
Lorenzo Musetti ha lasciato gli US Open giovedì, al secondo turno, battuto da Dane Sweeny. Il punteggio dice 3-6 6-1 6-2 6-2 per l’australiano, wild card e numero 123 del mondo, in due ore e trentasei minuti sul campo 17. Il primo set lo aveva vinto il carrarino, con autorità. Poi si è fermato. A metà del secondo parziale sono arrivati i giramenti di testa e un medical time out. Da lì Musetti non ha più tenuto un turno di servizio. Ghiaccio ai cambi di campo, zuccheri, e tre set in cui il tennis è sparito dal campo.
In conferenza stampa ha parlato di shock termico e ha indicato l’aria condizionata delle zone interne, troppo fredda rispetto al caldo di Flushing Meadows. Ha definito la stagione un’odissea. Ha detto di essere stufo di ritirarsi. E per spiegare quello che gli era successo ha citato Jannik Sinner: «una situazione molto simile a quella accaduta a Jannik a Parigi». Il riferimento è a quel 28 maggio, al Roland Garros, quando Sinner ha perso dal numero 56 Juan Manuel Cerundolo mentre conduceva per due set e stava servendo per il match, piegato dai crampi e dai trentatré gradi di Parigi.
A New York Sinner non c’era e Musetti è ormai superato da Cobolli come il miglior secondo italiano dopo l’altoatesino. Sembra però che Lorenzo abbia ancora in testa in qualche modo Jannik come riferimento, nel bene come nelle difficoltà. A maggio, prima di Roma, aveva già dichiarato: “essere il secondo non è facile”. Il motivo che indicava non era il ranking in se, ma un titolo che non arriva da quattro anni. L’ultimo lo ha vinto a Napoli, nell’ottobre 2022, e in carriera ne ha due. Il bronzo olimpico del 2024, che il tennis italiano non vedeva da un secolo, è stato ricevuto come una cosa normale. Lo ha fatto notare lui.
La fragilità di questo 2026 fa pensare. Gennaio, finale di Hong Kong persa contro Bublik. Melbourne, ritiro nei quarti contro Djokovic quando era avanti due set a zero, lesione all’adduttore. Miami, forfait prima di cominciare. Roma, lesione al retto femorale contro Ruud. Roland Garros e Wimbledon saltati per intero, dodici settimane senza una partita ufficiale. Il 12 gennaio Musetti era numero 5 del mondo, il suo massimo. A giugno era sedicesimo. La sconfitta con Sweeny lo espone all’uscita dai primi venti.
A Cincinnati, tre settimane fa, ha superato Altmaier, Zheng e Faria senza perdere un set, primo quarto in un Masters 1000 sul cemento dopo quello di Parigi-Bercy nel 2022. Si è fermato con Tiafoe per due punti al servizio, 7-6 7-5. A New York ha regolato in tre set Arthur Fery, numero 33, con ventidue vincenti e sette ace. Il rovescio a una mano risponde ancora. Quello che cede sta intorno, nel calendario, nella gestione dei rientri e nel confronto quotidiano con un compagno di squadra che ha spostato l’asticella per tutti.

