si dovrebbe assegnare la prima conquista dell’Everest allo scherpa portandosi sulle spalle l’inglese.. o no’! in seguito chissa le porcate fatte da tutti quanti.! io personalmente sono con il ( selvadeg ) Marco Confortola. per l’impegno e il sacrificio. incommentabile.! ciao Marco.. Dafne e Sandra.! 22..08..2025. ore 13.!

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