
Essere numero 5 del mondo e continuare a perdere le finali: il paradosso che accompagna Lorenzo Musetti si arricchisce di un nuovo capitolo a Hong Kong. Il tennista toscano ha ceduto nella finale dell’ATP 250 contro Aleksandr Bublik con il punteggio di 7-6, 6-3, allungando a sette la striscia di sconfitte consecutive negli ultimi atti di un torneo ATP. Un dato che pesa, anche perché arriva in un momento in cui il ranking certifica una crescita costante e lo proietta stabilmente tra i migliori cinque giocatori del circuito.
La sconfitta contro il kazako, che in classifica staziona alle spalle di Musetti ma vanta già nove titoli in carriera, riporta al centro un tema ormai ricorrente: la difficoltà del carrarino nel trasformare le opportunità in trofei. Un problema che va oltre il singolo match e che oggi sembra assumere i contorni di un vero e proprio nodo mentale.
Le sette finali perse da Musetti
Queen’s Club 2024 – perso contro Tommy Paul;
Umago 2024 – perso contro Francisco Cerúndolo;
Chengdu 2024 – perso contro Shang Juncheng;
Monte Carlo Masters 2025 – perso contro Carlos Alcaraz;
Chengdu 2025 – perso contro Alejandro Tabilo;
Atene (Hellenic Championship) 2025 – perso contro Novak Djokovic;
Hong Kong 2026 – perso contro Aleksandr Bublik
Alcune di queste sconfitte sono arrivate nei confronti di giocatori alla portata del carrarino. Ad eccezione, infatti, di Alcaraz e Djokovic, tutti gli altri al momento stazionano dietro di lui nel ranking. Questo rivela inevitabilmente un blocco psicologico da parte di Musetti, non in grado di esprimere il meglio quando la posta diventa veramente importante.
Il blocco delle finali
Il ‘blocco’ delle finali non è un problema raro nel tennis. Ricordiamo che Ivan Lendl prima di vincere il suo primo titolo slam ne perse ben 4 (1981 contro Borg a Parigi, 1982 e 1983 contro Connors a NY, e, sempre nel 1983, a Sydney contro Wilander). Poi il tennista ceko si riprese quello che aveva perso, ma alla fine della carriera chiuse con 8 slam vinti e 11 persi: uno dei bilanci peggiori tra i big.
Ben più recenti ci sono gli esempi di Auger-Aliassime e Nishikori.
Il canadese Tra il 2019 e il 2021 si è portato dietro un’etichetta pesante: ha perso le prime otto finali ATP della carriera, un record negativo assoluto nell’era moderna per l’inizio di carriera. Sconfitte spesso arrivate in tornei 250 e 500 e che hanno alimentato il dibattito sulla sua tenuta mentale nei momenti decisivi. La svolta è arrivata nel febbraio 2022 a Rotterdam, dove ha finalmente vinto il suo primo titolo ATP. Da lì in avanti la narrativa è cambiata radicalmente: Auger-Aliassime ha vinto più tornei nella stessa stagione, ha raggiunto la Top 10 e poi la Top 5, ha giocato un ruolo chiave nella vittoria del Canada in Coppa Davis ed è diventato un protagonista stabile nei grandi eventi indoor e sul cemento.
Rispetto a Musetti il canadese ha sofferto molto prima di vincere il primo torneo, per poi trovare la via del successo con maggiore continuità. Il carrarino invece ha vinto praticamente subito (nel 2022 ad Amburgo, contro Alcaraz, e Napoli, contro Berrettini) per poi entrare in un tunnel dal quale non sembra ancora trovare l’uscita.
Da questo punto di vista la sua carriera appare simile a quella di Kei Nishikori. Il giapponese è uno dei casi più emblematici dell’ATP moderna quando si parla di talento di vertice penalizzato nei momenti decisivi. Nato il 29 dicembre 1989 a Matsue, è stato il primo tennista asiatico della storia a entrare stabilmente nella Top 10 e a giocare una finale Slam nell’era Open. Il punto più alto della sua carriera resta la finale dello US Open 2014, persa contro Marin Čilić, dopo aver battuto Djokovic in semifinale. In carriera ha raggiunto il best ranking di numero 4 del mondo.
Nonostante una continuità di rendimento da top player, Nishikori si è portato dietro a lungo una reputazione di scarsa conversione in finale: tra il 2016 e il 2018 ha perso nove finali ATP consecutive, una delle strisce negative più lunghe mai registrate per un giocatore d’élite. Solo nel 2019, vincendo il torneo di Brisbane, riuscì a interrompere quella serie.
Il suo bilancio complessivo parla di 12 titoli ATP vinti a fronte di 15 finali perse, numeri che raccontano bene il paradosso della sua carriera: un tennista da Top 5 per qualità e risultati complessivi, ma spesso sconfitto quando il titolo era a un passo.
Oggi per Musetti poteva essere il giorno buono per rompere la ‘maledizione’ delle finali. Bublik, per quanto talentuoso, è un giocatore alla sua portata, come si è potuto vedere in occasione di alcuni scambi, soprattutto nel primo set, quando Lorenzo ha tirato fuori dal cilindro risposte e servizi di grande fattura. Purtroppo questo non è bastato per portare a casa il titolo. Perché essere n. 5 al mondo è un risultato importante, ma muovere il bottino di successi a nostro avviso lo è ancora di più. E’ giunto il momento, per Musetti, di iniziare ad affrontare seriamente il problema e cominciare a vincere.
