Sab, 7 Febbraio 2026
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Musetti si ferma avanti di due set: fragilità di un artista del tennis

Musetti
Le parole di Musetti subito dopo l’infortunio: «Il livello del dolore stava aumentando sempre di più. Onestamente non ho parole per descrivere come mi sento in questo momento e quanto sia dura la situazione dell’infortunio.»

Lorenzo Musetti dipinge tennis, anche oggi nei quarti persi contro Novak Djokovic. Fino a quando, per un infortunio, il solito, muscolare, il tennista toscano non è costretto a lasciare il campo. Era, in quel momento, in vantaggio di due set a zero, sotto 3-1 nel terzo. Non servono i complimenti del dieci volte campione di Melbourne a compensare la delusione: “Oggi ero pronto a tornare a casa, poi l’incidente di Lorenzo. Mi dispiace, senza l’infortunio sicuramente avrebbe vinto. Oggi non sentivo la palla e ho commesso tanti errori, ma con Lorenzo è difficile fare il punto e quando ti rimanda la palla indietro non sai mai dove la metterà”.

In attesa di capire sia l’entità dell’infortunio che il pensiero del toscano, rileviamo che dalla cronaca dei giornalisti presenti Musetti aveva iniziato a soffrire e a toccarsi la coscia già nel secondo set. Sospinto dagli incoraggiamenti dello staff, che gli avevano ricordato di essere in vantaggio e gli avevano consigliato di conservare la calma, era riuscito a portare a casa anche la seconda frazione. Nella terza, però, in modo autonomo e senza consultare il box, ha deciso di fermarsi. Secondo quanto raccontato dai giornali, lo stop non riguarda soltanto un problema fisico, ma anche psicologico. Per capire cosa possa essere passato nella testa di Musetti, però, vale la pena ricordare i precedenti.

Lo scorso anno Lorenzo si era fermato per infortunio due volte, sempre contro Alcaraz e quando la posta in gioco era importante. La prima volta era accaduta nella finale di Montecarlo. Musetti in realtà aveva portato a termine la partita, ma era apparso visibilmente provato e praticamente fermo. Dopo aver vinto il primo set, aveva perso il secondo e poi rapidamente anche il terzo, con un doloroso (per il morale) 6-0.

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Il copione si era poi ripetuto qualche settimana dopo, nella semifinale di Parigi. Ancora una volta contro il murciano. Ancora una volta, dopo aver vinto il primo set, il carrarino aveva pagato lo sforzo e aveva cominciato a soffrire. Dopo un secondo set combattuto, aveva ceduto ancora per 6-0 il terzo set, abbandonando nel quarto dopo due giochi.

Insomma, la storia si è ripetuta per la terza volta. Questa volta ai quarti e in vantaggio di ben due set. È probabile che l’italiano abbia ritenuto inutile continuare per non peggiorare la situazione e incassare, nuovamente, due set senza combattere. Abbandonare in quel momento gli è sembrata una buona idea che portava con sé due aspetti positivi: preservare il giocatore da un recupero più lungo; finire lasciando la netta sensazione che senza l’infortunio avrebbe vinto.

Una situazione analoga a quella di Dimitrov quando fu costretto all’abbandono agli ottavi di Wimbledon, contro Sinner. Anche in quella occasione il bulgaro era in vantaggio di due set a zero e sembrava ormai avviato alla vittoria. Anche allora il ‘fortunato’ vincitore, Sinner, ammise che senza l’infortunio l’epilogo sarebbe stato diverso.

Quando oggi Djokovic ha ammesso che contro Musetti ha dovuto fare il punto due o tre volte, in qualche modo ha svelato il modo di giocare di un ragazzo che ha un grande talento ma anche un tennis dispendioso. Il rovescio a una mano, rarità ormai nel circuito, costringe a maggiore forza ed equilibrio rispetto alla concorrenza.

Crediamo non sia un caso che questi episodi estremi siano accaduti agli unici due giocatori che giocano il rovescio ad una mano in questo scorcio di era Open: Musetti e Dimitrov dipingono tennis, ma forse il tennis moderno non è fatto per i pittori.

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Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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