Nel bel mezzo di una pandemia è stato un NBA All-Star Game unico, speriamo irripetibile. Quello che invece non cambia è il risultato, per la quarta volta a favore del team di LeBron James.

In una atmosfera surreale, come ormai da tempo accade in occasione delle manifestazioni sportive il mono degli appassionati ha potuto assistere allo show di Giannis Antetokounmpo, che ha trascinato l’Ovest con una percentuale di tiro da “paura”: 100% (16 su 16 e 35 punti)! Ha provato a sottrargli la palma del migliore, senza riuscirci, un ritrovato Curry, che porta a casa la gara del tiro da tre e mette la sua firma sul successo della formazione di King James.

Colpendo il bersaglio con tiri da tutte le parti del campo, la squadra di LeBron James ha chiuso la contesa portando a casa subito i primi quarti e rendendo impossibile la rimonta nell’ultimo: è finita 170 a 150 e tutti a casa.

Per LeBron si tratta del quarto successo da capitano, i precedenti sono quelli del 2018 (quando ha superato la formazione di Stephen Curry) e quella di Giannis Antetokounmpo negli ultimi due anni. Oggi i tre stavano tutti dalla stessa parte, e bisogna dire che questo bastava per far capire che non ci sarebbe stata chance per Kevin Durant e Co.

“Penso che abbia un futuro come GM”, ha detto al termine Damian Lillard, un’altra delle star ispirate di James nella notte tra domenica e lunedì in Italia.

Antetokounmpo è stato eletto MVP di questi All Star Games. Con i 16 centri su altrettanti tentativi (di cui tre dalla lunga distanza) ha segnato anche un nuovo record, quello della miglior serie (ancora ininterrotta) di canestri.

“Mi sono veramente divertito”, ha detto la star greca. ”.. e quando ti diverti non pensi al risultato, lasci semplicemente che il tuo istinto prenda il sopravvento.”. Curry ha chiuso con 28 punti, mentre Lillard ne ha fatti 32.

Bisogna dire che King James ha trascorso la maggior parte della serata seduto in paca, a disegnare schemi e provare quintetti. Ha giocato meno di 13 minuti, ha segnato solo quattro punti e non è tornato in campo nel secondo tempo.

“So che stava gestendo i suoi minuti stasera“, ha detto al riguardo Curry. “Ci siamo divertiti moltissimo, rappresentandolo come capitano. È stata sicuramente una notte memorabile.”. Sicuramente si è divertio Curry, che ha vinto la gara da 3 punti e poi è ha bombardato da oltre i 6,25 con un 8 canestri su 16. Lillard lo ha eguagliato, realizzando anche lui un 8/16 da 3 punti.

E’ stato una gara particolare, in cui i rigidi protocolli di sicurezza hanno condizionato anche il gioco. Per tutte vale la storia delle star di Philadelphia, Joel Embiid e Ben Simmons, che non sono potute entrare in campo perché poche ore prima si sono fatti tagliare i capelli da un barbiere poi risultato positivo.

Per quanto riguarda il Team dell’Est, Kevin Durant non ha giocato, a causa del ginocchio infortunato. Ha guidato la squadra dalla panchina ma, nonostante i 26 punti di Bradley Beal, la sua formazione non è mai apparsa in grado di portare a casa la posta. La partita gli è sfuggita di mano alla fine del secondo quarto. Con una difesa poco efficace del Team Durant, LeBron & Co hanno inanellato una serie di schiacciate e alley-oop anche grazie ai passaggi di Chris Paul, che consegnava pallonetti back-to-back che Lillard e Curry.

Dopo aver dimostrato di poter gestire i tiri da vicino, il Team LeBron ha allungato negli ultimi secondi del tempo. Lillard si è fermato per una tripla dalla linea di metà campo. Per non essere da meno, Curry ne ha fatto uno praticamente dallo stesso punto.

Tra i momenti di gioia, l’atmosfera alla State Farm Arena era decisamente inquietante rispetto a un normale All-Star Game. Invece di una folla gremita, con celebrità di prima categoria stipate in posti privilegiati a bordo campo, a questo edizione hanno partecipato un’infarinatura di ospiti selezionati con cura. Avevano molto spazio per distendersi in una sala da 17.000 posti che è stata essenzialmente trasformata in un gigantesco studio televisivo, con spettatori socialmente distanti tenuti lontani dal campo.

Schermi video torreggianti sono stati installati dietro le panchine. Luci in stile Las Vegas lampeggiavano nell’arena. Per affrontare i timori che uno dei suoi più grandi eventi diventasse un super-spargitore di un virus che ha ucciso più di mezzo milione di americani, l’NBA ha ridotto il suo solito rituale lungo il fine settimana di feste stravaganti, strade bloccate e persone che guardano.

Questo All-Star Game è stato un evento di una sola notte, con un paio di gare di abilità tenutesi poco prima della partita e il Dunk Contest si è concluso all’intervallo del primo tempo.

Durante il pre-partita, l’attaccante dell’Indiana Domantas Sabonis ha sconfitto il centro di Orlando Nikola Vucevic nello Skills Challenge, riscattando la sconfitta in finale dello scorso anno contro Bam Adebayo.

Steve Curry ha battuto Mike Conley dello Utah nel 3-Point Contest per la seconda volta dopo il successo del 2015.

All’intervallo, Anfernee Simons, di Portland, ha sconfitto il rookie dei New York Knicks, Obi Toppin, nella gara delle schiacciate. Ha provato a baciare il ferro, ci è andato solo vicino… sarà per la prossima edizione

Per quanto riguarda i record di questa edizione, da ricordare quello di Chris Paul, che con i 16 assist di queste edizione supera il record di Magic Johnson di assist in carriera durante gli All Star: 128. Non male!

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