
A una settimana dall’inizio della stagione NBA 2025-26, il dibattito sul futuro MVP è già acceso. Dopo il trionfo di Shai Gilgeous-Alexander, campione NBA in carica e miglior giocatore della scorsa regular season, i pronostici danno ancora tra i favoriti lui, Nikola Jokić e Luka Dončić. Ma dietro di loro avanza una generazione di stelle pronte a ribaltare le gerarchie.
Secondo The Athletic, i principali outsider nella corsa al premio di Most Valuable Player rispondono ai nomi di Jalen Brunson, Anthony Edwards e Donovan Mitchell: tre giocatori in momenti diversi della carriera, ma accomunati da un obiettivo comune — entrare definitivamente nell’élite della lega.
Brunson guida la rinascita dei Knicks
Per William Guillory, corrispondente di The Athletic da Houston, il candidato più solido tra gli “underdog” è Jalen Brunson. Il playmaker ha riportato i New York Knicks alle finali di Conference dopo 25 anni, e con l’arrivo di Mike Brown in panchina, la squadra sembra pronta per un ulteriore salto di qualità. L’Est appare meno competitivo, con Celtics, Bucks e Pacers attesi a un leggero calo, e i Knicks potrebbero spingersi fino alle 60 vittorie stagionali. Se ciò accadesse, il contributo di Brunson — già “Clutch Player of the Year” nel 2025 — lo proietterebbe naturalmente nella discussione per l’MVP, spinto anche dal peso mediatico di New York.
Anthony Edwards, l’erede naturale di Jordan
Law Murray, voce di riferimento per le power rankings di The Athletic, punta invece su Anthony Edwards. Il leader dei Minnesota Timberwolves, reduce da due apparizioni consecutive alle finali di Conference, è considerato da molti il miglior shooting guard della lega a soli 24 anni. Per Murray, Edwards “ha tutto: fisico, talento, mentalità. Se aggiunge continuità e i Wolves restano competitivi, il Michael Jordan Trophy può davvero essere suo.”
Donovan Mitchell, maturità e fame di titolo
Per Josh Robbins, il nome da tenere d’occhio è quello di Donovan Mitchell. L’ex giocatore di Utah e ora stella dei Cleveland Cavaliers ha chiuso la scorsa stagione al quinto posto nella corsa all’MVP, e i Cavs sembrano pronti a dominare l’Est. Mitchell, 29 anni, ha dalla sua i numeri (oltre 28 punti di media nei playoff in carriera) ma non ancora “il momento” simbolo. Per molti analisti, il 2026 potrebbe essere la stagione della consacrazione definitiva.
Chi ha più da dimostrare?
Anche qui il nome di Mitchell torna con forza. Nonostante un rendimento costante, i suoi playoff non sono mai andati oltre il secondo turno. Joel Embiid, invece, resta il grande enigma: talento innegabile, ma un corpo sempre più fragile. Due anni fa 39 presenze, l’anno scorso appena 19. La salute, più che il talento, deciderà la sua eredità a Philadelphia.
Tra gli X-factor della stagione, spiccano tre nomi:
- Amen Thompson (Houston Rockets), atleta totale e difensore d’élite che avrà maggiori responsabilità dopo l’infortunio di VanVleet.
- Franz Wagner (Orlando Magic), talento europeo in piena crescita accanto a Paolo Banchero.
- Cam Johnson (Denver Nuggets), tiratore da 39% da tre che potrebbe diventare la chiave tattica per liberare spazio a Jokić.
Sul fronte rookie, attenzione a Ace Bailey (Utah Jazz), Kon Knueppel (Charlotte) e Egor Dëmin (Brooklyn Nets): prospetti diversi per stile e maturità, ma con potenziale da titolari fin da subito.
Il ritorno degli ex: da Beal a George, passando per Ingram
In un campionato che non perdona, la parola d’ordine è “riscatto”. Paul George, dopo un anno deludente a Philadelphia, cerca di dimostrare di non essere “finito”. Brandon Ingram, trasferito a Toronto dopo una stagione quasi bianca, punta a rilanciare la sua carriera accanto a Scottie Barnes. E poi Bradley Beal, passato ai Clippers dopo stagioni difficili a Phoenix: quattro anni fa era un olimpionico annunciato, oggi deve riconquistare credibilità e minuti.
La stagione NBA 2025-26 si apre dunque all’insegna dell’incertezza e della transizione. Mentre Gilgeous-Alexander, Jokić e Dončić restano i favoriti naturali, la vera sfida potrebbe arrivare da chi ha ancora fame, qualcosa da dimostrare e — soprattutto — una squadra pronta a seguirlo fino in fondo.
