Papa Francesco è morto. La notizia della sua scomparsa ha immediatamente fatto il giro del mondo, toccando non solo i fedeli della Chiesa cattolica, ma anche milioni di persone che hanno trovato nelle sue parole e nei suoi gesti un punto di riferimento morale, umano, spirituale.
Fra le tante parole che restano anche quelle per lo sport. Come in numerosi ambiti il Papa ha lasciato un’impronta forte, anche nello sport, al quale ha sempre riconosciuto un valore educativo e sociale profondo.
In diverse occasioni, Papa Francesco ha parlato dello sport come di “una palestra di virtù”, capace di insegnare il sacrificio, il gioco di squadra, il rispetto dell’altro, la lealtà. Tra i suoi discorsi più significativi, uno dei più intensi resta quello rivolto agli atleti durante il Giubileo dello Sport nel 2016:
“Lo sport è un cammino di riscatto, una strada che può aiutare persone ferite dalla vita a rialzarsi, a ritrovare fiducia in sé stesse e a rimettersi in gioco. Lo sport autentico ci fa guardare in alto, non solo al traguardo, ma anche agli altri. Non è solo competizione, è anche incontro”.
In queste parole c’è tutto il senso di un pontificato che ha fatto del dialogo, della misericordia e dell’attenzione agli ultimi le sue fondamenta. Lo sport, per Papa Francesco, era anche un linguaggio universale capace di unire i popoli, di superare le differenze, di costruire ponti là dove sembravano esserci solo muri.
Il Papa era tifoso? In un certo senso sì: noto il suo amore per il calcio e per il San Lorenzo, la squadra della sua Buenos Aires – ha sempre invitato atleti, dirigenti e tifosi a non perdere il senso profondo del gioco, quello che educa, che forma, che costruisce comunità. Ha spesso denunciato le derive del professionismo esasperato, del doping, della corruzione e della violenza negli stadi, richiamando tutti a una responsabilità etica e civile.
Oggi, nel giorno della sua morte, resta forte il ricordo di un Papa che amava lo sport non per il suo spettacolo, ma per la sua capacità di parlare al cuore delle persone. Un Papa che, come in una gara vera, non ha mai smesso di correre, di lottare, di credere. E che ora, come ha detto lui stesso in un incontro con giovani sportivi, “ha tagliato il traguardo, ma non da solo: con il sorriso di chi ha corso insieme agli altri”.

Nella foto qui sopra, concessa dalla scrittrice e storica collega Antonella Stelitano c’è uno dei sorrisi tipici di Papa Francesco. Così spiega la Stelitano: “Quello che aveva in mano era il libro su Pio X e la bicicletta…si è messo a ridere quando gli ho detto che avevo citato anche lui come esempio di Papa ciclista… Sul libro ricordavo quando era andato a dispensare le cresime in bici e l’ aveva parcheggiata fuori dalla chiesa, a Buenos Aires, e il sacrestano era uscitoa dirli di spostarla perché li doveva parcheggiare l’auto il vescovo…”
La triste notizia pubblicata dal Post. È morto Papa Francesco, cioè il nome con cui era conosciuto Jorge Mario Bergoglio, che dal 13 marzo del 2013 era la massima autorità all’interno della Chiesa cattolica.
Francesco è stato il primo papa gesuita, nonché il primo originario di un paese non europeo e il primo a scegliere come nome Francesco. Aveva 88 anni
Lo ha annunciato il cardinale Kevin Joseph Farrell: «Con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre».
Il 23 marzo papa Francesco era stato dimesso dal Policlinico Gemelli di Roma, dov’era ricoverato dal 14 febbraio a causa di una polmonite e varie altre complicazioni all’apparato respiratorio. Da allora stava facendo la sua convalescenza a Santa Marta, il residence dove abitano i cardinali durante il conclave (cioè il processo di selezione di un nuovo Papa).
Nei quasi dodici anni del suo papato Francesco ha affrontato cambiamenti globali e vicende enormi come la pandemia, diverse guerre e molte conseguenze visibili del cambiamento climatico. A differenza di diversi suoi predecessori Papa Francesco si è spesso distinto per le sue convinzioni progressiste, apertamente osteggiate dagli esponenti più conservatori della Chiesa cattolica.
Era nato il 17 dicembre del 1936 a Buenos Aires, in Argentina, il primo di cinque figli di una famiglia di origine italiana (piemontese, per la precisione; suo padre lavorava nelle ferrovie). Entrò nella Compagnia di Gesù nel 1958, a 21 anni, e studiò chimica oltre a filosofia e teologia. Divenne sacerdote nel 1969 e poi vescovo nel 1992.
In seguito alla morte di papa Francesco nelle prossime settimane la Chiesa Cattolica dovrà scegliere il suo successore. L’ultima volta che un papa era morto mentre era ancora in carica, Giovanni Paolo II nel 2005, erano state necessarie circa tre settimane per eleggere Benedetto XVI. Fonte Ansa / Alessandro di Meo.

